Giovedì, 23 Settembre 2021
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Covid post-Europei, Picciafuoco: «Focolaio al Pincio? Forse a qualcuno fa comodo dire così»

Il titolare del ristorante anconetano dove si sospetta possa esserci stato un cluster derivante dalla finale degli ultimi Europei esce allo scoperto confermando l’attenzione alle disposizioni e la possibilità che i contagi possano essersi formati altrove

La serata di domenica 11 luglio, quella dell’Italia campione d’Europa ai danni dell’Inghilterra padrona di casa e delle parate dagli undici metri di Gigio Donnarumma, continua a far parlare e non sempre di calcio. Ad Ancona, ad esempio, secondo le prime indagini dell’Asur l’aumento dei contagi derivanti dalla “notte azzurra” potrebbe essere riconducibile anche ad un presunto focolaio scoppiato nel noto ristorante anconetano in zona Borgorodi “Il Pincio” gestito, insieme ai suoi soci, da Roberto Picciafuoco. Proprio quest’ultimo, in risposta alle voci emerse di cluster all’interno del suo locale, è uscito allo scoperto dando la sua versione:

«Sono più di quarant’anni che faccio questo lavoro e la nostra politica non è mai stata quella di fare i furbi o aggirare le regole anche perché la maggior parte dei clienti sono amici. Da quando sono uscite le normative le abbiamo rispettate alla lettera, senza sconti. Distanze, mascherine, igienizzanti, sanificazioni e nessuna possibilità di sedersi all’interno quando c’è stato il divieto. Neanche con la pioggia».

Fatta la premessa il racconto va alla sera della finale: «Le prenotazioni, come normale che sia, sono fioccate e ovviamente nessuno voleva stare all’esterno dove non avevamo il televisore. Qualcuno poi ha cenato ugualmente fuori per poi correre a casa a vedere la partita. Il totale era comunque sotto i cento coperti e nel salone interno il distanziamento è stato rispettato e mantenuto per tutta la partita. Non faccio l’ipocrita, dopo l’ultimo rigore parato c’è stata l’apoteosi ma non capisco come si possa giungere a certe conclusioni così affrettate».

E ancora: «Descrivere il Pincio come anima nera non mi piace. I contagi della gente che è stata a cena da noi potrebbero essere avvenuti prima, noi registriamo comunque i numeri di telefono, o potrebbero essersi formati addirittura dopo con i caroselli in città e tutto ciò che ne è derivato dalla vittoria. Perché allora si parla di focolaio all’interno del nostro ristorante? Forse a qualcuno fa comodo così».

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