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Un caffè con il candidato sindaco del centrodestra, Daniele Silvetti: «Vorrei una Ancona al centro delle scelte strategiche delle Marche»

Prosegue la nostra rubrica di approfondimento con i sei candidati sindaco. Le interviste saranno pubblicate in ordine alfabetico, oggi è il turno di Daniele Silvetti sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Udc, Ancona Protagonista, Rinasci Ancona e Civitas Civici

ANCONA- Un caffè con il candidato sindaco. Prosegue la nostra rubrica dedicata alle interviste ai sei candidati sindaco alle elezioni comunali del 14 e 15 maggio. Li abbiamo incontrati in un bar e di fronte ad una tazzina di caffè abbiamo parlato dei loro programmi elettorali. Sei domande uguali per ciascuno su temi cruciali per il futuro della città, due minuti per rispondere ed illustrare i propri progetti per Ancona. Le interviste saranno pubblicate in ordine alfabetico, fino a giovedì. Dopo Marco Battino di Ripartiamo dai Giovani, Roberto Rubegni di Europa Verde e Francesco Rubini di Altra Idea di Città, adesso è la volta di Daniele Silvetti, candidato sindaco del centrodestra, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Udc, Ancona Protagonista, Rinasci Ancona e Civitas Civici. A seguire Ida Simonella candidata sindaco del centrosinistra ed Enrico Sparapani del Movimento 5 Stelle. 

Daniele Silvetti, candidato sindaco del centrodestra, come vorrebbe vedere Ancona trasformata tra 5 anni? «Fra cinque anni vorrei trovare un’Ancona sicuramente più protagonista, un’Ancona al centro delle scelte strategiche delle Marche, ma soprattutto un’Ancona pronta ad ascoltare i cittadini, che abbia rimesso in moto lo sviluppo sostenibile del centro città, che sappia fare più rete con la periferia e che sappia mettere in rete le tante associazioni e i tanti soggetti che concorrono a fare di Ancona un capoluogo. Per questo credo che i grandi temi di sviluppo infrastrutturale siano una priorità e debbano essere caratterizzanti il nuovo corso di una città veramente protagonista all’interno della regione».

Il porto è il motore economico della città, come valorizzarlo dal punto di vista commerciale, storico e turistico? «Il porto rappresenta dal punto di vista valoriale la memoria storica della nostra città, dall’altra parte rappresenta la grande industria, un intero comparto, interi settori dell’economia cittadina. La mancata attuazione del piano regolatore e del suo completamento, addirittura vecchio di 40 anni, la dice lunga sul fatto che non ci sia stata una visione e una capacità politico amministrativa. Riteniamo invece che ci sia bisogno di nuovi spazi, di una nuova visione. Grazie al governo nazionale e regionale si è già data una prima risposta in termini di collegamento alla grande viabilità e di sviluppo. La nostra proposta di un nuovo bacino commerciale va in questa direzione. Lo sviluppo economico dato dallo spostamento dei traghetti commerciali liberando il porto antico può costituire non solo una prima risposta in termini di sostenibilità e impatto, ma soprattutto una risposta alla grande richiesta di cultura e di sviluppo turistico del porto di Ancona».

Qual è la sua idea di mobilità sostenibile? «La città di Ancona ha un problema di accessibilità e questo tipo di problematica può essere risolta soltanto con lo sviluppo e il potenziamento del trasporto pubblico. Corsie preferenziali e parcheggi scambiatori, veri autori dell’intermodalità, posso garantire una mobilità sostenibile. Possono garantire fruibilità a favore di pendolari, studenti, consumatori, al centro di una città che va riqualificata dal punto di vista commerciale e del decoro urbano. In questo modo riusciremo da una parte a garantire l’ingresso in città con la metropolitana di superficie, e quindi riaprendo la stazione marittima, dall’altra con il trasporto pubblico: vie d’accesso più veloci garantendo sicurezza e limitando il più possibile l’accesso di mezzi privati che possono avere un impatto pesante sulla sostenibilità della città». 

L'INTERVISTA INTEGRALE A DANIELE SILVETTI - VIDEO

Si parla molto di decoro, che cosa fare nel concreto per rendere Ancona una città più accogliente? Comprendendo anche le frazioni ovviamente… «C’è bisogno di un piano straordinario perché per troppi anni non c’è stata programmazione e visone del decoro urbano. Siamo costretti ad intervenire d’accordo con le associazioni di categoria, attraverso anche il contributo dell’Università Politecnica delle Marche, e ad immaginare un nuovo format urbano che possa in qualche modo aiutare il commercio e il turista ad accedere ad una città più accogliente, bella e più fruibile dal punto di vista dei servizi e della loro qualità. Questo non può prescindere dal contributo fondamentale, storico, di quelle che erroneamente vengono chiamate frazioni. Per noi sono borghi, luoghi dell’identità che possono a pieno titolo essere collegate con il centro città e contribuire allo sviluppo di una nuova frontiera del turismo locale». 

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Il turismo non è fatto solo dalle crociere del venerdì, come incentivare l’arrivo e la permanenza dei visitatori? Come rendere Ancona una città turistica? «Per il turismo siamo ancora all’anno zero. In questa città è un comparto sostanzialmente dormiente, appannaggio di imprenditori coraggiosi che con la loro formazione e i loro investimenti cercano di dare risposte in termini ricettivi. Il turismo così come è stato concepito finora non lascia alcun tipo di ricchezza sul territorio, anzi è foriero di disinformazione o addirittura di danno dell’immagine di Ancona. Credo che i turisti vadano coinvolti in modo diverso, innanzitutto valorizzando il patrimonio storico e architettonico della città. Ritengo che vada confortato e consolidato il rapporto con il Conero e la riviera del Conero, che costituisce un brand concorrenziale a livello internazionale. E proprio attraverso questo tipo di collegamento con la riviera si possono trovare gli strumenti per rendere Ancona competitiva dal punto di vista del turismo. Non c’è solo il turismo estivo, balneare, ci sono anche altre forme che devono essere sviluppate, come quello degli eventi e dello sport. Sono comparti chiusi nel loro angolo ma noi li vogliamo coordinare in una grande visione del turismo che possa rilanciare Ancona nello sviluppo economico e nella sua immagine».

La frase che molto spesso si sente dire dai giovani è che ad Ancona non c’è niente. Cosa fare per rispondere alle loro esigenze in termini di movida, eventi, iniziative, spazi di aggregazione? «Ancona non eccelle per la sua attrattività e quindi è poco competitiva a favore invece di città limitrofe. Ritengo sia necessario un quadro normativo più semplificato per gli imprenditori del settore dell’intrattenimento, andando incontro a chi vuole investire in questo territorio. Intrattenimento e movida devono essere più diffusi nella città. Non c’è solo Piazza del Papa, che va defaticata a favore di zone altrettanto attrattive e che possono intercettare l’attenzione del turista, del giovane, dell’universitario. Penso al porto antico, agli archi, alla zona circostante la Mole. In questo modo possiamo offrire eventi e intrattenimento di qualità. La Baraccola è l’unica zona attrezzata per ospitare i grandi numeri, quindi le discoteche. In questo modo possiamo essere più competitivi e dare risposte ai nostri giovani e a quelli delle città limitrofe».

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