Sabato, 25 Settembre 2021
Attualità Falconara Marittima

Essere un senzatetto ai tempi del Covid, il racconto dell’ “Unità di strada”

Un viaggio nel mondo di Mario, Ahmed e Antonia. La pandemia vissuta dai senzatetto

«l Covid, il lockdown, la zona rossa, il coprifuoco, la mascherina, il tampone, che senso ha tutto questo per chi una casa non ce l’ha? Gli ultimi, quelli che vivono sulla strada, nelle fabbriche dismesse, negli insediamenti precari, sono quasi tutti rimasti fuori dal sistema sanitario». Lo scrive in una nota l’ Unità di Strada Ri.Bo’ – Falconara - ODV. «»Per loro, gli effetti del Covid-19 sono stati devastanti. Coloro che non hanno pieno accesso ai servizi sanitari sono molti: i senza fissa dimora, i migranti, i rifugiati, i braccianti che lavorano in nero. Persone che ad esempio non possono contare sul medico di base, ma che più in generale non hanno contatti con servizi e istituzioni che possano garantire loro mascherine o iter che consentano di sottoporsi ad un tampone. Sono forse i più esposti al contagio, come si può vivere durante una pandemia senza avere una casa o in condizioni igieniche al limite? Le vie e le piazze si svuotano, ben prima del coprifuoco. E alla chiusura dei negozi, i fantasmi prendono posto sotto le vetrine dalle luci dorate o davanti alle chiese. Un effetto del Covid è proprio questo: rendere visibili gli invisibili, perché dall'inizio dell'emergenza il disagio sociale è in aumento e di conseguenza diventano sempre di più anche i senza tetto. L'inverno è da sempre la stagione più dura per loro, ma quest'anno, oltre al freddo e la fame, è l'assenza di difesa dal pericolo di contagio da Covid-19 a minacciare la vita di chi non ha una casa dove proteggersi e dove poter stare al sicuro. Le strutture di accoglienza sono chiuse, così come molte mense. Ma il Covid non è una contingenza, non è un fatto del tutto imprevisto, è un grido di allarme della nostra terra, la punta di un iceberg, una lente che rende enormi problemi già esistenti, come ad esempio la precarietà del lavoro e le disuguaglianze sociali. Anche l'inverno non è una novità, arriva tutti gli anni, il freddo di per sé e non è un'emergenza».

«L'unica scelta possibile è entrare dentro queste complessità, imparare a leggerle, andare oltre la paura e l’immobilismo o, peggio l'indifferenza. Proviamo a guardare “l’altro” negli occhi. Come facciamo a non sentire la sua sofferenza? A non sentire il suo freddo? A non provare la sua paura? Dove andranno a dormire i tanti Mario, Ahmed, Antonia? Avranno la coperta questa notte? Avranno mangiato qualcosa di caldo?- prosegue la nota- La nostra speranza non è quella di tornare al tempo “prima del Covid”, vorremmo ci si spingesse oltre, provando ad immaginare una città diversa, una comunità trasformata, in cui c'è posto per tutti. Pensiamo, per esempio, ad un progetto di accoglienza “diffusa”; si potrebbe provare ad immaginare come ridare vita a spazi della nostra città al momento non utilizzati, come ad esempio a spazi di hotel oramai fuori dal mercato del turismo. Per il bene di Mario, Ahmed, Antonia ma anche per il bene di noi tutti. Noi di Ri.Bo’ vorremmo iniziare a dare concretezza a queste idee. Vorremmo farlo insieme ad altri, cercando di condividere un progetto che sia capace di guardare oltre una gestione emergenziale spesso dovuta a ritardi nella programmazione di interventi da parte delle Istituzioni. La nostra comunità ha espresso in più occasioni un potenziale, con tante persone disponibili a trasformarsi in volontari creativi e capaci di guardare “l'altro” negli occhi. Nella situazione attuale associazioni come la Tenda di Abramo, l’Unità di Strada Ri.Bo’ e altre, stanno già offrendo un volontariato capace di garantire alcuni servizi come le docce, il sostegno alimentare e le accoglienze, ma servono fondi più consistenti di quelli messi in campo dalle istituzioni e un'azione coordinata tra volontariato, amministrazioni comunali e servizi sanitari, necessaria per tessere interventi mirati e in sinergia, che vadano verso una politica di inclusione e rispetto dei diritti fondamentali per tutti». 

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