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«Seduto in platea, guardo il palco vuoto»: la lettera di Massimo Macchini

Una lettera scritta in occasione della giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid. L'attore fa una riflessione sul ruolo dell'attore in quest'epoca di limitazioni e chiusure

Piero Massimo Macchini

«Oggi sono seduto in platea e guardo il palco vuoto: vorrei salisse un attore capace di tirare fuori dal suo baule il meglio di quello che è entrato in questi ultimi 12 mesi. Ne ha il dovere morale». Il comico e attore Piero Massimo Macchini, reduce della performance ad Italia's got Talent presentandosi al pubblico come Pier Marcel Marceau, ha scritto una lettera in occasione della giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid e pubblicata oggi sui social. Lui fa una riflessione sull'attuale condizione dell'attore «seduto in platea» nell'epoca delle chiusure di cinema e teatro. Queste le sue parole:

«In tutto questo tempo ho imparato molto. Quasi mai sono salito su un palco, tranne qualche splendida eccezione. Mi sono guardato dentro più di quello che sono abituato a fare. Sono un attore, di teatro. Il teatro ti insegna ad andare oltre te stesso, a buttare il cuore oltre l’ostacolo. E allora ho ripreso in mano i miei perché, ed i miei come. Perché sognavo questa vita da artista e come, venti anni fa, mi immaginavo di essere oggi. Amavo leggermi dentro e commentare la mia vita come fossi uno spettatore. E allora riuscivo a vedere, della mia vita, il lato bello, il lato buffo e il lato bizzarro! E ridevo, e quanto ridevo!A volte piangevo: mi commuovevo al tenero pensiero di gesti d’amore familiari mascherati da sonore pacche sulla nuca (ancora me le ricordo!). A questi pensieri mi scendevano lacrime che mi affrettavo ad asciugare. Mi vergognavo: sono cresciuto con l’idea che gli uomini non piangono mai.

E allora, tutte quelle volte in cui il mio viso era rigato, visualizzavo dove volevo arrivare: volevo essere un attore. E l’attore non può asciugare le sue lacrime per vergogna. No, non può. Non deve. Oggi sono qui, è il 18 marzo 2021. Sono un uomo realizzato: sono un attore con alle spalle copioni digeriti e improvvisati, personaggi interpretati e amati. La mia casa, che è il teatro, è tutta impolverata. Ma la mia mente è diventata uno spazio ancora più aperto di quello che era: dialoga ancora di più con il cuore ed ha un privilegiato rapporto con i miei occhi. Ho imparato ad osservare di più, e a rimanere in silenzio. Così riesco ad ascoltare di più. E a capire di più. Finalmente ho imparato il significato dell’affermazione di Marcel Marceau: “E’ bene tacere ogni tanto”. Oggi sono seduto in platea e guardo il palco vuoto: vorrei salisse un attore capace di tirare fuori dal suo baule il meglio di quello che è entrato in questi ultimi 12 mesi. Ne ha il dovere morale. E a farlo voglio iniziare anche io. Sono o non sono un attore? Ci vediamo “domani”: io salirò sul palco, voi sarete in platea. E quando si aprirà il sipario e si accenderanno le luci, dovrà calare il silenzio in sala. Con affetto, Pier Marcel Marceau». 

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