Attualità

Gimbo d’oro, gli amici: «Orgogliosi del nostro guerriero. Non vediamo l’ora di festeggiare»

Gli anconetani Matteo Esposito, Filippo Raffaeli e Samuele Gherardi, tifosissimi e amici di Gianmarco Tamberi, hanno raccontato le loro emozioni per l’oro olimpico svelando qualche aneddoto degli ultimi cinque anni a cominciare dal post-infortunio

Samuele Gherardi, Filippo Raffaeli con Gimbo Tamberi a Zurigo 2014

L’oro olimpico a Tokyo2020 di Gianmarco Tamberi nel salto in alto ha tenuto, tra le altre, un’intera città – Ancona – incollata al televisore. Tra i tantissimi tifosi sparsi per il mondo, tre di loro nella fattispecie Matteo Esposito, Filippo Raffaeli e Samuele Gherardi (che insieme ai più stretti supporter lo hanno seguito da sempre in prima linea, come a Zurigo nel 2014 nella foto in copertina) hanno messo a nudo le proprie emozioni svelando anche qualche aneddoto del post-infortunio che gli impedì la partecipazione a Rio nelle Olimpiadi del 2016:

«Siamo arrivati al punto che le gare di Gimbo le viviamo anche noi come fossimo in pedana – confida Matteo – Quando gli ho visto fare il primo salto, conoscendolo, sapevo che sarebbe stato un pomeriggio molto interessante. La forma mentale era perfetta, degna del suo nome e delle sue qualità in una gara che ha visto una competizione pazzesca. A Rio, ad esempio, con 2.33 si andava a medaglia qui invece ci sono stati cinque saltatori sopra i 2.35. Gianmarco è stato pazzesco, non ha lasciato niente agli avversari e al momento dell’oro con Barshim sono scoppiato in lacrime anche perché i due sono grandissimi amici. Bello vivere una rincorsa durata cinque anni, io ci ho sempre creduto anche quando i più erano convinti che non ce l’avrebbe mai fatta a recuperare la sua forma. Sono stati anni difficili ma non lo abbiamo mai abbandonato. E ci ha reso orgogliosi. Se ho pianto? Ho pianto, ho pianto».

Anche Samuele, che ha seguito la gara da Madrid dove vive e lavora si lascia andare al trionfo delle emozioni: «Onestamente ero già schizzato in piedi dopo il 2.37, lì avevo capito che sarebbe stato un grandissimo risultato. L’incontro con Barshim è un manifesto dello sport, è la dimostrazione che anche nella più grande competizione esistono momenti d’amicizia e sofferenza condivisa. Gimbo l’abbiamo visto cadere e rialzarsi, riprendersi sempre nonostante tutto. Questo successo è stato costruito dall’assenza di Rio in poi, ogni giorno è stato dedicato a questo traguardo. E ora non vediamo l’oro di festeggiare al suo ritorno ad Ancona». Poche parole ma una gioia immensa quella evidenziata da Filippo: «La cosa principale è il come è arrivato a questo traguardo. Gli ultimi cinque anni sono stati un susseguirsi di up e down, di euforia e di disperazione. Gimbo ha una forza d’animo incredibile, si è sempre costantemente rialzato da terra. E merita questa medaglia, se la merita alla grande».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Gimbo d’oro, gli amici: «Orgogliosi del nostro guerriero. Non vediamo l’ora di festeggiare»

AnconaToday è in caricamento