L’8 Marzo della sanità, visite di controllo gratuite per le donne

Il presidente Ceriscioli in visita agli Open Days in rosa all’ospedale di Torrette dove si è parlato anche di tumori femminili

«Togliere valore ad una singola persona significa fare danno all’intera umanità.  Creare invece un luogo che mette al centro la persona è un bene per tutta la comunità. Penso sia questo il valore aggiunto dell’esperienza in corso agli Ospedali riuniti e poterlo prendere come modello l’8 marzo è un fatto di straordinaria importanza in un Paese dove questi concetti non sono ancora chiari». Lo ha detto il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, questa mattina all’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti dove, in occasione dell’8 marzo, sono in corso gli “Open Days in rosa”, visite gratuite di prevenzione per promuovere la salute delle donne (Info 071 596.5237). Nel corso della mattinata si è parlato di “Tumori femminili, dalla famiglia, alla clinica, all’innovazione”, all’Auditorium Totti. Per la parte medica e gestionale hanno partecipato il direttore generale azienda O.O.R.R., Michele Caporossi, la direttrice della Clinica Oncologica, Rossana Berardi, il presidente della Facoltà di Medicina Marcello D’Errico e la presidente della Fondazione O.O.R.R. Marisa Carnevali.  Sono intervenuti oltre al presidente Ceriscioli, il presidente IV Commissione Regione Marche, Fabrizio Volpini e il Rettore Univpm Sauro Longhi.

«La tappa che segniamo oggi – ha proseguito Ceriscioli - fa parte di un cammino estremamente positivo frutto di un grande impegno. Il principio è semplice. Possiamo spendere i nostri soldi per una cosa fatta bene o fatta male: spesso ci costa uguale. Il farla bene quindi, non è solo un fatto di spesa ma soprattutto di volontà, di voler lavorare in un modo nuovo, diverso, in grado di offrire di più: una qualità superiore, un’attenzione maggiore, un accompagnamento della persona in tutto quello di cui necessita. Preoccupandosi e occupandosi di tutti gli aspetti. Il tumore al seno per esempio è una patologia prevalentemente femminile,  ma può colpire anche gli uomini e l’impatto con la malattia non è certamente lo stesso, sia negli aspetti psicologici che nel percorso di cura. Prendersi in carico in modo integrale della persona, considerandola come individuo, è quello che sta facendo in questa struttura. Questo è un paradigma importante certamente nel percorso della Brest Unit, ma più in generale può tradursi in un modo di fare sanità, un modo di comportarsi e confrontarsi con le persone.  Parliamo di una realtà che restituisce valore alla persona ed il criterio vale ovunque e per chiunque si tratti: donna, immigrato, di diverso orientamento sessuale».

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