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Iena da 24 anni, Giulio Golia racconta le sue inchieste: «Mi immergo nelle storie»

L'inviato di punta del programma Mediaset è stato ospite del festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche "Gianni Rossetti". Dal caso Vannini alle periferie dimenticate: i suoi reportage protagonisti della serata

Un mix esplosivo di lavoro d'inchiesta e intrattenimento: lo show mescola le voci dei narratori a quelle dei protagonisti delle storie di vita vissuta. Così le Iene sono diventate, edizione dopo edizione, un vero e proprio cult televisivo della televisione italiana. A svelare i segreti del mestiere, sabato 18 settembre, è stato proprio l'inviato di punta del programma, Giulio Golia, ospite del festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche "Gianni Rossetti", giunto alla decima edizione. L'appuntamento si è tenuto alla Baraccola, alle 21, nella sala convegni della Cgia Confartigianato alla Baraccola.

58488941-ec77-4bb2-8db0-6534733009ce-2«E' il mio ventiquattresimo anno alle Iene - spiega conduttore - e in questo grande contenitore posso dire di aver fatto moltissime cose: da "Sputazzo" a "Hulk" quando facevo il caratterista, poi piano piano ho imparato il mestiere, mi sono affiancato a giornalisti professionisti e ho iniziato a seguire le inchieste. Prima mi occupavo di cose piccole, poi, un passo dopo l'altro, sono cresciuto per arrivare fino ai giorni nostri con i reportage di ampio respiro su cui ho potuto lavorare insieme al mio staff». Nel maxi schermo in sala sono scorse le immagini dei suoi lavori: dal servizio sulle periferie romane abbandonate in tempo di Covid, all'omicidio Vannini e la condanna definitiva della famiglia Ciontoli, passando per il toccante reportage sui malati di Alzheimer. «Fermo restando che il nostro compito è sempre quello di raccontare i fatti, incrociare i dati e verificare le storie - prosegue Golia - io mi immergo completamente in questi casi. Marco Vannini? E' come se lo conoscessi. Di lui mi manca solo ascoltare la voce, poi conosco tutto di quel ragazzo: come ragionava, cosa amava, a chi si rivolgeva quando c'erano dei problemi. Per questo il giorno della sentenza in Cassazione mi sono commosso. Ero a cena con la famiglia quella sera e in casa si respirava un'aria particolare. Da un lato giustizia era fatta, ma dall'altro una famiglia intera era finita in carcere e un ragazzo di 18 anni era morto. Nessuno aveva vinto quella partita». 

L'inviato prosegue a parlare di come tantissime volte le persone lo contattino per raccontargli dei problemi che hanno, chiedendo una mano: «Dietro ogni mail - dice - c'è un lavoro di verifica certosino. Dobbiamo capire se quelle persone sono affidabili e se la notizia può essere verificata. Mi è capitato una volta che una donna mi chiedesse aiuto per il figlio malato e poi si è scoperto che lei quel figlio non lo aveva proprio. Sono cose che ti toccano e ti cambiano nel profondo». Parlando dei suoi viaggi in Sud Italia e dei servizi sulla malavita organizzata ha detto: «Io vado direttamente  dalle persone. Non ho un referente sul territorio anche perché così lo potrei mettere in pericolo. Cerco di parlare con i diretti interessati, buoni e cattivi, e devo dire che spesso riescono ad aprirsi con me». A chi gli domanda della nuova edizione de Le Iene risponde: «Il programma dovrebbe ripartire il 5 ottobre con una puntata a settimana e, dopo dieci giorni, gli appuntamenti saranno due. Ci saranno delle belle novità. In futuro posso solo anticipare che ritorneremo sulla Nave dei veleni (grosse imbarcazioni cariche di rifiuti tossici e radioattivi, che sarebbero state affondate al largo della Calabria, con la connivenza della ‘ndrangheta). Stiamo aspettando di capire quando poter tornare perché ci sono delle diatribe di tipo giudiziario. Ci sono ancora molte cose da chiarire in quella vicenda, a partire dalla morte del capitano Natale De Grazia». 

Infine l'inviato conclude con un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera: «Mai mollare se questo è il vostro sogno. Ci saranno decine di persone pronte a dirvi che non valete niente e che non sapete lavorare. Voi andate dritti per la vostra strada, testa bassa e lavorare». Infine il ricordo commosso della collega Nadia Toffa, scomparsa due anni fa a soli 40 anni, ha chiuso l'evento tra uno scoscio di applausi e volti commossi.  

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