Marconi e Giampaoli, sogno in comune: «L'Anconitana al Dorico, si può fare»

Stretta di mano tra il presidente e l'imprenditore che torna ai colori biancorossi dopo un anno di stop: «Lo scorso anno troppo fumo ma quanto dolore stare lontani» 

Marconi e Giampaoli scherzano insieme

Paolo Giampaoli e l'Ancona. Una storia che dura da sempre. Giocatore prima, sponsor poi. Un unico anno di buio, di stop, lo scorso anno quando alla porta dell'industriale dolciario bussarono i dirigenti del naufragio. Quella storia riparto oggi grazie alla stretta di mano tra Giampaoli e il presidente dell'Anconitana, Stefano Marconi. È stato il dg Bugari a creare le premesse dell'incontro. Un pranzo che per la società dorica è più di un semplice apporto finanziario e per Giampaoli è più di un discorso di immagine. «Più che uno sponsor – dice l'imprenditore – voglio pensare di essere un partner. Tutto quello che possiamo fare per collaborare, lo faremo».

La partnership

Per l'Anconitana Giampaoli sarà una sorta di ambasciatore. Missione: allacciare nuove interlocuzioni con la città che conta, avvicinare altri imprenditori e convincerli a sposare la causa dorica. «Siamo una società fatta di persone pulite che amano la città – spiega Marconi – sapevamo che un giorno, persone come noi, come Paolo Giampaoli non avrebbero avuto problemi ad affiancarci. Riduttivo parlare di lui come sponsor. Per noi è importante per dare una mano a ricucire quel tessuto anconetano che è andato a disperdersi. Ad Ancona facciamo fatica a fare sistema. Dieci imprenditori anconetani attorno a un tavolo litigano. Il segnale di Giampaoli è il primoe ci darà lo slancio. Ancona non può essere un capoluogo di regione e vivere una situazione così drammatica tale da non mantenere una squadra di calcio ad alti livelli ma non possiamo nemmeno pensare che tutto il peso sia sulle spalle di un singolo. In questi anni abbiamo bisogno di rafforzare la società, trovare persone che amano questi colori».

Il Dorico

Un primo assaggio di questo impegno di Giampaoli nel campo delle pr si è concretizzato nei giorni scorsi: un incontro tra l'imprenditore e il sindaco Valeria Mancinelli. 

«Ho parlato con il sindaco e l'ho trovata possibilista sulla questione Dorico - spiega lo stesso Giampaoli - Tornare là è il mio sogno. Partendo da lì con la sede, il ristorante dell'Ancona, il bar dell'Ancona si può ripartire per far riavvicinare la città. Il presidente Marconi ha questo grande obiettivo. Io dico che con la sua grinta, si può fare. Si può fare anche per gradi. Oggi ospita gli allenamenti, domani potrebbe fare altrettanto con il settore giovanile ma tornare in città, per me, è fondamentale».

Senza Dorico, d'altra parte, verrebbe meno anche l'impegno di Marconi. «Il Dorico? Per me un punto fermo - conferma il presidente - Non può essere variato anche perché è stata la mia prima e unica richiesta e rimarrei molto male se dovesse venire fuori un cavillo. Conosciamo bene la differenza tra problemi, che possiamo affrontare, e cavilli. Io al momento non ne vedo. Mi auguro che da qui a maggio riusciamo a presentare progetti da far vedere alla città e contiamo di avere altri partner all’interno dell’Anconitana. Sarà percorso lungo ma entusiasmante. Ad oggi non posso che esprimere soddisfazione perché amministrazione comunale sta seguendo un percorso. Intanto siamo al dorico ad allenarci, importante se consideriamo il passato». Ecco in sintesi il Marconi-pensiero. No stadio, no party. Un punto non negozionabile. Sul quale si potrà discutere solo con un progetto in mano. E con le eventuali - ma pressoché scontate - indicazioni da parte degli enti preposti, Soprintendenza compresa.

Da società dilettantistica a spa

Non è un problema che si pone nell'immediato ma la struttura societaria è un altro degli obiettivi di Marconi. Case history non mancano e il patron se le è studiate. Per questo vuole, nel tempo, strutturarsi e arrivare ad avere una società di capitali con le spalle larghe per affrontare le categorie superiori e il mondo del calcio professionistico. «Se ci sono persone interessate a entrare in società le porte sono aperte – spiega il presidente – ma oggi la maggioranza rimarrebbe comunque nelle mie mani. Parlare di srl o spa adesso non ha senso ma dovremo essere pronti perché tra Serie D e Lega Pro il passaggio è traumatico. Dovremo avere una società già formata. Ho visto squadre (cita il Pordenone, ndr) passare da 900mila euro a 3 milioni di euro di spese senza aumentare gli incassi e finire male. Se non vinci i campionati ti giochi l'azienda».

Via i politici

Il riferimento, nemmeno tanto celato, è all'ex sindaco Gramillano che della precedente gestione fallimentare guidava la Fondazione Anconitana. «Finché ci siamo noi non ci sarà politica e politici in società – tuona Marconi - Abbiamo visto cosa hanno fatto. Le nostre porte sono aperte a gente seria per riuscire, dal basso, ad arrivare a categorie importanti lasciando un segno indelebile. Avessimo potuto prendere la società in altre categorie sarebbe stato meglio ma questo non è stato possibile». Gli fa eco Gabriele Giampaoli, figlio di Paolo: «L'anno scorso ci avevano avvicinato personaggi che non mi erano piaciuti. Sono stato io a decidere di abbandonare l'Ancona per non legare il nome a qualcosa che consideravo solamente fumo». «Un anno di tribolazione – conclude Palì – per noi che siamo malati di Ancona: star fuori, non poter contribuire e vedere come è finita è stato un vero dolore».

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