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Agente di polizia accoltellato: «Noi accerchiati nel quartiere, devo la vita al collega anconetano»

„Il racconto degli agenti Yuri Sannino ed Andrea Amadio, vittima e soccorritore del poliziotto ferito lo scorso 28 giugno in via dei Cochi: "Ho pensato che non ce la facesse

 

Ad evitare il peggio è stato il sangue freddo di due poliziotti, uno appena accoltellato al torace, che non ha sparato nonostante fosse legittimato a farlo, l'altro accerchiato da una folla di cittadini inferociti, che hanno tentato di impedire il trasporto in ospedale del poliziotto ferito da parte del collega. E' quanto emerge dal racconto di Yuri Sannino ed Andrea Amadio, il primo accoltellato ed il secondo, di Jesi, intervenuto in soccorso del collega del reparto Volanti. I fatti, raccontanti nel servizio di Mauro Cifelli e Veronica Altimari per RomaToday, risalgono allo scorso 28 giugno quando la Polizia di Stato è intervenuta a Tor Bella Monaca a Roma. E’ lì che Pietro Maruca ha prima appiccato un incendio nella tabaccheria dove lavorava la moglie in via dei Cochi e poi ha affondato la lama nel torace del poliziotto. Pietro Maruca è il padre di Manuel, un 18enne romano morto in un incidente stradale in cui è rimasto coinvolto mentre era in fuga dalla Polizia. 

Ancora in convalescenza, ma oramai fuori pericolo, è lo stesso Agente scelto della Questura di Roma a raccontare quegli interminabili minuti senza mai smettere di ringraziale il collega "un super eroe a cui sarò sempre grato per avermi salvato la vita", e la moglie Valentina: "che da 15 anni ogni giorno mi dà la forza di indossare la divisa con orgoglio, servire lo Stato e difendere i cittadini che hanno bisogno di noi". 

Ad aprire il racconto di quegli interminabili minuti vissuti dai poliziotti nel pomeriggio dello scorso 28 giugno Massimo Improta, Primo Dirigente del Reparto Prevenzione Generale della Questura di Roma. Accanto a lui il capo del Reparto Volanti Marco Sangiovanni, il capoufficio stampa della polizia romana, Francesca Picierno ed i due agenti Yuri Sannino ed Andrea Amadio, in servizio quell'ultimo venerdì di giugno rispettivamente a bordo di una volante e di una autoradio del commissariato Prenestino. «Yuri sta bene - le parole del dottor Improta - E' ancora in convalescenza ma è qui con noi»

Improta ricorda e loda il sangue freddo avuto dai due agenti: «Yuri poteva sparare legittimanente per difendersi. Era appena stato accolellato e una trentina di residenti scesi in strada stavano provando ad aggredirlo ed a prendergli la pistola. In questa situazione difficile Yuri non solo non ha esploso un colpo, ma ha avuto la professionalità ed il sangue freddo di mettere la sicura all'arma, riporla nella fondina e mettere la sicura anche al cinturone». 

A rivivere quei terribili momenti l'agente Sannino che ricorda: «Siamo intervenuti per una lite familiare ma quando siamo arrivati alla tabaccheria ci siamo trovati davanti i vigili del fuoco che stavano spegnendo un incendio». La volante accosta sul lato sinistro del marciapiede per lasciare spazio ai soccorritori, «scendo dalla volante e mi sento gridare da un vigile del fuoco, «oh, attento». L'agente Sannino si gira e «vedo un'auto che ci corre incontro a tutta velocità per investirci». Sannino riesce a salire in auto in tempo prima che la volante venga colpita dall'auto condotta da quello che poi si rivelerà essere il suo aggressore. 

L'agente scelto Sannino scende dall'auto «ma vengo accerchiato da tutte le parti da una trentina di persone che ci sputavano, ci insultavano e provavano ad impedire il nostro intervento». Il poliziotto riesce a scendere dall'auto della polizia, incastrata fra il marciapiede e la vettura che poco prima lo aveva colpito. 

«Senza preavviso ricevo un colpo al petto - ricorda Sannino - poi vedo partire un secondo colpo e riesco a schivarlo. Pensavo mi avesse dato un cazzotto, poi ho visto tanto sangue e la ferita e mi sono reso conto di essere appena stato accoltellato». 

La tensione è alle «ci venivano incontro da tutte le parti, alcuni residenti sono saliti addirittura sul tetto della volante e provavano a prendermi la pistola. Ma non potevo fare fuoco - prosegue Yuri Sannino - avevo in traiettoria dell'arma delle persone ed i miei colleghi, sarebbe scoppiato il finimondo».

Yuri riesce via radio a chiedere rinforzi e nel frattempo interviene il collega del commissariato Prenestino "il mio angelo custode", prosegue Sannino. «Mi sono gettato addosso all'aggressore - racconta Andrea Amadio - nonostante i cittadini che gli facevano da scudo. L'ho ammanettto e l'ho disarmato mentre l'aggressore ci gridava «Tanto io sono uno matto, il giudice non mi farà niente. Prima o poi uno di voi (i poliziotti ndr) lo ammazzo».

L'agente Amadio si gira «e vedo Yuri svenire a terra in una pozza di sangue». I colleghi bloccano l'aggressore «e non ci penso su un attimo, carico Yuri sull'auto e riesco a divincolarmi dai cittadini che cercavano di impedire che lo soccorressi». L'auto della polizia riesce a trovare una via di fuga in retromarcia ed arriva sulla Casilina. "Vedevo Yuri che stava male, pensavo potesse morire, in tre minuti, i più lunghi della mia vita, siamo arrivati al Policlinico Casilino ma temevo il peggio anche una volta arrivati all'ospedale". 

L'agente Sannino viene immediatamente soccorso e quindi trasportato d'urgenza al Policlinico Umberto I dove, dopo aver perso «1,4 litri fra sangue e liquidi corporei», viene operato d'urgenza e tratto in salvo. 

A freddo i due poliziotti raccontanto poi quello che gli ha fatto più male "vedere la gente aggredirci e gridarci contro frasi impronunciabili", ricorda Amadio, «sapere che non volevano che lo soccorressi e forse la cosa che mi ha fatto più male».

Stesso pensiero che esprime anche Yuri Sannino "conosco il quartiere, so che è una realtà complicata ma anche che ci sono tantissime persone per bene, ma vedere la gente augurarci la morte è stata la peggior cosa che mi sia capitata. Prendere una coltellata fa parte del rischio di fare il poliziotto, vedere quell'odio contro di noi mi ha fatto male. La mancata educazione civica è stata la vera coltellata che ho ricevuto". 

Accanto a Yuri nel letto d'ospedale, oltre ai colleghi ed ai dirigenti della Questura anche la moglie Valentina. "Ama questo lavoro - le parole della compagna di vita del poliziotto 32enne -. Quando esce ho sempre paura, ma lo conosco, so quanto è bravo e quanto ci tiene al lavoro del poliziotto e questo mi rincuora e mi da la consapevolezze che ritornerà a casa". 

«Andrea è il mio super eroe - conclude Sannino -. Gli sarò grato per sempre di avermi salvato la vita. Adesso sono certo che con lui accanto tornerò sempre a casa". Entrambi in polizia da giovanissimi, Andrea Amadio è originario di Jesi mentre Sannino è di Roma. "Abbiamo proposto al Questore un avanzamento di carriera per questi due poliziotti - conclude Improta -. Se lo meritano per la professionalità ed il sangue freddo che hanno dimostrato. Con due poliziotti così in città Roma può dormire sonni sereni». 

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