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I videogiochi made in Marche venduti in tutto il mondo. L'ultima fatica di Bad Vices Games si chiama "While Wait Here"

L’ultimo gioco Ravenous Devils ha venduto 200 mila copie in tutto il mondo. Al lavoro sulla demo della nuova proprietà intellettuale che verrà rilasciata l’anno prossimo. Gli sviluppatori sono due giovani di 24 anni: Cristian Gambadori e Eleonora Vecchi

ANCONA - Un gestionale horror ambientato in un diner in mezzo alla desolazione di un’autostrada. Il giocatore si calerà nei panni del gestore del diner e dovrà cucinare per i clienti e dialogare con loro. Ma nel mentre si sta avvicinando un tornado che potrebbe rivelarsi fatale per tutti gli avventori. E’ questo lo scenario del nuovo videogame dal nome “While Wait Here” su cui l’azienda Bad Vices Games di Corridonia sta lavorando. I due sviluppatori, nonché soci della società di produzione, sono Cristian Gambadori di Senigallia e Eleonora Vecchi di San Claudio entrambi di 24 anni. 

La sfida indipendente

La Bad Vices Games è una piccola azienda che gli stessi titolari amano definire “indipendente”. Infatti, per ora, non è in programma il salto verso le grandi società di produzione. «Preferiamo mantenere la nostra indipendenza creativa» sottolinea lo sviluppatore Cristian Gambadori. Un modo per preservare anche una certa autenticità del prodotto, che comunque arriva a toccare mercati internazionali. «Principalmente i nostri videogames vengono venduti negli Stati Uniti, in Asia, Russia ed Europa». Praticamente quasi in tutto il mondo. E l’ultimo gioco rilasciato, Ravenous Devils, ha venduto 200 mila copie. Un traguardo niente male per una realtà di provincia che sfida i grandi colossi dei videogames. 

La progettazione

Attualmente Bad Vices Games ha all’attivo tre videogames rilasciati, e il quarto, “While wait here”, in progettazione. Ma come nasce un videogame? «Si parte da una ricerca di mercato - spiega il programmatore - attraverso la quale riusciamo a vedere le tendenze del momento, ciò che funziona meglio in termini di vendite negli store esistenti». Poi si passa ad una seconda fase: «l’individuazione del genere su cui focalizzarci - continua -, a quel punto elaboriamo l’idea al fine di creare il prototipo. Se vediamo che l’idea funziona, allora ci mettiamo a tavolino per sviluppare tutti gli altri aspetti». Quindi, una volta fatta la prototipazione, si passa al lavoro di cesello. «I personaggi, i dialoghi, il menù del gioco, l’interfaccia utente - spiega Gambadori -, man mano che si va avanti nello sviluppo, il lavoro diventa sempre più di finitura. Ci si occupa delle texture, delle animazioni, delle interazioni specifiche all’interno del gioco». Poi, una volta finito, si passa alla fase decisiva: il rilascio del gioco sulle piattaforme per la vendita. «Steam è la piattaforma dove viene venduta la maggior parte dei giochi - spiega Gambadori - e dove, a seconda delle prenotazioni, siamo anche in grado di vedere l’engagement del gioco. E questo ci permette di capire se le nostre scelte sono state azzeccate, oppure se dobbiamo effettuare qualche aggiustamento». 

I guadagni

Ma veniamo alla parte più venale: i guadagni. «Per poter vendere i giochi bisogna pagare una quota di entrata alla piattaforma di vendita: Steam chiede 100 dollari, ad esempio - continua il programmatore - poi a loro resta il 30% e a noi le royalties sui giochi». Tutto chiaro. Un mercato in pieno fermento che frutta anche discreti incassi. Partendo dal presupposto che un videogame di questo tipo viene venduto dalle piattaforme ad un prezzo che si aggira intorno ai 5 euro, e considerato che l’ultimo gioco della Bad Vices Games ha venduto 200.000 copie, il volume d’affari è di circa 1 milione di euro. Che, però, non va tutto alla società che ha sviluppato il gioco, questo va detto. Ma anche solo con le royalties, i margini ci sono. E infatti i due sviluppatori marchigiani puntano dritti verso la realizzazione del nuovo videogame che, secondo i loro piani, potrà essere acquistato a partire dal 2024.

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