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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Il mosciolo a rischio: i Presìdi Slow Food si fermano per salvare il mare

Tra le cause, l’aumento della temperatura del mare, che indebolisce il bisso (il filamento che tiene il mosciolo legato allo scoglio) fino a farlo distaccare, le poche piogge e l’eccessivo sfruttamento

ANCONA – La pesca illegale e gli effetti di siccità e riscaldamento hanno messo in crisi i Presìdi Slow Food del Mosciolo selvatico di Portonovo e della piccola pesca di Torre Guaceto in Puglia. Li dividono quasi cinquecento chilometri, ma i pescatori di Ancona e di Torre Guaceto stanno vivendo la stessa drammatica situazione: il mare, fino a pochi anni fa ricco di risorse, sta presentando il conto. Non ci sono più pesci né molluschi e così, per provare a salvare il loro mare e il loro lavoro, hanno deciso di fermarsi. Ad Ancona l’inizio della stagione è stato rinviato di un mese; all’interno dell’area marina protetta pugliese lo stop durerà un intero anno.

«Il mosciolo per Ancona non è soltanto un’economia importante e una tradizione in cucina: è una questione identitaria. Non c’è anconetano che non si sia immerso almeno una volta nella vita a pescare il mosciolo selvatico...». Eppure, racconta Roberto Rubegni, responsabile Slow Food del Presidio del Mosciolo selvatico di Portonovo, quei molluschi così speciali – speciali perché appunto selvatici e non coltivati – «stanno scomparendo». Le cause? L’aumento della temperatura del mare, che indebolisce il bisso (il filamento che tiene il mosciolo legato allo scoglio) fino a farlo distaccare, le poche piogge, che fanno sì che dal monte Conero arrivino in acqua pochi nutrienti, e l’eccessivo sfruttamento.

«Da due anni – prosegue Rubegni – i pescatori denunciano la presenza di pochi moscioli. Nel 2022 hanno chiuso la stagione a fine agosto, anziché a fine ottobre come previsto dal disciplinare, e la scorsa estate ancora prima. L’hanno fatto per cercare di salvare la stagione successiva, cioè quella che si sarebbe dovuta aprire il 15 maggio». Ma la misura adottata non è stata sufficiente: i molluschi sono pochi anche quest’anno, e così le due principali cooperative di pescatori attive nella zona (tra cui le tre barche di chi aderisce al Presidio Slow Food) hanno scelto di rinviare l’inizio della raccolta al 15 giugno. «Siamo preoccupati e per questo motivo già nei mesi scorsi, come Condotta Slow Food, abbiamo esortato il sindaco di Ancona ad aprire un tavolo, con partner scientifici come l’Università Politecnica delle Marche, l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, il Cnr e Arpa, per indagare le cause del declino della popolazione di moscioli. Ma oltre agli aspetti scientifici – conclude Rubegni – pesa la pesca illegale, ovvero chi si immerge nelle acque del promontorio, preleva decine di chili se non quintali di molluschi, e li rivende attraverso canali poco limpidi. Temiamo che l’unica soluzione possa essere uno stop a lungo termine, come fatto a Torre Guaceto».

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