I (non) controlli in aeroporto, quarantena e tampone: il mio ritorno dalle vacanze in Grecia

Il giornalista di AnconaToday racconta la sua esperienza di rientro dalla vacanza in Grecia in un agosto in cui il Coronavirus è tornato a far paura in Italia, mentre il Governo si attiva per effettuare controlli a tappeto a chi rientra dai "paesi a rischio"

Il giornalista Stefano Pagliarini

No, non è stata una vacanza come tutte le altre. Di fatto il tarlo del Coronavirus è stato presente fin dall’inizio delle ferie. Eppure, quando abbiamo cominciato a pensare a come trascorrere le nostre vacanze, alla pandemia, io e la mia ragazza non ci avevamo pensato più di tanto, anche perché tra giugno e luglio il tema Covid era tornato latente nella cronaca nazionale e il lockdown era ormai un ricordo. Avevamo pensato sì di evitare situazioni inutili e rischiose, ma senza rinunciare ad un bel viaggio. Per questo abbiamo deciso di trascorrere 2 settimane ad agosto nelle isole del Dodecaneso greco: in primis non sono così turistiche come altre grandi isole e poi avevamo la possibilità di girarle in barca. Ma una volta lì, è stato come vivere una realtà parallela, lontani da un’Italia ripiombata nella paura e in una Grecia dal doppio volto: quello delle isole più selvagge, dove il tempo era fermo a prima della pandemia e quello dei centri urbani, dove la paura era viva e le forze dell'ordine vigilavano. 

Mentre noi eravamo nelle spiagge deserte della Grecia, in Italia le pagine dei giornali online parlavano del ritorno dell’incubo contagio, c’era preoccupazione per i turisti italiani di ritorno all’estero, il Governo rassicurava sul fatto che mai si sarebbe tornati a chiudere l'Italia, mentre le singole Regioni si organizzavano per fare tamponi a tutti i turisti di ritorno dai così detti “paesi a rischio”, su tutti proprio Grecia e Croazia. Possibile che in così breve tempo si fosse passati da esperti che parlavano di “virus clinicamente morto” ald un "ritorno del Coronavirus”? A pochi giorni dal nostro arrivo, anche il paese ellenico aveva dichiarato di essere entrato formalmente nella seconda ondata di epidemia con 203 casi (record giornaliero) registrati domenica 9 agosto. Noi non abbiamo mai smesso di mettere in pratica le più basilari regole di prevenzione, soprattutto in zone come le piccole isole a pochi chilometri dal confine turco dove, salvo pochi casi, quasi nessuno portava le mascherine. Anzi, poteva capitare che qualcuno si risentisse nel vedere una giovane coppia di turisti entrare con la mascherina. A volte, dopo alcune ore trascorse in una spiaggia deserta o in mezzo al mare dell’Egeo, ci si poteva dimenticare di tutto e vivere come se nulla fosse mai successo. Ma bastava spostarsi in un’isola un po’ più grande come Patmos, famosa per essere stata luogo d’esilio di San Giovanni Apostolo e abitata da appena 3mila abitanti, per trovare ristoranti in cui tutti usavano la mascherina e dove ai clienti veniva servito il gel sanificante prima del menù. Forse perché proprio lì, i primi di agosto, 3 giovani greci in vacanza, erano fuggiti con un traghetto dopo essere risultati positivi ed essere stati messi in quarantena. Per fortuna sono stati poi bloccati dalla polizia greca in un'altra isola, imponendo loro una nuova quarantena e una multa di 5mila euro a testa. Notizia riportata anche da alcuni giornali online greci. Infatti sui mezzi pubblici i controlli erano continui. Sui traghetti che collegano le isole, la guardia costiera era sempre presente e non ha avuto scrupoli a staccare una multa da 150 euro ad un viaggiatore sorpreso con la mascherina leggermente abbassata sulla tratta Kos - Lipsi.

Alla fine l’importante era stare attenti ad evitare situazioni a rischio, così il problema di come comportarmi una volta rientrato in Italia, me lo sono posto il giorno prima del ritorno: volo da Kos previsto alle 23 di sabato (22 agosto) con arrivo previsto a Bologna alla mezzanotte e mezza ora italiana di domenica (23 agosto). Se in un primo momento sembrava che le frontiere fossero pronte a tamponare chiunque varcasse il confine, il giorno prima della partenza sono andato sul sito dell’aeroporto Guglielmo Marconi, trovando un avviso. La regione Emilia Romagna si stava preparando a fare tamponi a tutti i turisti in arrivo dai così detti “paesi e rischio”, ma “il tampone in aeroporto è una opzione aggiuntiva della Ausl di Bologna per i soli cittadini bolognesi e i cittadini stranieri che rimarranno a Bologna e provincia per almeno una notte: i passeggeri che non accedono al servizio in aeroporto continueranno a segnalare il proprio ingresso al Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda sanitaria competente per territorio per essere sottoposti a tampone entro 48 ore, nelle strutture sanitarie dedicate a questo link: https://salute.regione.emilia.romagna.it/rientro-estero". 

Non sono residente in Emilia Romagna e non avevo previsto di fermarmi nel capoluogo emiliano per la notte. Dunque quel tampone non era per me, ma se avessi potuto, l'avrei fatto. Così sono andato su quel link, ma iscriversi era impossibile. Infatti, per accedere alla richiesta del test anti Covid, era obbligatorio indicare un luogo di residenza in un elenco con sole provincie emiliane. Inoltre sulla pagina Facebook dello scalo bolognese era indicato come i tamponi non fossero previsti nel fine settimana. Dunque le possibilità di avere un tampone a Bologna erano vicine allo zero e infatti, una volta arrivato lì, non c’era nessuno. Nessun tampone, nessuna forza dell’ordine, nessun controllo di alcun genere. 

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Così ho preso la mia auto e sono tornato ad Ancona. Erano le 3,30 di domenica mattina. Ho varcato la porta di casa e, insieme alla mia compagna, ero inevitabilmente in auto quarantena. Per fortuna che la mattina della partenza avevo pensato di autodenunciarmi, scrivendo una mail al Dipartimento di Prevenzione di Ancona (sispancona@sanita.marche.it), indicando la nostra condizione e segnalando nome e cognome, data di rientro, luogo di isolamento, email e cellulari. L’Asur dorica si è attivata. Lunedì mattina la mia ragazza aveva già fatto il tampone all’ospedale regionale di Torrette mentre io sono stato convocato all’ex Crass per lunedì pomeriggio. L’esito è arrivato entro le 48 ore successive al tampone e per fortuna siamo risultati entrambi negativi. Nessun particolare intoppo, ma non è stata una vacanza come un’altra, non lo è stata fino alla fine. 

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