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Sabato, 15 Giugno 2024
Animali Arcevia

Intrappolato nel laccio metallico, lupo morto: denunciato un uomo

L’esemplare, chiamato “Drago” e dotato di collare per il monitoraggio degli spostamenti, era stato già catturato illegalmente un anno fa con una trappola dello stesso tipo

ARCEVIA - Nei giorni scorsi i Carabinieri Forestali di Arcevia hanno perquisito l’abitazione di un uomo accusato di aver posizionato, nei terreni delle campagne dello stesso Comune, alcuni lacci metallici a nodo scorsoio, uno dei quali aveva causato la morte di un lupo, accertata nel pomeriggio del 14 gennaio. Le attività investigative sono iniziate dopo il ritrovamento lungo la strada statale “Arceviese”, non molto distante dal cimitero, di un lupo adulto morto dopo essere rimasto intrappolato in un laccio formato da una catena e cavo in acciaio, posizionato in una scarpata.

La segnalazione e le indagini

Un cittadino aveva segnalato il ritrovamento al CRAS Marche (Centro Recupero Animali Selvatici) - Associazione “Foxes” di Fano, che ha inviato un suo esperto nel luogo del rinvenimento. Poi sono  arrivati anche l Carabineri Forestali della Stazione di Jesi-San Marcello che hanno iniziato le attività per risalire all’autore dell’uccisione del lupo, un maschio adulto, dotato di “radiocollare” per monitorare a livello scientifico gli spostamenti della specie sul territorio.  
Da una prima verifica i militari hanno constatato che l'esemplare era deceduto da diverse ore a causa della stretta mortale provocata sul collo dal nodo scorsoio del cavo di acciaio: considerate le modalità, la morte sarebbe  avvenuta in seguito ad atroci sofferenze. Dopo avere eseguito i primi accertamenti, nella serata la carcassa dell’animale è stata rimossa per essere affidata al personale del CRAS per i dovuti successivi esami medico-clinici di necroscopia. Sul posto i Carabinieri Forestali hanno proceduto all’immediato sequestro penale della trappola e hanno dato inizio alle indagini per i delitti di uccisione di animali ai sensi del Codice Penale e per uccisione di fauna particolarmente protetta ai sensi della legge 157/1992. Dalle prime informazioni acquisite sulla storia del lupo, è emerso che l’esemplare, chiamato “Drago”, era stato già catturato illegalmente all’incirca un anno fa con una trappola dello stesso tipo nel territorio del Monte San Vicino in Provincia di Macerata; era stato successivamente curato presso il Centro di recupero fauna Selvatica ed esotica “Monte Adone” sito in Provincia di Bologna, Centro specializzato in particolar modo sulla specie lupo; dopo le cure e il periodo di riabilitazione era stato rimesso in natura nei luoghi di origine.

Riscontri e sequestri

Nella mattinata del 17 gennaio, dopo due giorni di indagini, i Carabinieri forestali di Arcevia hanno individuato, non molto distante dalla precedente, un’altra trappola innescata del tutto identica a quella dove era rimasto intrappolato l’esemplare di lupo. Le ricerche hanno portato i carabinieri da un residente nei pressi della località dove era stato rinvenuto “Drago”: sono scattate nell’immediato le attività di perquisizione che hanno portato al rinvenimento e al sequestro penale di cordini in acciao, catene e morsetti. Il materiale, dicono i militari, serviva alla realizzazione di altre cinque trappole del tutto identiche. Inoltre è stato sequestrato un quantitativo di carne di selvaggina (tre chilogrammi circa) senza poterne documentare la legittima provenienza. L’uomo è stato denunciato e risponderà di furto aggravato e uccisione di animali. Dalla ricostruzione dei fatti e dagli elementi raccolti, dicono gli investigatori, è risultato possibile che il laccio metallico che ha ucciso il lupo fosse stato posto in un luogo di abituale passaggio dei cinghiali proprio per la cattura di qualche esemplare. Il posizionare lacci è attività illecita, però, è penalmente punita e costituisce un metodo di cattura degli animali non selettivo; infatti in molti casi possono essere catturati uccisi anche cani domestici oltre che animali selvatici quali lupi, volpi, caprioli, tassi, istrici e di altre specie. Non solo. E’ un metodo anche estremamente cruento, perché la morte dell’animale  avviene dopo ore di strazianti tentativi di liberarsi dal nodo scorsoio.

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