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Sabato, 13 Aprile 2024
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Raddoppio Orte-Falconara, scatta il presidio: «Non possiamo perdere quei fondi»

Presidio congiunto del Partito democratico di Marche e Umbria e dei rispettivi gruppi consiliari a Fabriano, per sottolineare i ritardi relativi alla realizzazione del raddoppio della Orte – Falconara

ANCONA - Presidio congiunto del Partito democratico di Marche e Umbria e dei rispettivi gruppi consiliari a Fabriano, per sottolineare i ritardi relativi alla realizzazione del raddoppio della Orte – Falconara, annunciata come opera da realizzare con i fondi Pnrr e che ora, stante le lungaggini e i vincoli temporali delle risorse europee da impiegare, potrebbe saltare. Così, per ribadire la necessità di “non perdere questa occasione”, presso la stazione di Fabriano, si sono ritrovati i segretari regionali Chantal Bomprezzi e Tommaso Bori, i capigruppo Maurizio Mangialardi e Simona Meloni insieme ai rappresentanti dei comuni lungo il tracciato. 

“Non potevamo non essere sul pezzo – ha detto la segretaria delle Marche, Bomprezzi – per difendere un’opera che riguarda tutti i marchigiani. Ci troviamo con il Pd dell’Umbria perché si tratta di un’infrastruttura fondamentale, a cui non si può rinunciare perdendo occasioni di sviluppo. Ci siamo mobilitati a tutti livelli per avere informazioni chiare, dai parlamentari ai consiglieri regionali. Quello che sappiamo è che non si possono perdere questi fondi, che verrebbero dirottati altrove. Ci auguriamo che questa situazione non diventi realtà anche attraverso la nostra opposizione. La stessa, eventuale, rimodulazione, che ci ha paventato il viceministro Rixi, non è una soluzione. Dovrebbero dirci: quanti anni ci vorrebbero? Questo è preoccupante”. La segretaria ha anche sottolineato come “da un lato il partito del governatore, in Europa, non abbia votato il Pnrr e dall’altro il presidente Acquaroli abbia salutato i fondi per il raddoppio della Orte – Falconara come una grande conquista, rischiando ora di perderli”.
 “Nelle aree interne, la sfida sta nelle infrastrutture di collegamento. Il sit in simbolico di oggi – ha spiega il segretario dell’Umbria, Bori – parlando direttamente ai problemi dei cittadini, è per scongiurare un rischio che appare una certezza. Per questo abbiamo iniziato azioni sinergiche, come le interrogazioni presentate a Tesei e Acquaroli, per chiedere di trovare i fondi. Il problema è stata l’inerzia delle giunte regionali di destra, ma l’opera è strategica e la stessa rimodulazione è un’occasione persa. Come Pd Umbria stiamo lavorando con tutte le regioni confinanti per fare azioni sulle opere infrastrutturali, non solo come opera di opposizione ma perché vogliamo tornare a governare i territori ed è quindi necessario creare le condizioni di sviluppo”.

“In primo luogo – ha spiegato la capogruppo Pd dell’Umbria, Meloni – il Pd dimostra di saper fare rete tra territori e regioni, a differenza di quello che sta facendo il centrodestra. Quanto al raddoppio, l’opera, da strategica, rischia di diventare mancata, specie dopo le dichiarazioni del ministro Fitto che l’ha inserita nelle opere ‘Chimera’. È un fatto che non possiamo permetterci, essendo un’occasione irripetibile per lo sviluppo economico, sociale, turistico delle nostre regioni per il turismo, il pendolarismo lavorativo, la mobilità sanitaria. Serve dunque un impegno a difesa di questa opera che per noi significa anche l’apertura di un collegamento di Terni con Roma. Per questo, dal nostro punto di vista, visto che l’Umbria è cerniera dell’Italia centrale, siamo pronti a lavorare anche con Toscana e Lazio, per far sì che si possano dare risposte ai bisogni dei cittadini”. “La nostra protesta costruttiva – ha detto il capogruppo Pd delle Marche, Mangialardi – nasce da una visita del viceministro Rixi, che ha certificato come questa infrastruttura potrebbe non essere più finanziata. Noi ribadiamo invece la necessità di non cancellare il progetto che era una scelta condivisa e risulta invece strategico per i nostri territori”.
 

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