Infermieri a rischio, lettera dell'Ordine: «Drammatica carenza di mascherine»

Coronavirus, il documento firmato dal presidente dell'Opi di Ancona, Giuseppino Conti, non è una polemica, ma una richiesta d'aiuto: «Si rischia di decimare il personale»

Foto di repertorio

Un appello, più che una protesta. Una richiesta d’aiuto senza alcun intento polemico. E’ quella contenuta in una lettera che l’Opi (Ordine delle professioni infermieristiche) di Ancona, a firma del presidente Giuseppino Conti, ha inviato alla Prefettura, al governatore Luca Ceriscioli, al Gores, alla direzione dell’Asur e degli Ospedali Riuniti per denunciare la drammatica carenza di mascherine e dispositivi di sicurezza, un’emergenza nell’emergenza per migliaia di operatori sanitari che ogni giorno rischiano la propria vita nella battaglia contro il Coronavirus. La pubblichiamo integralmente. 

«Pregiatisssime Autorità, il sottoscritto, nella propria qualità di Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Ancona, sente il dovere di segnalare quanto in appresso. Lungi da me l’intento di polemizzare in un momento tanto delicato in conseguenza dell’ormai conclamata pandemia, evidenzio invece le disfunzioni del programma di intervento in sanità che rischia di vanificare l’enorme e meritorio lavoro dei colleghi infermieri impegnati senza sosta nelle strutture di accoglienza e cura. Pur comprendendo le difficoltà del momento, faccio osservare che è trascorso ormai del tempo dall’inizio del problema, e che la gestione dell’emergenza deve fondarsi sul rispetto di regole essenziali, chiare e puntuali. Solo in tal modo sarà possibile portare a soluzione l’immane problema. Ebbene, come si è segnalato in mia precedente lettera, è drammatica la carenza di dispositivi di protezione individuale, con particolare riguardo per le mascherine. Continuano a giungermi segnalazioni da parte di colleghi sull’insufficienza degli strumenti, sul pericolo che ciò rappresenta e sull’ansia e lo scoramento degli operatori costretti a centellinarne l’uso senza sapere se l’indomani potranno essere protetti. Posso testimoniare io stesso la grave carenza nel mio ambito lavorativo, per me e soprattutto per il mio personale. Nell’attuale contesto, il sistema risulta allo stremo e si procede con l’inserimento straordinario di personale medico e infermieristico. Evidentemente, siamo ben determinati nel continuare ad offrire il nostro totale contributo, anche oltre le nostre forze, ma è chiaro che siamo appesi a un filo. Sono molti gli operatori ad aver contratto il virus, ed altri se ne aggiungeranno se il personale non sarà fornito della necessaria dotazione, a questo punto vitale nel senso proprio del termine, vitale per se stessi a fronte di casi conclamati e sospetti, ma vitali anche per i pazienti e per i colleghi. Perdurando la grave carenza, si rischia di decimare il personale con conseguenze inenarrabili, facendo cadere il castello tanto faticosamente costruito e vanificando tutti gli sforzi fino ad oggi compiuti. Non conosco con esattezza la situazione delle altre Regioni, anche se mi giungono notizie allarmanti, ma posso dire che nel mio ambito di competenza sarà necessario approntare una soluzione fin da subito, con forniture di mascherine, visiere, camici e quanto altro occorrente in quantità proporzionali all’eccezionale gravita’ della situazione. Occorre perciò a un approvvigionamento adeguato con l’immediata messa a disposizione del materiale. Diversamente, non saremo in grado di offrire nella giusta maniera e con gli effetti desiderati, quel contributo che abbiamo fin qui offerto e che continuiamo a offrire senza riserve. Tanto dovevo e Vi porgo cordiali saluti». 

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