Vestirsi bene, i consigli di Patrizio su Instagram: «Ma occhio alle trappole»

La passione per la moda, abbinata a quella per i social, gli ha portato un cospicuo seguito. Ma in rete non è tutto oro quello che luccica

Patrizio Perozzi

La foto che secondo lui stesso lo rappresenta meglio lo ritrae poggiato sulla parete di una scalinata multicolore a Vallemiano. Patrizio Perozzi è uno che “il monocolore lo lascia ad altri”, così come scrive nel commento a quella stessa foto. Osimano, 26 anni, consulente assicurativo bancario di professione e instagramer per passione. Passione che, abbinata a quella per la moda, gli ha portato in un anno e mezzo un seguito di oltre 35mila followers. A fotografarlo, mentre posa con i capi di abbigliamento che riceve dalle aziende, è la fidanzata Erica. Lui però non si sente né influencer né fashion blogger: «La prima domanda che mi faccio è perché una persona dovrebbe seguirmi? Ecco, io racconto me stesso e con le storie di Instagram alle persone ci arrivo meglio. Creo anche un rapporto interattivo con la gente, molti ad esempio mi hanno chiesto dove si trova quel sottopasso colorato in cui ho scattato la foto e tanti mi contattano per chiedermi consigli sul vestiario. Invece di guardare su Youtube come si fa ad indossare una cravatta, o a cercare tutorial su come andare vestiti ad un colloquio di lavoro, lo chiedono a me. Insomma, anche loro raccontano sé stessi e paradossalmente arriviamo ad abbattere il muro dei social».

La scalata

Patrizio si è iscritto ad Instagram nel 2012, all’età di 19 anni: «Ho iniziato a pubblicare qualche foto sul vestiario, mi piaceva reinventarmi e creare abbinamenti o stili diversi. Ho visto che c’era interazione e allora ho pubblicato dei video con le mie idee e consigli su come vestirsi per la sera o per il giorno. I consensi aumentavano e ho iniziato ad informarmi, a curare nel dettaglio il mio profilo, a rendere le foto più professionali con l’aiuto di Erica che è appassionata di fotografia». L’exploit è arrivato nell’ultimo anno e mezzo: «Da 8 mila followers siamo arrivati a 35mila». Ecco allora le collaborazioni con alcuni brand online: «All’inizio contattavo le aziende per farmi conoscere, poi ho ricevuto delle proposte di sponsorizzazione ma ho sempre preso compensi solo in materiale, mai soldi. Alcune sponsorizzazioni le ho anche rifiutate, perché voglio prima far conoscere me stesso dal punto di vista professionale. Se devi fare tutto questo per soldi allora ci sono tante altre attività». 

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I pericoli e il successo effimero

Instagram può creare anche trappole e meteore, Patrizio lo sa bene. Anzi, è lui stesso a spiegare come il successo, se costruito rapidamente, può risultare effimero. «Su instagram chi paga e promuove i propri post ha una corsia preferenziale, tanti ragazzi mi contattano chiedendomi come si fa ad aumentare i followers, addirittura alcuni mi domandano se conosco gente che a pagamento è disposta a promuove un post, magari con dei commenti. Io rispondo loro che quella non è la strada giusta- spiega Patrizio- nel lungo periodo si vede se un profilo è fake, perché non ha riscontro ed è privo di sentimenti. Questo sistema poi oscura il lavoro di chi lavora nel social media marketing. Se proprio dovete promuovere qualcosa a questo punto fate riferimento a loro, che sono professionisti, ma non a chi promette di vendere oro». I pericoli si nascondono anche dietro a una proposta di sponsorizzazione: «L’azienda ti contatta via mail e ti dice che ha visto il tuo profilo ed è interessata a che tu sponsorizzi un suo prodotto. A questo punto io controllo la serietà dell’azienda. Prima vedo se hanno una pagina Instagram e poi se hanno un blog, perché è difficile che un’azienda che produce non lo abbia. Poi tramite hashtag vedo se ci sono persone che hanno sponsorizzato quel nome in precedenza e se ho un dubbio le contatto. E’ capitato alcune volte che qualcuno mi dicesse che quella proposta non era “perfetta” e a quel punto non ho dato seguito alla sponsorizzazione». Ma in che senso “non perfetta”? Quali rischi si corrono?: «Nei social diamo tutti i nostri dati, pubblichiamo le foto di dove andiamo, forniamo il numero di telefono e l’indirizzo per le spedizioni. E’ capitato che alcuni influencer abbiano subito dei furti in casa mentre erano in vacanza. Poi c’è la questione delle foto. Io stesso ho trovato delle mie fotografie usate come immagine di profilo di pagine fake e ho dovuto segnalarle. Insomma, se qualcuno viene contattato con la mia faccia e non sono io…». Guardia alta, insomma, e Patrizio lo specifica perché tra i suoi followers ci sono anche ragazzi di 15 anni: «Gli adolescenti mettono di tutto nei social e mi piace dare questi consigli, perché in rete dai praticamente te stesso a qualcuno che non conosci». 
 

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