Domenica, 13 Giugno 2021
Attualità

Coronavirus, un marchigiano nel team di tracciamento digitale

Si tratta di Daniele Antonioli: un 32enne pesarese laureato in Ingegneria elettronica all'Universita' di Bologna e con un dottorato alla Singapore University of technology and design

foto di repertorio

C'e' anche un giovane ricercatore marchigiano nel team internazionale di scienziati che sta mettendo a punto il DP3T, un sistema automatico per il tracciamento digitale del Covid mediante l'uso di una app per smartphone Android e iOS. Si tratta di Daniele Antonioli: un 32enne pesarese che, dopo la laurea in Ingegneria elettronica all'Universita' di Bologna e un dottorato alla Singapore University of technology and design, sta svolgendo un post-dottorato al Politecnico federale di Losanna. "Il DP3T usa una architettura decentralizzata che tutela la privacy e la sicurezza degli utenti ed ha un modello di sviluppo 'open-source' che ha permesso alla comunita' internazionale di analizzare il progetto in maniera indipendente e fornire un feedback di ritorno- spiega in una nota-. È in corso un dibattito su quale sistema di tracciamento dei contatti a rischio verra' utilizzato nei vari paesi europei, per contenere la circolazione del virus. Alcuni stati europei come Germania, Austria, Svizzera ed Estonia hanno gia' dichiarato che baseranno la loro app di tracciamento sul DP3T".

Antonioli da oltre due mesi a Losanna sta lavorando con il 'team DP3T' occupandosi principalmente di analisi di sicurezza e del sistema di misura dei segnali emessi tramite la tecnologia Bluetooth. "Stiamo testando la catena degli algoritmi di prossimita' in varie situazioni reali come un pranzo o un party tra amici- spiega Antonioli-. Raccogliamo dati e facciamo delle misure sui segnali Bluetooth per validare il nostro algoritmo di prossimita'. Nel progetto DP3T i dati non vengono generati e mantenuti in un server centrale ma ogni dispositivo, in cui la app e' installata, genera i dati in forma privata e li conserva all'interno del dispositivo stesso". Il giovane ricercatore marchigiano entra poi nello specifico. "Quando una persona risulta positiva riceve la telefonata di un operatore sanitario e deve ricordarsi tutti contatti che avuto nelle ultime due settimane- conclude- questo difficile processo di ricostruzione si puo' invece automatizzare con una tecnologia digitale, che utilizza uno strumento che e' disponibile per tutti, cioe' uno smartphone, con un'applicazione installata".

C'e' anche un giovane ricercatore marchigiano nel team internazionale di scienziati che sta mettendo a punto il DP3T, un sistema automatico per il tracciamento digitale del Covid mediante l'uso di una app per smartphone Android e iOS. Si tratta di Daniele Antonioli: un 32enne pesarese che, dopo la laurea in Ingegneria elettronica all'Universita' di Bologna e un dottorato alla Singapore University of technology and design, sta svolgendo un post-dottorato al Politecnico federale di Losanna. "Il DP3T usa una architettura decentralizzata che tutela la privacy e la sicurezza degli utenti ed ha un modello di sviluppo 'open-source' che ha permesso alla comunita' internazionale di analizzare il progetto in maniera indipendente e fornire un feedback di ritorno- spiega in una nota-. È in corso un dibattito su quale sistema di tracciamento dei contatti a rischio verra' utilizzato nei vari paesi europei, per contenere la circolazione del virus. Alcuni stati europei come Germania, Austria, Svizzera ed Estonia hanno gia' dichiarato che baseranno la loro app di tracciamento sul DP3T". Antonioli da oltre due mesi a Losanna sta lavorando con il 'team DP3T' occupandosi principalmente di analisi di sicurezza e del sistema di misura dei segnali emessi tramite la tecnologia Bluetooth. "Stiamo testando la catena degli algoritmi di prossimita' in varie situazioni reali come un pranzo o un party tra amici- spiega Antonioli-. Raccogliamo dati e facciamo delle misure sui segnali Bluetooth per validare il nostro algoritmo di prossimita'. Nel progetto DP3T i dati non vengono generati e mantenuti in un server centrale ma ogni dispositivo, in cui la app e' installata, genera i dati in forma privata e li conserva all'interno del dispositivo stesso". Il giovane ricercatore marchigiano entra poi nello specifico. "Quando una persona risulta positiva riceve la telefonata di un operatore sanitario e deve ricordarsi tutti contatti che avuto nelle ultime due settimane- conclude- questo difficile processo di ricostruzione si puo' invece automatizzare con una tecnologia digitale, che utilizza uno strumento che e' disponibile per tutti, cioe' uno smartphone, con un'applicazione installata".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Coronavirus, un marchigiano nel team di tracciamento digitale

AnconaToday è in caricamento