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Caporalato a Senigallia, il blitz della polizia mette fine alla schiavitù | VIDEO

Il blitz della polizia mette fine a una storia di caporalato. I braccianti vivevano nel sottotetto di una struttura fatiscente da dove partivano per lavorare nei campi alla paga di pochi euro

 

I poliziotti della squadra Mobile di Ancona, coordinati dal capo Carlo PInto, e del commissariato di Senigallia hanno arrestato un imprenditore pakistano e denunciato un connazionale (entrambi regolari), con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro oltre che per fatti connessi al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Secondo la ricostruzione della procura di Ancona, il titolare e il co-gestore assumevano braccianti, spesso connazionali, per farli lavorare nei campi di terzi con cui avevano stipulato precedenti accordi. Il monte ore effettivo era superiore a quello dichiarato e lo stipendio dei malcapitati non raggiungeva i 5 euro l’ora, il tutto in cambio della documentazione per poter restare in Italia. Dallo stipendio pressoché inesistente, gli sfruttatori detraevano poi le somme per le spese di alloggio, vitto e trasporto verso i luoghi di lavoro. Per impedire eventuali fughe dalla schiavitù, sostiene la procura, i due pakistani costringevano i braccianti a consegnare i loro documenti. Gli operai alloggiavano nel sottotetto di un’immobile fatiscente di Senigallia, tra gravi carenza igieniche, dove potevano vivere contemporaneamente una trentina di persone. Il video del blitz. 
 

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