Sabato, 31 Luglio 2021
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Discoteche e distanziometro, una nuova via da seguire per il popolo della notte

In attesa di conoscere quando saranno riaperte ufficialmente le discoteche si parla già dello strumento del distanziometro che potrebbe rappresentare un punto di svolta. I dati sono tutti incoraggianti in ottica riapertura

In discoteca a ballare in tutta sicurezza grazie al distanziometro. In attesa di sapere quanto e come i locali da ballo potranno riprendere l’attività ci si ingegna per coniugare il divertimento con la sicurezza. La tecnologia arriva così in soccorso del popolo della notte come nel caso del Safety Bubble Device, un dispositivo elettronico portatile che vibrando avverte chi lo indossa se si viola il distanziamento sociale. L’SBD, realizzato e brevettato da Iotalab, start up anconetana nata dall’unione tra Vesta e Zanini Consulting, è stato di recente sperimentato in un locale notturno della provincia di Lecco e i dati che non emersi sono molto interessanti. Su circa 200 presenti nel giardino del locale (più il personale), all’aperto quindi, in uno spazio di 600 metri quadrati, in quasi 5 ore sono state registrate 582 “collisioni” in assenza di rischio, cioè con durata che secondo le prescrizioni non comporta l'esposizione al rischio di contagio. In pratica ogni volta che due dispositivi si avvicinano entro il metro previsto per legge, essi iniziano a vibrare e la “collisione” viene registrata in forma anonima. La possibilità di risalire alle persone è data solo alle autorità sanitarie in caso di contagio segnalato. Dei contatti segnalati tutti sono durati meno di 3 secondi mentre i contatti stretti, che secondo la legge devono essere di 15 minuti totali al di sotto di 2 metri, sono stati pari a zero.

«Questo sistema evidenzia che la tecnologia può aiutare le discoteche e i locali di intrattenimento a dimostrare che è possibile realizzare eventi al chiuso in regime di prevenzione e con la possibilità di un immediato e selettivo contact racing anche riducendo la responsabilità dei titolari in caso di contagio» spiega Simone Fedeli, socio fondatore e a capo del team di ingegneri di IotaLab.

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