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Se questo è un paese civile, lettera alle istituzioni: “Marche inadempienti sulle barriere architettoniche"

Redazione

Ancona 15 agosto 2018

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella protocollo.centrale@pec.quirinale.it, Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati amministrazione@pec.senato.it, Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico camera_protcentrale@certcamera.it, Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte presidente@pec.governo.it, Ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana segredipfamiglia@pec.governo.it, Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno protocollo_dfp@mailbox.governo.it, Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede capo.gabinetto@giustiziacert.it

Illustrissime/i sig.re e sig.ri, mi rivolgo a Voi come rappresentanti delle massime istituzioni politiche dello stato italiano, per chiedere semplicemente il rispetto della legge e delle più elementari regole di uno stato di diritto, democratico e civile come l’Italia ritiene di essere. Come sapete l’art. 3 comma 2 della Costituzione demanda al legislatore il compito di rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che possono ostacolare l’attuarsi in concreto del principio di eguaglianza. E’ proprio sulla base di questa specifica previsione costituzionale che va inquadrata tutta la legislazione ordinaria in tema di disabilità, ivi compreso l’aspetto della mobilità e il correlato obbligo per la Pubblica Amministrazione di eliminare le barriere architettoniche. Con l’entrata in vigore in Italia della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, con la legge n° 18 del 3 marzo 2009, il predetto diritto alla mobilità si è qualificato ulteriormente come diritto all’accessibilità e in base all’art. 9 della Convenzione tale diritto è strettamente correlato alla realizzazione di alcuni dei più rilevanti principi cui è finalizzata la Convenzione stessa come sanciti all’art.3, vale a dire il diritto per le persone con disabilità alla vita indipendente e all’inclusione sociale. Nel 2012, ai fini del rispetto dei principi di cui sopra e per il rispetto della legge e dei diritti delle persone con disabilità, la cellula di Ancona dell’associazione Luca Coscioni, si è fatta promotrice di una campagna di sensibilizzazione verso gli enti locali della regione Marche per l’applicazione della normativa sui P.E.B.A. (piani eliminazione barriere architettoniche) art. 31 comma 21 e 22 della legge n° 41 del 1986, nonché dell’art. 5 della legge regionale delle Marche n° 52 del 1990, nonché dell’applicazione dell’art. 24 comma 9 della legge 104 del 1992 la quale prescrive di integrare il PEBA con il PAU (piani di accessibilità urbana). Il 18 settembre 2012, a seguito di una interrogazione al Consiglio regionale delle Marche presentata dal Consigliere Adriano Cardogna, l’assessore Pietro Marcolini ammette che la Regione Marche non ha adottato il PEBA/PAU e che non ha svolto quell’attività di controllo e monitoraggio verso gli altri enti locali delle Marche (comuni e provincie), come prescrive il comma 22 dell’art. 32 della legge 41 del 1986 e del comma 2 dell’art. 5 della legge 52 del 1990 della Regione Marche. La Regione Marche ha ammesso dunque la totale inadempienza verso gli obblighi di legge in tema di PEBA/PAU. Nel 2013, vista l’inadempienza della Regione Marche, la cellula di Ancona dell’associazione Luca Coscioni si è sostituita alla Regione svolgendo un’ attività di controllo e monitoraggio chiedendo ai 6 comuni capoluogo di provincia delle Marche (Pesaro, Urbino, Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno) se avevano adottato il PEBA, effettuando delle richieste di accesso agli atti in base alla legge 241 del 1990. Nessuno dei 6 comuni capoluogo di provincia aveva adottato il PEBA/PAU pubblicizzando lo stato di illegalità degli enti locali della Regione Marche. Il 9 dicembre 2014 a seguito della pressione ,avuta a causa delle nostre iniziative, il Consiglio Regionale delle Marche ha approvato una risoluzione, proposta dal consigliere Adriano Cardogna, con la quale si impegnava la Giunta regionale ad esercitare senza ulteriore indugio i poteri sostitutivi riconosciuti dalla normativa statale e regionale vigente in punto di inadempimento da parte di Province e Comuni della Regione, dell’obbligo di adozione dei PEBA ed a provvedere pertanto, con la massima urgenza ,alla nomina dei relativi Commissari ad acta. Dopo la risoluzione del Consiglio Regionale che impegnava la Giunta a nominare i commissari ad acta per l’adozione del PEBA/PAU, non è seguito nessun atto conseguente. Il 2 agosto 2015 abbiamo inviato alla Procura della Repubblica di Ancona un esposto contro il comune di Ancona per la mancata adozione del PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche) perché dopo innumerevoli richieste, sollecitazioni e impegni che il comune di Ancona si era assunto ,ad oggi ancora non ha adottato il PEBA/PAU. Ci siamo dovuti rivolgere alla magistratura per avere giustizia, per far rispettare i diritti delle persone con disabilità motoria e sensoriale, per far rispettare la legge, v chiedendo di valutare eventuali responsabilità degli amministratori e dirigenti del comune di Ancona. Da quanto sappiamo questo nostro esposto contro il comune di Ancona è stato archiviato. Il 27 ottobre del 2017 il Consiglio comunale di Falconara Marittima ha votato contro una mozione che chiedeva l’adozione del PEBA sostenendo che esisteva già un progetto in tal senso, peccato che era stato elaborato e approvato nel 2006 ed è rimasto sulla carta e dimenticato in un cassetto per più di 10 anni; tale progetto riguarda solo una parte del territorio comunale ed alcune parti sono oramai superate in quanto la situazione urbanistica e architettonica della città nel frattempo è cambiata. Il Consiglio comunale di Falconara vota contro una legge dello stato e ci chiediamo se questa amministrazione abbia sprecato il denaro pubblico sostenuto per l'elaborazione del PEBA ancora inutilizzato. Il 30 dicembre 2017 abbiamo inviato via pec una lettera a tutti i comuni delle Marche per chiedere l’adozione del PEBA/PAU ma, dopo 8 mesi, solo 12 amministrazioni hanno risposto. Possibile che i comuni delle Marche non si sentono il dovere di rispondere ad una lettera che chiede il rispetto di una legge dello stato? Il 18 luglio scorso, insieme ad altre associazioni abbiamo inviato una richiesta al Sindaco di Osimo per avere un incontro sul tema delle barriere architettoniche e sensoriali, ma non abbiamo avuto ancora nessuna risposta. Perché il comune di Osimo non da riscontro, dopo un mese, ad una richiesta di un appuntamento per discutere dei temi sulla disabilità? Potremmo continuare nell’elencare i casi nei quali i diritti dei cittadini e delle persone con disabilità vengono negati, disattesi e calpestati alla faccia della nostra Carta Costituzionale, delle leggi, dello stato di diritto e della tutela dei più deboli. Mi rivolgo a Voi, per sapere se questo comportamento degli enti locali delle Marche, può essere accettato ed è legale in un paese civile come l’Italia ritiene di essere? In attesa di un gentile riscontro, vi porgo i più rispettosi saluti.

Renato Biondini Biondini Renato (foto in basso), segretario cellula di Ancona associazione Luca Coscioni email cellulacoscioniancona@gmail.com pec biondinirenato@pec.it

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Commenti (1)

  • Si naviga -anche qui- nel l'illegalità, nessuno dei 6 capoluoghi ha adottato le normative. Avevano altre priorità e si vede.

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