Tsunami, la sfida è comunicarne i rischi

Non potendo prevedere quando e con che intensità un'altra faglia potrebbe sconvolgere le coste italiane, si cerca almeno di prevenire. La Protezione Civile lo fa con la campagna informativa "Maremoto io non rischio"

Dopo la prima campagna contro i rischi del terremoto, la Protezione Civile punta ad attenuare anche i pericoli di un eventuale tsunami. L’ultima sequenza sismica segnalata nell’Adriatico centro settentrionale dall’ Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia è un terremoto di magnitudo 4.9 avvenuto alle ore 3:32 italiane del giorno 21 luglio 2013 e localizzato a pochi chilometri dalla costa marchigiana, tra la Provincia di Ancona e di Macerata. L'evento è stato registrato ad una profondità di 8.4 Km. I comuni più vicini all'epicentro sono: Loreto, Numana, Sirolo , Porto Recanati.

Dall'anno 1000 a oggi, il Servizio sismico nazionale ha catalogato cinque maremoti avvenuti in Adriatico (sui 32 registrati in Italia). Di questi due interessarono l'Adriatico centrale: uno nel 1672, che causò inondazioni a Rimini, e uno nel 1875, che colpì la zona tra Rimini e Cervia

Sul sito dell’Ingv terremoti è spiegato che la pericolosità sismica è definita in funzione di diversi parametri, ma senza dubbio il più importante è la frequenza dei terremoti avvenuti in una regione e la loro magnitudo. La regione dell’off-shore (lontano dalla costa, ndr) adriatico, all’altezza delle Marche, presenta le caratteristiche di una zona sismica: terremoti storici e faglie attive. Il numero e la magnitudo dei terremoti del passato non sono confrontabili con i grandi eventi dell’Appennino, ma ugualmente hanno avuto un impatto rilevante.

La storia sismica di Ancona (fonte: DBMI) rivela numerosi eventi con Intensità Mercalli (MCS) pari o superiore al VII grado, nel 1269, 1474, 1690, 1741, 1870.

Non potendo certo prevedere quando e con che intensità un’altra faglia potrebbe sconvolgere le coste italiane, si cerca almeno di prevenire. E la Protezione Civile lo fa con la campagna informativa “Maremoto io non rischio”, che dal 24 al 27 di ottobre, come prima tappa, sosterà in Campania, in 28 comuni del salernitano. (http://www.iononrischio.it/2013/campagna-maremoto-io-non-rischio/piazze/). Ogni fine settimana del mese i volontari saranno in piazza contemporaneamente in diversi comuni per incontrare la cittadinanza e distribuire materiale informativo.

La sfida è comunicare, per attenuarne gli eventuali danni, il rischio maremoto. È un evento meno frequente rispetto ai terremoti, ma può ugualmente interessare gran parte dei nostri litorali. Tutte le coste del Mediterraneo, infatti, sono a rischio maremoto a causa dell’elevata sismicità e della presenza di numerosi vulcani attivi, emersi e sommersi. Negli ultimi mille anni, lungo le coste italiane, sono state documentate varie decine di maremoti, solo alcuni dei quali distruttivi. Le aree costiere più colpite sono quelle della Sicilia orientale, della Calabria, della Puglia e dell’arcipelago delle Eolie, ma maremoti di modesta entità si sono registrati anche lungo le coste liguri, tirreniche e adriatiche e le coste italiane possono inoltre essere raggiunte da maremoti generati in aree del Mediterraneo lontane dal nostro Paese (ad esempio a causa di un forte terremoto nelle acque della Grecia).

Se si producesse un maremoto nel Mar Mediterraneo – un bacino chiuso e poco profondo – non avrebbe la stessa forza e intensità di un maremoto che si sviluppa nell’Oceano, dove si verificano terremoti con magnitudo e frequenza di gran lunga superiori a quelli che si registrano nell’area mediterranea e le masse d’acqua in gioco sono notevolmente maggiori. Ciò non toglie però, come storicamente dimostrato, che nell’area mediterranea a seguito di eventi sismici particolarmente energetici o di fenomeni franosi sottomarini, possano originarsi maremoti distruttivi, anche a causa della forte urbanizzazione delle aree costiere. Il maremoto si manifesta come un rapido innalzamento del livello del mare o come un vero e proprio muro d’acqua che si abbatte sulle coste, causando un’inondazione che invade la fascia costiera. A volte si osserva un iniziale e improvviso ritiro del mare, che lascia in secco i porti e le spiagge.

Le onde di maremoto hanno molta più forza rispetto alle mareggiate e sono in grado di spingersi nell’entroterra anche per molte centinaia di metri (addirittura chilometri, se la costa è molto bassa), trascinando tutto ciò che trovano lungo il percorso: veicoli, barche, alberi, e altri materiali, che ne accrescono il potenziale distruttivo. Propagazione ed effetti dell’onda sulla costa sono influenzati da fattori morfologici - come la linea di costa o la topografia del fondale marino e dell’entroterra – e antropici, legati all’utilizzo del suolo. Le aree portuali, ad esempio, per la loro conformazione possono amplificare l’energia del maremoto, mentre la presenza di edifici e moli lungo la costa può ridurre la propagazione dell’onda verso l’interno. Le onde di maremoto possono anche risalire dalla foce lungo il corso di fiumi e torrenti, propagandosi nell’entroterra. Oltre agli effetti legati direttamente all’azione dell’onda in movimento, il maremoto può innescare tutta una serie di effetti secondari: l’inondazione infatti può innescare eventi franosi, inquinamento delle falde, o incendi. L’impatto sui porti e sugli impianti industriali può causare l’emissione e la diffusione di materiali inquinanti.

Nel nostro mare sono sei le faglie in grado di provocare tsunami e sono prese in esame da un attento studio condotto da alcuni ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Oltre a quelle in Croazia, tra l'Albania e il nord della Grecia e nel Mar Egeo, ve ne è anche una di fronte all’Emilia Romagna: la regione a sud del delta del Po, infatti, può soffrire di tsunami, anche a causa della sua vulnerabilità (è un territorio estremamente piatto).

Senza nessun allarmismo, è dunque tanto utile quanto indolore avere un piccolo bagaglio di informazioni anche su questo fenomeno naturale, per imparare a prevenirne e ridurne gli effetti, soprattutto se si vive, lavora o va in vacanza in un’area costiera. Ecco allora le informazioni divulgate dalla Protezione Civile.

Innanzitutto è importante imparare a riconoscere i fenomeni che possono segnalare l’arrivo di un maremoto:

- Un forte terremoto che hai percepito direttamente o di cui hai avuto notizia;

- Un rumore cupo e crescente che proviene dal mare, come quello di un treno o di un aereo a bassa quota;

- Un improvviso e insolito ritiro del mare, un rapido innalzamento del livello del mare o una grande onda estesa su tutto l’orizzonte;

 Poi è utile ricordare che le case e gli edifici vicini alla costa non sempre sono sicuri:

- La sicurezza di un edificio dipende da molti fattori, per esempio la tipologia e la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione, la quota a cui si trova, la distanza dalla riva, il numero di piani, l’esposizione più o meno diretta all’impatto dell’onda;

- Generalmente i piani alti di un edificio in cemento armato, se l’edificio è ben costruito, possono offrire una protezione adeguata Cosa devi fare prima;

Infine, conoscere l’ambiente in cui si vive, lavora o soggiorna è importante per reagire meglio in caso di emergenza:

- Chiedi informazioni ai responsabili locali della Protezione Civile sul piano di emergenza comunale, le zone pericolose, le vie e i tempi di evacuazione, la segnaletica da seguire e le aree di attesa da raggiungere in caso di emergenza;

- Informati sulla sicurezza della tua casa e dei luoghi che la circondano - Assicurati che la tua scuola o il luogo in cui lavori abbiano un piano di evacuazione e che vengano fatte esercitazioni periodiche - Preparati all’emergenza con la tua famiglia e fai un piano su come raggiungere le vie di fuga e le aree di attesa;

- Tieni pronta in casa una cassetta di pronto soccorso e scorte di acqua e cibo.

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