Venerdì, 19 Luglio 2024
Attualità Castelfidardo

L'impresa di Andrea Lanari: senza mani dopo un incidente di lavoro, attraversa lo stretto di Messina a nuoto

L'atleta fidardense corona il suo sogno compiendo la traversata, insieme al figlio Kevin, in un'ora e 26 minuti: ha sfidato le correnti per chiedere maggiore attenzione sulle morti bianche

MESSINA – La grinta, il cuore e la forza di volontà a superare ogni barriera, ad oltrepassare i propri limiti. A confermare che, davvero quell’ “Impossible is nothing” citato in un celeberrimo spot è una verità insindacabile. Andrea Lanari lo ha fatto, tuffandosi e sfidando, le correnti dello Stretto di Messina, che lo hanno accolto dopo quel tuffo pieno di determinazione, di rabbia e di caparbietà. Ha compiuto a nuoto l'intera traversata in appena un'ora e ventisei minuti, Andrea. Lo ha fatto senza potar contare su entrambe le mani, tranciate via nel 2012 a causa di un grave incidente sul lavoro. Da quel momento, l'atleta marchigiano ha iniziato un lungo percorso verso il definitivo riscatto. Insieme a lui il figlio appena maggiorenne Kevin che lo ha sempre incoraggiato a non mollare, decidendo di essergli al fianco anche durante questa impresa che non ha precedenti. A dargli manforte anche l'amico ed ex collega Lorenzo Carnevalini e l'istruttore di nuoto Marco Trillini con cui Andrea ha iniziato la preparazione atletica alcuni anni fa.

Un'intera città lo ha sostenuto. Perché a Messina il problema delle morti bianche è tutt'altro che marginale e il suo gesto di forza assume un significato ancora più grande. Lo Stretto alle 11 di questa mattina ha placato le sue note correnti, quasi a voler incoraggiare Andrea. Ad assistere alla traversata tanta gente sulla spiaggia, a partire dai delegati dell'Anmil, l'associazione che da 80 anni si occupa della tutela delle vittime del lavoro e promuove la prevenzione di infortuni e malattie professionali. In mare una decina di barche coordinate da Giovanni Arena e Nino Fazio dell'associazione sportiva dilettantistica Ulisse. Insieme ad Andrea c'erano altre trenta persone che hanno deciso di mettersi in gioco. C'è chi lo ha fatto per sfida, chi per allenamento e chi, come il coraggioso 46enne di Castelfidardo, per lasciarsi alle spalle quel terribile incidente e ricominciare a vivere.

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