Lezioni a distanza all'università: «Decisioni prese senza ascoltare gli atenei»

Il coordinatore del Gulliver-UDU Ancona interviene sull'ordinanza della Regione Marche

Foto Ansa

La Regione Marche, con l’ordinanza n° 41 firmata dal neopresidente Francesco Acquaroli, ha disposto l’obbligo di erogare lezioni ed esami esclusivamente a distanza nelle Università Marchigiane, eccetto per gli studenti con disabilità che possono seguire le lezioni e svolgere gli esami in aula, mantenendo in presenza i tirocini abilitanti e curriculari. Questa decisione è stata presa pochi giorni dopo la riunione del Comitato Regionale di Coordinamento delle Università Marchigiane (C.R.U.M.) a cui hanno partecipato i quattro Rettori degli atenei del territorio, i rappresentanti degli studenti e un esponente della Regione stessa, durante il quale era stato deciso all'unanimità di continuare con la didattica mista in vigore da Settembre per tutti gli atenei Marchigiani.

«Questa decisione inaspettata ha colto tutti alla sprovvista - dichiara Marco Centanni, Coordinatore del Gulliver - UDU Ancona - è inammissibile che un Organo regionale come il C.R.U.M. venga totalmente ignorato nelle sue decisioni di soli pochi giorni fa e venga firmata un’ordinanza che scavalca tutte le disposizioni decise e le scelte prese senza nemmeno consultare nuovamente l’organo stesso. Questa decisione inoltre va contro il DPCM del 25 Ottobre, in cui espressamente si demandava ai Comitati Regionali Universitari di riferimento l’organizzazione dell’attività didattica, rappresenta quindi un atto di forza da parte del Presidente della Regione Marche. Questa ordinanza lascia nel limbo tutti i servizi collegati agli atenei, come biblioteche e aule studio, e non dà indicazioni sui tirocini formativi tuttora in svolgimento, lasciando la responsabilità in mano ai singoli atenei, rischiando così di creare ulteriori disagi e disuguaglianze. Ciò fa trasparire come l’istruzione universitaria sia considerata, dalla nuova governance regionale, basata esclusivamente sulle lezioni e gli esami, ignorando tutto ciò che concorre a massimizzare la formazione universitaria in senso lato- continua Centanni- L’eliminazione della didattica in presenza vanifica tutto il lavoro e lo sforzo economico delle Università, le quali hanno dovuto, nei mesi prima dell’inizio delle lezioni, organizzarsi al meglio per poter permettere lo svolgimento delle lezioni in aula nel massimo della sicurezza».

«Il problema- continua Centanni- non è legato soltanto alla didattica e alla sua fruizione: crea disagi anche per quanto riguarda le scelte fatte dagli studenti nei mesi passati, che si sono spostati nelle sedi universitarie prendendo abitazioni in affitto e sottoscrivendo abbonamenti per il trasporto pubblico locale, con la speranza di poter vivere di nuovo una vita universitaria nei locali degli atenei. Questi studenti, per la maggior parte appena immatricolati e entusiasti di entrare appieno nella vita universitaria, si trovano di punto in bianco con l’erogazione della didattica esclusivamente a distanza, vedendosi cancellata quell’esperienza che soltanto il vivere quotidianamente i locali degli atenei può darti a livello umano e culturale- insiste il Coordinatore del Gulliver - UDU Ancona. A peggiorare la situazione risulta evidente e decisiva la problematica, comune a tutta la nazione, del trasporto pubblico locale. Quest’ultimo è stato organizzato e gestito in modo assolutamente inadatto rispetto alle reali esigenze del paese, andando ad incidere sulla crescita dei contagi: sono aumentate le corse ma soltanto nella fascia mattutina, utilizzate anche dagli studenti delle scuole superiori, mentre per il resto della giornata il loro numero è rimasto pressoché invariato nonostante la diminuzione della capienza già decisa- continua Marco Centanni- l’istruzione, sia scolastica che universitaria, non può essere succube delle negligenze che ci sono state in merito alla gestione di altri servizi necessari in tutto il paese, come il trasporto pubblico. Era noto da tempo che questi sarebbero stati mesi difficili sotto tutti i punti di vista, ma poco o nulla si è fatto a livello nazionale e regionale per evitare che le prime attività ad essere vietate in presenza fossero proprio quelle scolastiche e universitarie, luoghi di crescita intellettuale, sociale e culturale: tutto questo doveva essere evitato, nelle Marche e nell’Italia tutta, ma purtroppo il ramo relativo all’istruzione del paese è uno dei primi ad essere colpiti».

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