Sport: intervista a Paolo Bossini, campione in vasca e nella lotta contro il cancro

Due volte campione, a Madrid e Budapest, poi la diagnosi. Dallo scorso agosto è allenatore a Pesaro. Ha partecipato alla "Giornata del Campione", organizzata dal Centro Sportivo Conero Wellness di Ancona. L'abbiamo incontrato

Nemmeno trent'anni e già una lunga lista di battaglie alle spalle. In vasca per nuotare contro i suoi avversari, nella vita per sconfiggere il nemico più grande: il cancro. Paolo Bossini, bresciano classe 1985, vanta tra le sue vittorie più significative un oro europeo a Madrid nel 2004 ed un argento europeo a Budapest nel 2006 nei 200 metri rana.
Dallo scorso agosto, fa l'allenatore allo Sport Village Parco delle Pace di Pesaro. Recentemente, ha partecipato alla "Giornata del Campione", un'iniziativa organizzata dal Centro Sportivo Conero Wellness di Ancona dove ha incontrato una cinquantina di ragazzi della squadra agonistica di nuoto.

“Portando un campione internazionale, vogliamo motivare ancora di più i ragazzi ad allenarsi” spiega Michele Cattani, responsabile del settore agonistico Conero Wellness SSD ARL e tecnico federale Fin. Bossini ha fatto della determinazione, della perseveranza e del sacrificio, le sue armi per affrontare le sfide dello sport e della vita quotidiana.

download-3Queste sue qualità, gli hanno permesso di affrontare a testa alta il tumore che lo ha colpito nel 2010. Un dolore improvviso al collo. La diagnosi parla subito chiaro: linfoma di Hodgkin. Paolo non si da per vinto e poco tempo dopo l'operazione e la chemio, è pronto a tornare nuovamente in vasca. La scorsa estate però, il campione ha detto addio alla sua carriera agonistica ed ha iniziato la sua nuova vita come allenatore di nuoto a Pesaro. Bossini ha anche partecipato alla fiction di Raoul Bova "Come un delfino". Da Brescia a Roma a Pesaro.

Come ti trovi nelle Marche?
“Sono stato per 12 anni a Roma. Con il mio carattere, sono riuscito ad integrarmi abbastanza facilmente nelle Marche. Devo ammettere però che è difficile cambiare le proprie abitudini. Qui, ho scoperto di avere più tempo. A Roma passi ore e ore nel traffico. Nelle Marche si vive meglio, sono meno stressato”.

Recentemente hai iniziato la tua carriera di allenatore a Pesaro. Come sta andando?
“Sto a Pesaro dal 1° agosto. Alleno i ragazzi dai 6 -7 anni ai 15, praticamente tutte le categorie, anche i master. Ho trovato allo Sport Village di Pesaro un ottimo ambiente di lavoro. Sono fiducioso che raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissati”.

La "Giornata del Campione" ha legato Pesaro ad Ancona. Cosa ne pensi di questa iniziativa?
“È un'iniziativa molto bella. Anche se sto a Pesaro, è importante avere un punto di riferimento nell'ambito del nuoto qui ad Ancona. Ci si possono scambiare consigli e idee”.

Oltre alle numerose battaglie in vasca hai dovuto combattere anche contro il cancro. Che cosa ti hanno lasciato queste esperienze?
“Tutte queste battaglie sono servite per fortificarmi. Un giorno vinco la medaglia e il giorno dopo scopro di avere il cancro... Questa esperienza mi ha reso più forte. Oggi faccio bagaglio di tutto quello che ho dovuto affrontare”.

Ti dispiace aver messo da parte l'agonismo?
“Mi mancano le gare, gli allenamenti, il gruppo. Tutte cose che sono state sempre nella mia vita. Adesso compenso in altro modo. Quando i miei ragazzi scendono in acqua è come se entrassi in vasca con loro. Questo per me è uno stimolo”.

Quante ore al giorno dedicavi all'allenamento?
“Due ore e mezza la mattina e due ore e mezza di pomeriggio. Percorrevo circa 16-17 km al giorno più un'ora e mezza di palestra”.

Ti piace fare l'allenatore?  
“A livello umano fare l'allenatore da molta soddisfazione”.

L'acqua quindi continua a far parte della tua vita...
“L'acqua è stata sempre parte della mia vita. Ho iniziato a 3 anni per problemi asmatici. Inizialmente avevo invidia per i bambini della mia età che giocavano a pallone. Poi ho cominciato a capire che forse, erano loro ad essere invidiosi dello sport che praticavo”.

Nel 2004 hai vinto l'oro all'europeo di Madrid. Che emozione hai provato?
“Per un attimo ti senti seduto sul tetto del mondo ma se non ritorni a lavorare sodo, quel trono ti viene tolto. È un beneficio che dura poco. Bisogna continuare a lavorare per obiettivi successivi”.

Qual è allora la ricetta del campione?
“Determinazione, perseveranza e sacrificio. Non bisogna mai smettere quello che se si sta facendo”.

Quali consigli senti di dare ai ragazzi che sognano di diventare dei campioni?
“Nella vita bisogna scarificarsi, lavorare sodo e credere in un obiettivo perché nessuno ti regala niente. Lo sport è un insegnamento di vita, ti da una disciplina”.

Che insegnamento dai ai ragazzi che alleni?
“La perfezione nella tecnica. Sono un po' maniacale da questo punto di vista. I ragazzi mi ascoltano, mi danno fiducia. Gli dico che è importante avere un obiettivo e perseverare ogni giorno per raggiungerlo”.

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