“O cacca o beréta roscia”, il motto di “Braghì" resiste nel tempo: storia e significato

Versione edulcorata di un detto popolare anconetano, forse poco conosciuto, ma che ha resistito nel tempo

Tra i detti anconetani c’è il simpatico (ma edulcorato) “O cacca o Beréta Roscia”. La storia di questo modo di dire è riportata sul portale anconanostra e comprende differenti interpretazioni tratte da “Dizionario del vernacolo anconitano” (Mario Panzini - Ancona), Dizionario dei dialetti dell’Anconetano (Spotti-Marcellini, Il Lavoro Editoriale, 1996), Aria d’Ancona (Il Mercatino) e il Calendario Anconitano. "O cacca o Beréta Roscia" è probabilmente meno conosciuto dalle nuove generazioni di anconetani rispetto ai più celebri "Ca' de Luzi" o alle maestrie del dottori "Bombi".

Secondo una versione il motto sarebbe ispirato ad un artigiano di piazza del Papa, titolare di un negozio di riparazioni per macchine da cucire e che veniva soprannominato anche “Braghì” perché indossava pantaloni cadenti e senza cintura. Braghì era un fiero ammiratore di Garibaldi e avrebbe inventato questo modo di dire, citando appunto il berretto rosso indossato dalle truppe del condottiero, per dire che chi sceglie di non combattere per la propria libertà spesso si ritrova in un mucchio di...(si, proprio lei). Il motto viene usato in alcuni casi anche come sinonimo di “o la va o la spacca”. 
 

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