Ospedale e questura: così garantiamo la sicurezza nei reparti 

Denunce e segnalazioni all’autorità giudiziaria? Si, ma non solo

Oreste Capocasa e Michele Caporossi

Centinaia di denunce, perlopiù di furti ed occupazione abusiva di edifici pubblici, ma anche un aiuto concreto ai bisognosi che fanno dei corridoi dell’ospedale regionale la propria casa. Questura e Azienda Ospedali Riuniti hanno fatto il punto sullo stato della sicurezza nei reparti sia di Torrette che del Salesi. Il questore Oreste Capocasa ha richiamato l’attenzione sui casi che si sono registrati negli ultimi mesi: dai furti nelle borse dei pazienti che si assentavano dalla stanza per eseguire un esame medico alle insistenti richieste di obolo che talvolta, come in alcuni casi accertati di parcheggiatori abusivi all’ospedale di Senigallia, sfociano in vere e proprie estorsioni. «Ci sono fasce deboli a cui bisogna dare priorità e non posso pensare che in un ospedale, dove c’è il patema d’animo dei ricoverati e di chi li va a trovare, possano esistere determinate situazioni. Chi va a trovare i parenti non può essere afflitto anche dal pensiero di incontrare qualcuno che può mettere in atto gesti rilevanti che possono sfociare in estorsioni» ha detto il Questore. Proprio in ospedale era stata identificata una persona che rubava le carte di credito ai pazienti e per ben tre volte era riuscita a prelevare denaro dallo sportello bancario. I controlli degli ultimi mesi, grazie alla collaborazione con il personale interno dell’ospedale, hanno permesso di ridurre notevolmente la serie di fenomeni. Denunce e segnalazioni all’autorità giudiziaria? Si, ma non solo: «Ad alcuni soggetti presenti in modo rilevante abbiamo dato delle sistemazioni grazie a una rete con le strutture sociali e assistenziali. Ora l’ospedale vive un momento di sicurezza e i pazienti hanno meno apprensioni». Tra i casi portati come esempio c’è quello di una famiglia romana composta da madre, padre e figlia 30enne costretta alla strada per motivi economici. Il nucleo si era stabilito nei corridoi di Torrette da anni e grazie alla rete di assistenza e all’opera di convincimento da parte degli agenti in servizio all’ospedale ha accettato l’aiuto necessario. Ora vive in una casa nella città di provenienza. Alcune segnalazioni però hanno riguardato anche situazioni di degrado come persone che di notte urinavano sulle sedie delle sale d’attesa.   

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il direttore generale dell’azienda Michele Caporossi, il direttore amministrativo Antonello Maraldo, il direttore medico Gianluca Serafini, dirigente della squadra Volanti Cinzia Nicolini e il vice Franco Pechini. «In ospedale bisogna essere sicuri non solo per quanto riguarda le cure- ha detto Caporossi- se c’è un turbamento del’ordine pubblico si generano fenomeni di psicosi diffusa che in molte città sono al centro dell’immaginario collettivo». Durante l’incontro è stata spiegata anche l’articolazione dei servizi di sicurezza in ospedale. L’azienda ha investito oltre 110.000 euro e una task force interna chiamata Usocev controlla che non ci siano infermieri fuori dal posto di lavoro, la chiusura notturna degli oltre 70 accessi ma anche che il servizio di vigilanza in appalto svolga il suo compito a dovere. Le telecamere di sorveglianza sono un centinaio tra Torrette e la questura, oltre al posto fisso in ospedale, garantisce i controlli anche da parte della squadra Mobile con agenti in borghese e inserisce periodicamente gli ospedali come obiettivi specifici dei servizi di controllo del territorio. 

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