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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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Cultura in crisi, «Musei aperti anche nel weekend»: l'appello di Ancona al governo

Gli assessori alla cultura dei capoluoghi d'Italia si sono riuniti per proporre azioni concrete volte a far ripartire il mondo della cultura. Paolo Marasca: «Il comparto è devastato, l'obiettivo è proteggere chi ci lavora»

«La cultura è in ginocchio e sono migliaia i lavoratori invisibili che sono fermi da mesi. Bisogna ripartire in fretta e con un protocollo condiviso». A un anno dall’inizio della pandemia, i 12 assessori alla Cultura dei capoluoghi d'Italia hanno formalizzato una serie di richieste da proporre al ministro Franceschini e al presidente Mario Draghi. Tra loro c'era anche l'assessore alla cultura Paolo Marasca che, intervenendo all'incontro virtuale su Zoom questa mattina, ha detto: «Le proposte nascono dall'esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale. Quando si crea un ecosistema come questo si riesce a reagire meglio e a proporre soluzioni innovative. Gli assessorati conocono bene il fermento culturale delle loro città. Sono come dei microscopi ed è necessario incontrarsi per proteggere il comparto che oggi è assolutamente devastato». Oltre a lui, a partecipare alla conferenza organizzata dall'assessore torinese Francesca Leon, c'erano gli assessori Luca Bergamo del Comune di Roma, Filippo Del Corno del Comune di Milano, Ines Pierucci da Bari, Paola Mar da Venezia, Tommaso Sacchi da Firenze, Matteo Lepore da Bologna, Paola Piroddi da Cagliari, Eleonora De Majo da Napoli, Barbara Grosso da Genova e Mario Zito da Palermo. 

Le proposte

Musei, teatri, luoghi di spettacolo, sedi espositive, luoghi d’arte e cultura: le città intendono mettere a disposizione del governo la propria conoscenza capillare del mondo culturale e delle sue problematiche, ponendo le basi e stabilendo insieme i protocolli per una ripresa il più possibile certa, rapida e omogenea in tutto il territorio nazionale. Le proposte riguardano: la garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico. L'assessore torinese, infatti, durante l'incontro ha parlato di un sistema che garantisca «continuità del presidio culturale con l'obiettivo di tornare a dialogare con i cittadini, assicurando fiducia al comparto e permettendo alle persone di lavorare». Gli assessori hanno chiesto poi che i musei e i luoghi della cultura possano rimanere aperti anche nel weekend, nel rispetto di ogni norma prevista ad oggi per il contenimento del rischio sanitario e in attesa del protocollo unico. «Un intervento necessario - dicono - per la sostenibilità del lavoro culturale, per garantire la continuità nella conservazione del patrimonio, per consentire l’accesso ai luoghi di cultura a tutti i lavoratori del Paese, e quindi il pieno rispetto del diritto alla cultura».

Inoltre la terza proposta riguarda la costituzione di un tavolo permanente in dialogo con il Ministero e la creazione di un sottosegretariato alla Cultura con delega ai rapporti con gli Enti Locali per garantire la concertazione tra governo locale e centrale. «Sostenere politiche condivise - ribadisce Marasca - attraverso un tavolo che accompagni fuori dalla crisi il settore culturale e che lavori per proporre iniziative volte alla ripartenza. Noi siamo un tramite e siamo aperti ad accogliere chiunque senta l'esigenza di condividere questo progetto. Siamo dodici assessori ad oggi, ma il nostro obiettivo è coinvolgere anche altre città d'Italia». 

Il fondo 

Infine, gli Assessori hanno auspicato la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle città sul piano culturale. «Queste proposte - concludono - nascono dall'esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale. Con il senso pratico che distingue il mondo delle Città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: ‘Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Molto è stato fatto, serve fare ancora di più». 

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