Barriere architettoniche nei nuovi uffici, Daniele impiegato disabile: «Lavoro isolato nella vecchia sede»

Daniele Mascellini è un impiegato disabile che lavora isolato in un'intera ala della struttura a causa delle barriere architettoniche

Daniele Mascellini

Daniele Mascellini ha un’intera ala al terzo piano di Villa Maria tutta per sé. Le stanze che si trovano accanto alla sua sono deserte, il personale da alcuni giorni è stato trasferito in una palazzina che si trova di fronte al Salesi per fare spazio agli impiegati che lasceranno Torrette a causa del cantiere chiamato a realizzare il nuovo pediatrico. Sa già che il bagno non dovrà dividerlo con nessuno. Discussioni con il collega accanto? Macché. Ricordi. Un sogno, verrebbe da dire. In realtà è un incubo e non solo perché Daniele, 48enne assistente amministrativo dell’URP, è un tipo a cui piace la compagnia. Il problema è che è un uomo disabile e dal 2014 è costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Al lavoro lo accompagna mamma Mara, tutti giorni alle 8 di mattina per poi passare a riprenderlo alle 13. Per andare in bagno si alza dalla poltrona ergonomica, si trasferisce sulla sedia a rotelle e percorre qualche metro di corridoio deserto. «Se durante questa operazione cado e mi faccio male, chi mi soccorre? Chi mi trova?» si chiede Daniele, con la risposta che è già implicita nelle domande stesse. Nessuno. O meglio qualcuno sì, le colleghe di buon cuore che però lavorano qualche piano più in giù e che possono essere raggiunte solo telefonicamente: «Lavorano in reparti delicati- aggiunge Daniele- potrebbero avere problemi a lasciare il loro posto». E nella malaugurata ipotesi che Daniele cadesse lontano dal telefono: «Dovrei urlare come un matto per farmi sentire da qualcuno». 

Ma perché l’uomo che aggiorna i database dell’Azienda Ospedali Riuniti e si occupa della parte grafica delle comunicazioni si trova da solo al terzo piano di Villa Maria? Nessun premio né punizione: «L’ufficio Urp in cui lavoro è legato alla direzione sanitaria, che è stata trasferita difronte al Salesi in attesa dei lavori per il nuovo ospedale a Torrette. Io lì non ci posso andare, perché la palazzina è vecchia e ha solo scale. Non ci sono rampe o ascensori per raggiungere gli uffici che là si trovano al secondo piano». Daniele è orgoglioso del suo lavoro, molte delle sue realizzazioni sono incorniciate sul muro accanto alla foto di Megan Gale, che nel ’99 venne al Salesi per fare da madrina alle Patronesse: «E’ altissima». A rubare l’attenzione di chi entra nel suo ufficio però non è solo la modella australiana. Sul muro c’è anche una dedica regalatagli dai colleghi tempo fa, ma che oggi sa di beffa: “Certificato di collega ideale, perché lavorare con te è sempre un piacere e la tua presenza rallegra l’ambiente. Congratulazioni collega!”. «Mi è stato detto che questa condizione è legata alla speranza di poter riorganizzare tutti gli uffici di Torrette, praticamente il personale che ora lavora nella palazzina sopra la camera mortuaria dovrebbe essere trasferito qui finché non sarà completato il nuovo Salesi». Torna la compagnia? Sì. Presto? No: «Il direttore dell’ufficio tecnico mi ha detto che se ne parlerà solo dopo l’estate del 2020 e fino ad allora sarò da solo». Al piano terra di Villa Maria, spiega Daniele, c’ è la sede della Fondazione Patronesse: «Inizialmente esisteva l’idea di spostare la Fondazione in un’altra palazzina e di trasferire me al piano terra, ma la cosa non è stata giudicata compatibile con il ruolo delle patronesse. Di sotto poi c’è anche una psicologa che a gennaio andrà in pensione, quell’ufficio sarebbe perfetto per me visto che c’è anche un bagno interno». Problema risolto. Anzi, no: «La stanza è destinata a un’altra psicologa in arrivo da Torrette, che secondo me non avrebbe problemi a lavorare in un altro spazio della struttura». 

 

Sulla questione interviene anche Mara Pallocchi, mamma di Daniele: «Lo accompagno la mattina al lavoro e poi lo vengo a riprendere, ma se ha bisogno di qualcosa devo venire qui anche in altri orari- spiega la donna- gli ho consigliato di tenere sempre il telefono più vicino possibile, ma Daniele è demoralizzato perché si trova da solo in un piano di 600metri, anche se c’è da applaudire la gentilezza delle altre colleghe che, davvero, sono tutte brave. Anzi, ce ne fossero come loro». 
 

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