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Giovedì, 7 Luglio 2022
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Carceri, Scarano (Uilpa): «Aumentare il personale o detenuti destinati all'ozio»

Il sindacato di polizia penitenziaria precisa alcuni punti in merito allo stato del personale presso il carcere dorico

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Facendo seguito all’articolo del garante dei diritti delle persone sottoposte alla libertà personale, la Uilpa Polizia Penitenziaria, tramite il Vice Segretario Regionale Gianluca Scarano, tende a precisare che la carenza di personale che attanaglia il carcere di Montacuto è di ben 28 unità (circa 30%) infatti il personale operativo, ovvero quello effettivamente in servizio presso la struttura , è di 97 Agenti che ben si distanzia dal personale amministrato (non impiegato presso la struttura penitenziaria).

La gravissima carenza di Agenti  rende utopico il reinserimento sociale dei condannati  in quanto non garantisce il regolare svolgimento di attività trattamentali  che sono alla base dell’opera della reinserimento sociale dei detenuti. Ad oggi è impossibile organizzare qualsiasi attività per la mancata possibilità di impiego degli Agenti a presidio delle stesse. Anche il carcere di Barcaglione “apparente fiore all’occhiello” vanta una carenza nei ruoli di sovrintendente (88%) e ruolo Ispettori (81%). E’ ovvio che la drastica carenza di queste figure ricade tutta sul ruolo Agenti, che ne deve svolgere le mansioni, e sulle attività trattamentali. Infatti, nonostante il carcere di Barcaglione sia improntato prevalentemente sul trattamento e il reinserimento sociale, oltre il 50% dei detenuti è destinato all’ozio ed alle sue conseguenze negative.

Nei prossimi giorni si terrà un incontro tra le Organizzazioni sindacali ed il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria per trovare un‘intesa sulle future assegnazioni di personale. Dalla previsione inviata ai sindacati si evince che le assegnazioni previste nulla apporteranno alla miglioria della situazione e di conseguenza l’art. 27 della costituzione continuerà ad essere perennemente disatteso. Il mancato obbiettivo del reinserimento sociale acclara il totale fallimento del pianeta carcere e ricade, senza alcun dubbio, su tutta la collettività che sarà costretta a subire la recidiva dei reati commessi dai detenuti scarcerati, ma mai socialmente reinseriti.

Conclude Scarano: «Inutile prenderci in giro con la favola del reinserimento sociale se non si interviene sull’incremento di personale e delle attività trattamentali. Il carcere ad oggi è solo una “scuola del crimine” con obbligo di frequenza per tutti i detenuti destinati all’ozio. La maggior parte delle sigle sindacali è pronta a manifestare il proprio dissenso con tutti i mezzi leciti a disposizione, anche se , come di sicuro sconosciuto alla stragrande maggioranza dei cittadini, il diritto allo sciopero non è garantito al corpo di polizia penitenziaria». 

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