Protocollo sicurezza sul lavoro: Confindustria chiarisce ma ormai è strappo con la Regione

Confindustria si dice amareggiata di dover ripetere ancora una volta che il nemico è fuori, non dentro e, dopo le critiche, Claudio Schiavoni chiarisce ulteriormente la sua posizione punto per punto

Foto di repertorio

Il 13 maggio scorso Confindustria Marche aveva disertato il tavolo con la Regione Marche per la firma del protocollo sulla sicurezza sul lavoro perché «non possiamo assolutamente firmare un protocollo che ha come obiettivo quello di fare apparire i datori di lavoro come “criminali”. La proposta regionale contiene molti punti non coerenti con lo spirito, le linee e le disposizioni previste a livello nazionale. La Regione è andata avanti nel suo disegno già prestabilito, senza tenere in considerazione le nostre posizioni. Evidentemente il nostro parere non interessava in questo caso» diceva il presidente degli industriali marchigiani scatenando bordate da sindacati e politica. Se Acquaroli di Fratelli d’Italia si diceva amareggiato, facendo ricadere la responsabilità della rottura al Presidente delle Marche Ceriscioli, Montesi (Articolo 1) invitava Confindustria a rileggere la Costituzione dopo aver “contestato il ruolo e la rappresentanza delle organizzazioni del mondo del lavoro”. Cgil, Cisl e Uil uniti nel considerare quella di Confindustria un atteggiamento sconcertante e incomprensibile”. Oggi Claudio Schiavoni chiarisce ulteriormente la sua posizione:

«Sconcertante e incomprensibile: così è stato definito il nostro atteggiamento sia dalla Regione che dai sindacati, quando invece è un atteggiamento che si basa solo ed esclusivamente sul buon senso e su presupposti estremamente semplici e comprensibili a tutti. Noi siamo stati i primi a proporre un tavolo fra le parti datoriali e sindacali insieme alla Regione per affrontare l’emergenza con il preciso intento di lavorare insieme: e per tutta risposta la Regione ci ha proposto un Protocollo senza nemmeno ascoltare nel merito le nostri ragioni. E’ chiaro che non lo abbiamo firmato: la firma di un protocollo è un atto volontario, non obbligatorio. Dunque perché sono sconcertati? Il metodo è inaccettabile: è la prima volta che si firma un accordo senza di noi, ma non è questo il punto. Riteniamo quantomeno doveroso, per il rispetto dei ruoli reciproci, che il nostro parere venga almeno ascoltato prima di procedere ad una firma. Da sempre abbiamo un atteggiamento collaborativo e di ascolto verso tutti: dopo un primo contatto, ci dispiace che in questa occasione stiamo ancora aspettando un confronto nel merito con il Presidente Ceriscioli, che non ha ritenuto opportuno incontrarci. E ci stupisce anche la soddisfazione per aver firmato un protocollo con “il 95% delle imprese marchigiane”. Anche se numericamente il dato può essere corretto, forse il Presidente Ceriscioli dimentica che le Marche sono il cuore manifatturiero del nostro Paese: l’industria rappresenta un quarto della ricchezza prodotta nella Regione. Ma non basta: le Marche sono la prima regione d’Italia per peso degli occupati nell’industria manifatturiera sul totale dell’economia, pari al 33,3%. Ecco perché la mancata firma da parte di Confindustria è grave e non deve essere sottovalutata».

I motivi della mancata firma

Primo. Perché un nuovo Protocollo? «Le regole c’erano già, fin dal 14 marzo e da allora ci siamo impegnati a rispettarle, dando attuazione al protocollo nazionale, coinvolgendo le rappresentanze sindacali, laddove presenti, avendo come unico obiettivo quello di mettere in sicurezza le nostre aziende e di tutelare la salute dei lavoratori. Leggere sulla stampa che il lavoro riparte grazie al protocollo firmato oggi ci fa sorridere: le nostre aziende sono già ripartite e quelle che hanno potuto, nel rispetto delle norme, non si sono mai fermate applicando fin da subito tutte le regole sulla sicurezza e facendosi carico di tutti gli oneri organizzativi ed economici per applicare tali regole. Diverso è per coloro che riapriranno l’attitività dal 18 maggio, per i quali sono previsti linee guida o protocolli settoriali».

Secondo motivo: «Il protocollo è un documento aziendale restando in capo al datore di lavoro ogni responsabilità per il non corretto recepimento del protocollo nazionale. Ora si chiede di inserire i protocolli aziendali in un sito web della Regione, con serie perplessità sul rispetto della privacy e sulla possibilità che vengano diffusi».

Terzo motivo: «Nella bozza di protocollo, vengono introdotti obbligatoriamente “tavoli di monitoraggio e verifica” in ogni territorio ed in ogni settore. Ricordiamo che l’art. 13 del Protocollo nazionale, pur prevedendo la costituzione di “comitati”, non li rende obbligatori e li ipotizza in via alternativa, o territoriali o settoriali ma soprattutto lascia alle parti firmatarie del Protocollo nazionale l’iniziativa di eventuali “comitati territoriali o settoriali”. Inoltre il Ministero dell’interno ha attribuito alle Prefetture un ruolo di coordinamento in tema di controllo e verifica. Ruolo che le Prefetture, dalle notizie che abbiamo anche dalle nostre associazioni provinciali, stanno già svolgendo anche avvalendosi del supporto degli altri soggesti previsti sempre dal Protocollo. Non si capisce dunque la necessità da parte della Regione di avocare a sé questo ruolo e di introdurre nuovi soggetti imputati alle verifiche».

Ultimo motivo: «La logica che sta alla base del protocollo nazionale è una logica di prevenzione del rischio e di rafforzamento della sicurezza in azienda. Quello proposto dalla Regione segue invece una logica di controllo e ingerenza».

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Confindustria si dice poi amareggiata di dover ripetere ancora una volta che il nemico è fuori, non dentro. «Questa non è una lotta tra capitale e lavoro. Le nostre aziende stanno cercando da anni di rimanere sul mercato e di continuare a dare lavoro in questa regione. Quando diciamo che siamo i primi ad avere a cuore la salute dei nostri collaboratori non usiamo frasi fatte, è quello che pensiamo e in cui profondamente crediamo» ha rimarcato Schiavoni. 

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