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Mario Draghi

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Nuovo Dpcm, gli scenari: cosa si può fare dal 6 marzo al 6 aprile

Mentre il testo provvisorio del 26 febbraio del decreto ministeriale è stato inviato alle Regioni e si attende l'ok per domani c'è un nodo scuola da sciogliere. Ecco quale

Il nuovo Dpcm di Mario Draghi chiuderà le scuole nelle zone rosse e dove ci sono alti indici di contagio? Mentre la bozza del 26 febbraio del decreto ministeriale, il primo del nuovo governo, è stata inviata alle Regioni (e si conferma la stretta per barbieri e parrucchieri nelle zone rosse) e si attende la sua approvazione tra oggi e domani, un punto è in particolare in discussione: quello della didattica in presenza. Sulla quale ci si avvia verso un passo indietro come volevano i governatori. Intanto venerdì pomeriggio è arrivata l'ufficialità da parte del presidente Acquaroli che ha confermato il passaggio delle Marche da zona gialla ad arancione. Da domani (lunedì) scattano quindi misure più restrittive in tutto il territorio regionale.

Bozza nuovo Dpcm Draghi: cosa si può fare e non fare dal 6 marzo al 6 aprile e perché le scuole sono a rischio chiusura

La modulazione nella chiusura degli istituti scolastici, ipotesi su cui si discute oggi, è frutto di una valutazione del Comitato Tecnico Scientifico: ci sarebbe un impatto delle scuole sui nuovi contagi, spiegano le fonti, ma sarebbe differenziato da zona a zona e per questo bisogna rimodulare le misure su base provinciale e comunale, non regionale. L'ipotesi che prevale, per ora, è quella di prevedere la Dad in tutte le scuole nelle zone rosse regionali o locali o dove si registra il superamento di una determinata soglia di incidenza che dovrebbe essere di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. L'altra ipotesi, che non è stata oggetto dell'incontro ma riguarda ambienti esterni al Comitato, è di valutare l'incidenza di 100 contagi settimanali su 100mila abitanti e viene supportata da altre componenti. Non solo chiusure: con la stabilità dei contagi in zona gialla per tre settimane consecutive, le attuali disposizioni sulle lezioni in presenza non dovrebbero cambiare. Quando il verbale del Cts sarà definito, sarà allegato uno studio dell'Iss, sul quadro dei contagi nelle scuole. Ma, aggiunge il Fatto Quotidiano, quanto alle zone arancioni, destinate a diventare maggioritarie, il Cts non esclude eventuali chiusure decise in sede territoriale. 

A confermare la necessità di una stretta sugli istituti scolastici c'è anche uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità che traccia l'andamento dei contagi in età scolare da settembre a gennaio e che arriva fino a inizio febbraio. La curva accelera dopo metà gennaio, quando cambia l'andamento nella fascia 10-19 che comincia ad aumentare mentre in quella 0-9 si mantiene sensibilmente più bassa, con 200 casi ogni 100mila abitanti. Dai dati, comunque, emerge chiaramente che in tutto il periodo la fascia con tendenza ad avere incidenza maggiore sia quella 20-29 anni, escludendo gli ultra 90enni i cui contagi oltretutto risultano in forte calo per effetto dei vaccini. Il governo Draghi dovrà quindi prendere rapidamente una decisione, considerando che il tema è quello politicamente più sensibile visti gli effetti che avrà sulla vita di tutti i giorni dei genitori: per questo la gran parte delle Regioni ha fatto di tutto per far decidere l'esecutivo anche se alcune, come la Campania, nel frattempo si sono mosse autonomamente. 

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