Lunedì, 17 Maggio 2021
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Palestre chiuse, nasce l'Associazione fitness Marche: «E' un disastro, ora devono ascoltarci»

Gianluca Egidi, titolare della palestra Fitness Square di Camerano, ha fondato insieme ad altri sette imprenditori un'associazione di categoria dedicata agli operatori del fitness marchigiani. Il settore in questi mesi è stato affossato dalle misure anti Covid «accumulando debiti enormi e perdite abissali»

Gianluca Egidi, titolare di Fitness Square

Una nuova associazione di categoria vuol dar voce a tutti gli operatori marchigiani del settore delle palestre fermi ormai da mesi: con questo obiettivo nasce l'Associazione fitness Marche (Afm). Il primo nome nello statuto è quello di Gianluca Egidi, titolare della palestra Fitness Square di Camerano. E' sua l'idea di unire le forze per analizzare i reali problemi del settore e, soprattutto, per trovare una soluzione che porti ad un dialogo con le istituzioni per ripartire dopo la pandemia. «Con me ci sono altre sette realtà fondatrici del progetto (sono Exe Fit e Alimentazione e movimento di Civitanova Marche, My fitness club di Senigallia, Tigym di Osimo, Karma-Fit di Falconara Marittima, tutte e quattro le palestre Happiness di Ancona, Loreto, Castelfidardo e Chiaravalle, la Conero Wellness di Ancona e la Lume Fitness Club di Macerata) e in totale sono 70 le palestre che si sono avvicinate a noi. Abbiamo l'obiettivo di far conoscere tutte le criticità e in questi giorni stiamo trasmettendo un documento alla Regione Marche con l'elenco delle problematiche che stiamo vivendo».

Egidi parla di un abbandono quasi totale da parte dello Stato. «Negli ultimi 14 mesi - continua - abbiamo potuto tenere aperte le strutture solamente per 5 mesi di cui, però, 3 sono capitati proprio nei mesi estivi, quando cioè i centri fitness notoriamente si spopolano per via delle belle giornate. Le perdite sono enormi: abbiamo calcolato che solo le otto società fondatrici dell'Afm hanno perso 4 milioni di euro di fatturato e accumulato debiti per 3 milioni e mezzo di euro. Questo comprende solo pochi imprenditori, figuriamoci quale può essere la situazione economica a livello regionale o nazionale». Dallo scoppio della pandemia il settore è sprofondato in un'ecatombe finanziaria, fatta di posti di lavoro persi e debiti enormi che i ristori non hanno potuto ripianare. 

Nessun sostegno e zero liquidità 

«Se con il governo Conte abbiamo ricevuto quei pochi soldi dei ristori - prosegue il titolare della palestra di Camerano - con Draghi e il decreto Sostegni la nostra categoria è stata tagliata completamente fuori dai giochi. Quando, infatti, è stato emanato il decreto, contestualmente è stata pubblicata la guida dell'Agenzia delle Entrate. Qui si faceva ricerimento ad uno specifico quadro delle dichiarazioni dei redditi in cui le società di capitali come le nostre dovevano indicare i ricavi commerciali per ricevere il rimborso. Per ricavi commerciali si intende, ad esempio, la vendita di t-shirt, barrette energetiche o altri accessori fuori dal discorso degli abbonamenti (che invece sono stati decommercializzati nel 1991 per permettere ai gestori di vendere i pacchetti di allenamenti ad un prezzo più basso). Il punto, però, è che il fatturato di una palestra si basa proprio sulla vendita degli abbonamenti e non su quello del merchandising. Così ci hanno massacrato. In aggiunta a questo problema, poi, c'è quello degli abbonamenti sottoscritti e non goduti e della liquidità erosa delle società sportive. Mi spiego: se io, per assurdo, aprissi la palestra domani mi ritroverei con 290 mila euro di abbonamenti non goduti. Parliamo di tanti clienti che hanno pagato per allenarsi ma che non hanno potuto farlo per via delle chiusure. Quando torneranno in palestra, com'è giusto che sia, vorranno fare la loro attività senza dover sborsare soldi di nuovo. Ma, dopo mesi e mesi di inattività, non abbiamo più liquidità e intanto i costi fissi come l'affitto sono pesantissimi. La mia palestra, ad esempio, anche se è chiusa ha costi mensili che arrivano a 15mila euro».

Portavoce di cambiamento 

Associazione fitness Marche dunque si è costituita proprio per instaurare un dialogo con le istituzioni: «Andremo in Regione per farci ascoltare - prosegue Egidi - e chiederemo al presidente Acquaroli e alla sua Giunta di diventare tramiti di una situazione che coinvolge migliaia di persone. Dieci giorni fa abbiamo mandato una lettera al sottosegretario allo sport Valentina Vezzali che, però, non ci ha mai risposto. Se non vuole dare una risposta a noi almeno speriamo lo faccia con le istituzioni regionali». 

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