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Sabato, 22 Gennaio 2022
Animali

Il cane è appena arrivato in casa, come educarlo? Risponde l'esperto

In casa ci sono delle regole. Anche per il cane. Christian Costamagna, educatore, istruttore e formatore cinofilo, ideatore del metodo EmpathyDog, spiega la differenza tra addestramento ed educazione dell'animale domestico

In casa ci sono delle regole. Anche per il cane. Christian Costamagna, educatore, istruttore e formatore cinofilo, ideatore del metodo EmpathyDog, spiega la differenza tra addestramento ed educazione dell'animale domestico. Il primo passo? Non è del cane, ma del padrone. Operazione numero uno, infatti, è quella di considerare il cambiamento di ritmi per adattare la propria vita a quella del cane appena arrivato. «Soprattutto – spiega Costamagna – c’è spesso la paura di non saper gestire le varie situazioni, così come quella di non riuscire a rendere felice il nostro amico a 4 zampe, di non capirlo o di non essere in grado di addestrarlo a dovere». Proprio soffermandosi su quest’ultimo punto, il formatore cinofilo ci tiene a chiarire che c’è una enorme differenza tra educazione e addestramento. E il primo a dover essere educato è proprio il padrone, guidato alla conoscenza della psicologia, etologia e comunicazione canina.

Esercizi, quanto servono?

Gli “esercizi” sono inutili senza la conoscenza e l’applicazione della psicologia canina, l’unica strada che permette di portare il legame a livelli superiori e vivere più serenamente la quotidianità con il proprio amico a 4 zampe 
Cosa succede quando il cane non vuole saperne di rispondere ai comandi? La vita quotidiana diventa più impegnativa e anche potenzialmente pericolosa. Ma la disubbidienza del cane non dipende dal carattere dell’animale, dall’età, dalle esperienze vissute in passato o dalla voglia di affermare un ruolo dominante all’interno del “branco” umano. Come Costamagna evidenzia: «Solo gli uomini non possono essere educati. Un cane può essere educato e/o rieducato a qualsiasi età». 

Perché il cane disubbidisce? 

Il problema della disubbidienza, piuttosto, dipende soprattutto da un'educazione non adeguata impartita dal suo “amico umano”. Ancora oggi si pensa che, per avere un cane ubbidiente, basti insegnargli a rispondere a comandi come “seduto” o “vieni”. Ordini da impartire dietro compenso di cibo e da iniziare a far comprendere in situazioni controllate, come ad esempio all’interno di una scuola. «Beh non è proprio così – avverte il fondatore di EmpathyDog – visto che il rapporto con il cane lo si vive nella quotidianità e questa si svolge prevalentemente fuori da un campo di addestramento». Gli “esercizi”, infatti, servono ma sono inutili senza la conoscenza e l’applicazione della psicologia canina.  Non a caso, il metodo EmpathyDog consiste proprio nell’educare le persone alla conoscenza della psicologia, etologia e comunicazione canina. Questo permette di comprendere a fondo il proprio “peloso” e instaurare una relazione di fiducia e collaborazione. Il metodo, inoltre, prevede anche la gestione delle emozioni del cane e del suo proprietario, permettendo di vivere la quotidianità in modo semplice. Tutto questo senza usare premi in cibo per comprare la fiducia del cane e senza metodi coercitivi per sottometterlo. «Se parliamo di un cane – specifica Christian Costamagna - addestramento significa renderlo bravo a fare alcuni esercizi e rispondere a dei comandi. Cosa che serve sicuramente per insegnargli a fermarsi quando è necessario, per evitare che si faccia male finendo investito o mangiando qualcosa di nocivo ma l’addestramento non serve nella quotidianità perché l’intera giornata è fatta di vita, condivisione ed emozioni». L’addestramento è la base, come le scuole dell’obbligo. L’educazione, invece, è come l’Università. Se il traguardo è quello di rendere il cane tranquillo, sereno, sicuro di sé, in grado di gestire i vari momenti della giornata in casa (come lo stare da solo), saper interagire in modo corretto con persone, cani e altri animali e fare in modo che sia equilibrato… allora la soluzione è l’educazione. «La cosa bella – aggiunge Costamagna - è che, grazie al mio metodo, è possibile “addestrare” il cane senza fare ore e ore di noiosi esercizi. Quando un padrone impara a instaurare un legame tenendo conto anche delle 'prerogative' dell’animale, tutto diventerà naturale e spontaneo tanto da far sì che il proprio 'amico' finisca con il seguirlo senza neanche dire una parola».

Un rapporto maturo

Vivere con un cane significa imparare a vivere e gestire un legame fisico ed emotivo speciale, che ha dell’inspiegabile e che dura per tutta la vita. Un legame basato su una fiducia che aumenta giorno dopo giorno, alimentata da sguardi e gesti. Educare, dunque, vuol dire proprio questo: condurre il rapporto tra cane e padrone a un livello di maturità più alto e questo è possibile solo a patto di conoscere la psicologia e la comunicazione canina. Questo è l’apice della relazione con un animale speciale come il cane. «Uno sguardo, un gesto e un sorriso – conclude Costamagna - e lui ti seguirà perché si fida di te e ti rispetta».

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