Reddito di Cittadinanza, Bravi all'attacco: «Parole di Di Maio sono inaccettabili»

«Non si riesce a capire quale debba essere il ruolo delle Regioni»

Luigi Di Maio durante la presentazione del Reddito di Cittadinanza

“Dichiarazioni offensive e inaccettabili quelle del Ministro Di Maio sulle Regioni a proposito dell’applicazione del reddito di cittadinanza”. L’assessore al Lavoro, alla Formazione e all’Istruzione Loretta Bravi sottoscrive e condivide le parole dell’assessore Cristina Grieco coordinatrice della Commissione Lavoro che in questi giorni ha risposto al vicepremier che, sulla questione dei navigator, ha accusato le Regioni di “fare casino".

«Ci tengo a sottolineare – prosegue l’assessore Bravi – che non discutiamo la bontà della misura, anzi siamo pronti ad erogare il reddito di cittadinanza nel modo più snello possibile vista la presenza di numerosi disoccupati sul nostro territorio, ma abbiamo molte preoccupazioni sulle modalità. Non si riesce a capire quale debba essere il ruolo delle Regioni. Le nostre priorità sono chiare: sostenere i disoccupati affinchè trovino al più presto un lavoro e un buon funzionamento dei servizi. Al tavolo della Commissione Lavoro abbiamo espresso queste preoccupazioni su tempi, sul personale e sulle modalità organizzative che caratterizzeranno la fase attuativa del decreto sul reddito di cittadinanza.  Proprio per discutere queste tematiche e trovare soluzioni condivise da tempo e più volte abbiamo richiesto un incontro con il Ministro, ma non abbiamo avuto alcun tipo di risposta». 

In particolare sulla questione dell’assunzione dei “navigator” l’assessore Bravi sottolinea: «Si è parlato di affidare le assunzioni dei navigator ad Anpal, ma queste assunzioni, secondo il Ministro, sono a contratto co.co.co per due anni: questo di fatto impedirebbe ad Anpal Servizi di “comandarli” alle Regioni perché il co.co.co è una forma di lavoro autonomo. Non ci sono state fornite  indicazioni su come le Regioni potrebbero utilizzarli, né cenni riferiti al rimborso dei costi. Le persone, si presume, dovranno essere accolte nei centri per l’impiego senza però capire come la Regione possa svolgere il ruolo di datore di lavoro e dotarli di postazioni di lavoro. Una postazione di lavoro implica uno spazio fisico a norma, arredi e attrezzature ,strumentazione di base e un innalzamento dei costi di gestione: pulizie, allungamento degli orari. Su tutto ciò non abbiano avuto alcuna direttiva ed il rischio è un pasticcio normativo e incostituzionale che alla fine danneggerà innanzitutto i cittadini».

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