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Sabato, 13 Aprile 2024
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Un caffè con il candidato sindaco Roberto Rubegni di Europa Verde: «Costituire un Assessorato al Lavoro e all'Università»

Prosegue la nostra rubrica di approfondimento con i sei candidati sindaco. Le interviste saranno pubblicate in ordine alfabetico, adesso è il turno di Roberto Rubegni di Europa Verde

ANCONA- Un caffè con il candidato sindaco. Prosegue la nostra rubrica dedicata alle interviste ai sei candidati sindaco alle elezioni comunali del 14 e 15 maggio. Li abbiamo incontrati in un bar e di fronte ad una tazzina di caffè abbiamo parlato dei loro programmi elettorali. Sei domande uguali per ciascuno su temi cruciali per il futuro della città, due minuti per rispondere ed illustrare i propri progetti per Ancona. Le interviste saranno pubblicate in ordine alfabetico, due al giorno, da oggi a mercoledì. Dopo Marco Battino di Ripartiamo dai Giovani, è la volta di Roberto Rubegni candidato sindaco di Europa Verde. A seguire Francesco Rubini di Altra Idea di Città, Daniele Silvetti candidato sindaco del centrodestra, Ida Simonella candidata sindaco del centrosinistra ed Enrico Sparapani del Movimento 5 Stelle.

Roberto Rubegni, candidato sindaco di Europa Verde, come vorrebbe vedere Ancona trasformata tra cinque anni? «Una città più vivibile, più sostenibile dal punto di vista ambientale. Credo che sia necessario prendere delle decisioni coraggiose. Siamo sull’orlo di una catastrofe climatica, quindi anche la città deve tenerne conto e fare qualcosa. Vedo una Ancona più green, più attenta all’ambiente che valorizza il proprio capitale naturale e il proprio capitale culturale, in primis con la costituzione dell’Area Marina protetta del Conero. Vedo una città più inclusiva, attrattiva e attraente per il turismo. Immagino un porto libero da qualsiasi infrastruttura, senza traffico, con aria pulita, percorsi archeologici. Immagino un centro più vivibile, quindi con una mobilità più sostenibile, Ztl ed aree pedonali. Vedo una città che può crescere tanto».

Il porto è il motore economico della città, come valorizzarlo dal punto di vista commerciale, storico e turistico? «Il porto è la più grande azienda, occupa circa 6.500 persone ed è veramente molto importante. Credo però che sia necessario avere un altro approccio e coniugare l’aspetto strutturale con quello culturale. Il porto deve essere fruibile ai cittadini, ai turisti e alle attività commerciali e tutto ciò è incompatibile con il nuovo banchinamento del molo Clementino per l’attracco delle grandi navi da crociera. Bisogna piuttosto concentrarsi sulle risorse culturali, storiche e archeologiche del porto. Deve essere allentata, se non eliminata, la morsa del traffico. Vedo bene la riapertura della stazione marittima, la realizzazione della metropolitana di superficie e iniziative che possano rendere lo scalo porto più attrattivo e attraente. Percorsi turistici, culturali, la realizzazione del Museo del Mare, lo spostamento dei traghetti nella parte nord del porto e contemporaneamente l’elettrificazione delle banchine. Il porto centro della movida e delle attività commerciali, dell’integrazione e della socialità. Questo permetterebbe di migliorare anche la qualità dell’aria del centro di Ancona che in questo momento è di cattivissima qualità e danneggia la salute dei cittadini con malattie e morti più alte della media».

L'INTERVISTA INTEGRALE A ROBERTO RUBEGNI - VIDEO

Qual è la sua idea di mobilità sostenibile? «La riapertura della stazione marittima e la realizzazione metropolitana di superficie per allentare il trasporto su gomma in città. E ancora, car sharing, auto elettriche, piste ciclabili. Sono tutte soluzioni che possono attenuare la morsa del traffico cittadino, ma devono essere studiate insieme ad una nuova viabilità coinvolgendo l’Università Politecnica delle Marche. Quindi una viabilità che preveda Ztl soprattutto in centro storico e non solo, più aree pedonali. Non bisogna più portare auto nel centro di Ancona ma persone. E poi infrastrutture verdi per attenuare l’inquinamento dovuto al traffico. Quindi, verde, mobilità sostenibile e nuova viabilità renderebbero Ancona più vivibile rispetto agli ultimi anni».

Si parla molto di decoro, che cosa fare nel concreto per rendere Ancona una città più accogliente? Comprendendo anche le frazioni ovviamente… «Il decoro è un argomento bollente e i cittadini ne percepiscono la mancanza. Come scritto nel nostro programma, la macchina comunale si deve efficientare e devono essere valorizzate le competenze professionali di ciascuno. Questo significa avere migliore qualità del servizio ai cittadini. Decoro vuol dire più pulizia, progettare infrastrutture verdi, curare il verde, avere un piano del verde, un censimento, un progetto di riforestazione. Noi vorremmo anche rigenerare la città non solo dal punto di vista urbanistico e architettonico ma anche dal punto di vista dei rapporti sociali. Ancona deve essere più inclusiva a partire dai quartieri periferici e dalle frazioni che sono uno scrigno di cultura. Devono essere valorizzate con più servizi e riavvicinate al centro di Ancona ad esempio con un trasporto pubblico locale a chiamata. Si deve migliorare l’illuminazione, riaprire i circoli che sono in stato di abbandono e renderli luoghi di integrazione e socialità per anziani e giovani. Pensare ad una migliore copertura internet e alla manutenzione delle strade». 

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Il turismo non è fatto solo dalle crociere del venerdì, come incentivare l’arrivo e la permanenza dei visitatori? Come rendere Ancona una città turistica? «Ancona ha delle potenzialità enormi. Deve puntare sia sul capitale naturale che culturale. Ci deve essere una conoscenza delle ricchezze che abbiamo. Per quanto riguarda il capitale naturale, valorizzare il mare del Conero, portare un turismo più sostenibile e costituire l’Area Marina Protetta. È una grandissima opportunità riconosciuta in tutta Europa. È un sito di interesse comunitario che deve essere protetto, invece qui sono 30 anni che ci dicono che la costa del Conero è troppo antropizzata e non è lo strumento adatto. Pensiamo poi che sia importante riqualificare il Parco del Cardeto e farlo rientrare nell’area del Conero. Per quanto riguarda il capitale culturale, puntare sulle identità di Ancona, sul porto, sulla storia, sulla cultura. Il porto storico va valorizzato così come le peculiarità enogastronomiche anconetane».

La frase che molto spesso si sente dire dai giovani è che ad Ancona non c’è niente. Cosa fare per rispondere alle loro esigenze in termini di movida, eventi, iniziative, spazi di aggregazione? «Ci vuole uno scatto culturale. Le politiche giovanili sono state tralasciate, credo che ci sia più bisogno di spazi per i giovani, più servizi. Io ho un’idea ben precisa: la costituzione di un Assessorato al Lavoro e all’Università. Per gli oltre 15mila studenti dislocati nelle varie facoltà anconetane mettere a disposizione, tramite l’Assessorato, una serie di servizi per una mobilità migliore, per l’aggregazione e per lo studio. Bisogna lavorare molto su questo per fare in modo che gli studenti e i giovani rimangano ad Ancona. L’Assessorato dovrà poi occuparsi di integrazione tra università e città».

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