Marche, unica Regione a non aver risposto agli specializzandi: «Siamo abbandonati»

Dopo aver scritto una lettera al presidente delle Marche Luca Ceriscioli, non è arrivata nessuna risposta e adesso i medici specializzandi, da sempre in prima linea contro il Coronavirus, si sentono abbandonati

Giovanni Indri e Giulia Mariotti

Toscana, Lazio, Emilia Romagna, in Lombardia l’Università, dando loro il proprio appoggio alla battaglia intrapresa. Poi c’è la Regione Marche, l’unica a non aver neppure risposto ai medici specializzandi che avevano scritto una lettera indirizzata al presidente delle Marche Luca Ceriscioli, alle istituzioni sanitarie e ai sindacati. Sono passati 10 giorni e ad oggi c’è il silenzio totale. Nessun colpo battuto neppure dall’Università di medicina o dall’ordine dei medici. Eppure sono in prima linea nei reparti dove si muore per Coronavirus. Sono quelli che, una buona parte di Italia, chiamerebbe senza dubbio “eroi”, raffigurandoli, come qualcun altro ha fatto all’inizio della pandemia, come dei sovrani di fronte a Batman o Superman inginocchiati al loro cospetto.

«Quello che ci dispiace è che neppure gli ordini delle province marchigiane si sono pronunciati a nostro favore. Non ci aspettavamo chissà cosa, ma quanto meno un appoggio perché anche noi siamo medici a tutti gli effetti, siamo iscritti e paghiamo le tasse e ci avrebbe fatto piacere che l’Ordine dei medici ci rappresentasse, supportando la nostra battaglia». A parlare congiuntamente sono Giovanni Indri e Giulia Mariotti, entrambi medici anconetani, in formazione specialistica al 2° anno nel reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale regionale di Torrette. 

E se a Milano l’Ordine li ha sostenuti, a Napoli, dopo un primo scontro, tutto è stato chiarito in un tavolo e a Padova si sciopera, ma forti di essere “protetti” da ospedale e facoltà universitaria, ad Ancona e nelle Marche è il silenzio. E se non dovesse arrivare risposta? «Se non dovesse muoversi nulla, ne parleremo tra di noi - spiega Giovanni - anche perché, in questo momento, anche comunicare tra di noi non è facile, sicuramente vedremo che forme di protesta attuare. Siamo in contatto con altre scuole d’Italia e siamo anche pronti ad ampliare la nostra azione risposta in unione con quella di altre facoltà». Siete pronti a scioperare come a Padova? «Quello di Padova è un caso particolare e poi noi siamo ancora in una fase interlocutoria quindi no, al momento non è contemplato lo sciopero. Sicuramente il nostro supporto arriva e si sente a Padova».

Sanità: specializzandi in corsia, accordo Regioni-Università

«Sarebbe bastato poco, sarebbe bastato ci dicessero “ok, scusate ci siamo dimenticati di voi”, però sono 10 giorni che non riceviamo risposta e questo ci fa sentire davvero abbandonati, dopo tutto il contributo dato» (Giulia Mariotti).

Già, perché a sentire i racconti degli specializzandi, anche loro sono stati settimane lontani dalle famiglie, hanno visto cambiare le loro mansioni lavorative, sono stati arruolati nell’esercito per combattere la pandemia globale di Coronavirus che, a ben vedere i dati Istat, nell’anconetano ha aumentato la moralità del 50% rispetto gli anni passati, con la solitudine dei pazienti, le tragedie umane e traumatiche e tutto il trauma emotivo che un’esperienza come questa porta con sé. 

«Io vivo con la mia compagna ma sono in autoquarantena dentro casa: mangiamo a distanza, evitiamo ogni contatto e io dormo sul divano per lasciare che lei possa riposare sul letto» racconta Giovanni. 

E allora i medici specializzandi di Ancona e Marche non mollano e rivendicano di essere riconosciuti dalla Regione Marche, come fatto per tutti gli altri operatori sanitari, ai quali sono stati destinati 20 milioni di euro. Perché ci sono gli studenti di medicina ai quali sono state sospese le lezioni, i medici strutturati, i medici specializzandi al 4° e 5° anno assunti con un contratto per affrontare l’emergenza e poi ci sono loro, i medici specializzandi ai primi anni che fanno esattamente le stesse cose degli altri, ma senza le garanzie economiche e lavorative degli alti.

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«Noi siamo medici specializzandi che però svolgono la propria attività nei reparti dedicati al Covid con gli stessi rischi degli altri - conclude Giulia - Siamo specialisti in anestesia, come gli specialisti in pneumologia, in chirurgia, ma siamo tutti sul Coronavirus. Facciamo procedure rischiose e siamo gli stessi che si vedono in televisione tutti bardati dalla testa ai piedi mentre fanno una procedura di intubazione. Perché dovremmo essere da meno degli altri solo nelle Marche?».

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