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Lunedì, 15 Aprile 2024
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Un caffè con la candidata sindaco del centrosinistra Ida Simonella: «Decoro e manutenzioni sono la priorità delle priorità»

Prosegue la nostra rubrica di approfondimento con i sei candidati sindaco. Le interviste saranno pubblicate in ordine alfabetico, oggi è la volta di Ida Simonella sostenuta da Pd, Ancona Futura, Ancona Diamoci del Noi, Ancona Popolare, Progressisti e Repubblicani per Ancona

ANCONA- Un caffè con il candidato sindaco. Prosegue la nostra rubrica dedicata alle interviste ai sei candidati sindaco alle elezioni comunali del 14 e 15 maggio. Li abbiamo incontrati in un bar e di fronte ad una tazzina di caffè abbiamo parlato dei loro programmi elettorali. Sei domande uguali per ciascuno su temi cruciali per il futuro della città, due minuti per rispondere ed illustrare i propri progetti per Ancona. Le interviste saranno pubblicate in ordine alfabetico, fino a giovedì. Dopo Marco Battino di Ripartiamo dai Giovani, Roberto Rubegni di Europa Verde, Francesco Rubini di Altra Idea di Città e Daniele Silvetti, candidato sindaco del centrodestra, siamo arrivati alla penultima intervista. Adesso è il turno di Ida Simonella, candidata sindaco del centrosinistra, sostenuta da Pd, Ancona Futura, Ancona Diamoci del Noi, Ancona Popolare, Repubblicani per Ancona e Progressisti. Domani sarà invece la volta di Enrico Sparapani del Movimento 5 Stelle. 

Ida Simonella, candidata sindaco del centrosinistra, come vorrebbe vedere Ancona trasformata tra 5 anni? «Vorrei vederla più moderna, più vivibile, soprattutto come una città che ha colto l’occasione del secolo: quella dei fondi del Pnrr che ci permetteranno di riqualificarla completamente. Pensiamo agli edifici importantissimi per cui abbiamo ottenuto i finanziamenti: il Mercato delle Erbe, la Biblioteca Benincasa, il Palaveneto, una piscina olimpionica, 4 asili nido, i percorsi ciclopedonali. Tutte cose che cambieranno non solo in bellezza ma anche il modo di vivere la città».

Il porto è il motore economico della città, come valorizzarlo dal punto di vista commerciale, storico e turistico? «Il porto ha tutte le valenze che ha detto. Quello che deve essere fatto nei prossimi anni per il porto commerciale sono i dragaggi, poi il completamento della banchina rettilinea, almeno la banchina 27, spostare i due traghetti dell’area extra Schengen, quella sotto al Guasco, nelle banchine dove erano i silos. Questo avrà un impatto in termini di organizzazione interna, ma darà anche la possibilità di allentare e arretrare i sistemi di ingresso, di facility e sicurezza e dunque rendere più fruibile il patrimonio monumentale eccezionale del porto antico. Dal punto di vista turistico sono per le crociere che hanno aiutato anche a cambiare i nostri standard di turismo cittadino. L’arrivo di tanti visitatori stranieri tutti insieme ci ha obbligato ad avere standard nell’apertura dei servizi e nella qualità dell‘offerta della Pinacoteca. E spero che questo trascini dietro le attività economiche».

Qual è la sua idea di mobilità sostenibile? «La nostra idea di mobilità sostenibile passa da alcuni concetti principali. Innanzitutto un’infrastruttura leggera, quella della rete filoviaria- oggi va da Tavernelle al Monumento del Passetto- che va chiusa ad anello passando da Piazza Cavour e dalla galleria Risorgimento. Questo consente una circolare destra e sinistra, parcheggi scambiatori, dal Verrocchio ad altri più esterni. Il traffico sarà alimentato dentro quella circolare senza che arrivi in centro. Poi la città dei 15 minuti. Fare in modo che le persone si spostino di più in bici o a piedi in un raggio di 3-5 km all’interno della città. Il 50% dei movimenti con il mezzo privato avvengono entro 4 km circa, ciò significa che possiamo lavorare per fare in modo che le persone utilizzino altri mezzi. Poi tanti autobus elettrici. Questo, insieme all’utilizzo della rete filoviaria, abbasserà le immissioni; porterà un beneficio enorme dal punto di vista della qualità dell’aria, del traffico e del modo di vivere».

Si parla molto di decoro, che cosa fare nel concreto per rendere Ancona una città più accogliente? Comprendendo anche le frazioni ovviamente… «Oggi il decoro, le manutenzioni diffuse su tutto il territorio devono essere la priorità della priorità. Come si può fare? Perché non è stato fatto fino adesso? Per quelle manutenzioni e per quel decoro non si possono recuperare i fondi (Pnrr, europei, nazionali), bisogna lavorare sulle risorse del bilancio. Avendo recuperato però i fondi per fare grandi opere con dei bandi, oggi possiamo utilizzare più risorse per il decoro della città, per il verde pubblico, le piccole manutenzioni, la pulizia. Possiamo farlo e dobbiamo darci un’organizzazione più strutturata. Ho parlato con Mobilità & Parcheggi che può potenziare l’offerta. Possiamo fare in modo che i cittadini dei quartieri anche più periferici possano prendersi cura di piccoli pezzetti della città: un bagno pubblico, un’aiuola, il parco sotto casa. Associazioni e cittadini possono prendere in consegna un bene comune e il Comune può riconoscere anche qualche risorsa per questo tipo di servizio. Questo aumenta sia la cura del contesto, sia il senso di responsabilità di tutti che va educato e coltivato». 

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Il turismo non è fatto solo dalle crociere del venerdì, come incentivare l’arrivo e la permanenza dei visitatori? Come rendere Ancona una città turistica? «Sulle crociere siamo all’anno zero. Abbiamo anche altri potenziali che possiamo sfruttare. Penso al turismo sportivo, al turismo congressuale, ad esempio utilizzando la Mole. Ci sono operatori privati, albergatori che hanno investito e che quindi ci hanno visto del potenziale. La cosa che possiamo rafforzare è il legame con il Conero, in particolare con Portonovo, che è più legato alla riviera. Portonovo attrae già turisti da fuori e possiamo collegarlo di più alla città. C’è uno strumento fisico che ci aiuterà in questa cucitura: la biciclovia del Conero, siamo prossimi all’apertura. È il modo di arrivare dal Conero alla città con una mobilità dolce. Questo può favorire un turismo sostenibile che può essere interessante per attrarre ulteriori turisti ad Ancona, una città ricca di potenziali, come quello architettonico, culturale e archeologico».

La frase che molto spesso si sente dire dai giovani è che ad Ancona non c’è niente. Cosa fare per rispondere alle loro esigenze in termini di movida, eventi, iniziative, spazi di aggregazione? «Quello che ci chiedono i giovani sono più spazi di aggregazione e questo si può fare compatibilmente con le regole da rispettare. Oltre Piazza del Papa si possono individuare altri spazi per la movida, lavorare di più sul porto antico, coltivare luoghi meno baricentrici rispetto alla città. Possiamo poi prendere l’ex mattatoio o anche uno spazio dismesso, trasformarlo, attrezzarlo, metterlo totalmente a norma seguendo le regole per gli eventi, piccoli e grandi, e darlo in gestione ad operatori del terzo settore. Un’altra cosa importante, è fare in modo che Capodimonte diventi sempre di più un quartiere degli artisti, dandogli un’identità nuova e totalmente creativa. E poi gli studenti universitari perché tra i giovani ci sono anche i fuori sede. Rifaremo la Biblioteca Benincasa, sarà un luogo per studiare anche di sera e nei weekend, quindi per ritrovarsi e fare aggregazione. Nel frattempo stiamo lavorando con la Politecnica affinché l’Informagiovani sotto Piazza Roma venga trasformato in un luogo di studio e di incontro serale per gli studenti anche nel fine settimana. E intorno a quello poi, l’idea è che poi nascano iniziative, bar, locali che rispondano alla presenza dei ragazzi».

L'intervista |  VIDEO 

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