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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Ancora disagi per le aree interne della provincia, domani chiudono altri sportelli bancari

Mangialardi (Pd): «La giunta Acquaroli è rimasta inerte, nonostante gli impegni previsti da una nostra mozione approvata all’unanimità dal consiglio regionale»

ANCONA- Chiuderanno domani gli sportelli bancari di Banca Intesa e Bper nei comuni di Staffolo, Monte San Vito, Cerreto d’Esi e Genga. A giugno, poi, sarà la volta della filiale di Intesa Sanpaolo a Serra San Quirico. È allarme desertificazione bancaria nelle aree interne della provincia di Ancona e più in generale, in tutte le Marche. Chiusure che vanno a sommarsi a quelle già avvenute nei mesi scorsi creando notevoli disagi per la popolazione. Di fronte a queste criticità il Pd Marche ricorda la mozione dello scorso anno, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, che impegnava la Giunta regionale a mettere in campo una serie di azioni, «tra cui la definizione di un’intesa con la Commissione regionale Abi Marche che, sotto l’egida di Banca Italia, favorisse il mantenimento dei presidi bancari per almeno 5 anni, e il riconoscimento degli uffici postali operativi in quelle zone a operare come sportelli finanziari in collaborazione con le banche».

«Nonostante la tempestiva azione del nostro gruppo, la Giunta regionale ha fatto ben poco e da domani molti cittadini delle aree interne e, in particolare della zona montana, dovranno subire ulteriori disservizi- commenta il consigliere regionale Pd Maurizio Mangialardi -. Va da sé che a patire i maggiori disagi saranno quelle fasce più deboli della popolazione come gli anziani, che dovrebbero essere maggiormente tutelate dalle istituzioni. Ma, evidentemente, neanche questo è stato un motivo sufficiente per convincere presidente e assessori a svolgere un’azione più incisiva nei confronti delle banche e degli istituti finanziari. E pensare che il centrodestra, durante la campagna elettorale per le regionali del 2020, aveva fatto del rilancio delle aree interne una delle sue bandiere. Arrivati a metà mandato, siamo costretti a prendere atto che nulla o quasi è stato fatto e che, anzi, sul fronte dei servizi, si sono registrati significativi passi indietro, come questa vicenda dimostra chiaramente».

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