Osimo, maternità a rischio chiusura: Pugnaloni guida la rivolta

Il primo cittadino di Osimo si mette alla guida dei sindaci della Valmusone e incontra il governatore Ceriscioli per salvare il punto nascite. La Regione resta per la chiusura ma incontrerà nuovamente i sindaci per una soluzione

"Caro Luca, siamo una comunità di 120mila persone. Rivedi la decisione di chiudere il punto nascite dell'ospedale di Osimo che i tuoi tecnici ti stanno imponendo". È un Simone Pugnaloni molto deciso quello che questa mattina è comparso alle telecamere di Buongiorno Marche, la trasmissione mattutina di Ètv. Il principio di una lunga giornata, qualche ora prima di incontrare direttamente il governatore Luca Ceriscioli. Alle domande della giornalista Linda Cittadini, il sindaco di Osimo ha ribadito la sua contrarietà alla chiusura del reparto di ostetricia del S.S. Benvenuto e Rocco, scagliandosi contro i dirigenti della sanità regionale e richiamando il governatore alle promesse dalla campagna elettorale.

"A Ceriscioli – ha proseguito Pugnaloni – vengono forniti numeri fuorvianti. A Osimo nascono circa 700 bambini e il punto nascite ha due riconosciumenti: dall'Unicef ed è uno dei sei ospedali "Comunità Amica del Bambino". Non si faccia mettere i piedi in testa da tecnici che per ragioni di bilancio puntano solo ad arrivare al premio di produzione". E ancora. "Chiedo a Ceriscioli di essere la persona che ho conosciuto in campagna elettorale quando aveva detto che avrebbe governato i territori con i sindaci. Non capisco tutta questa fretta di chiudere Osimo. Se si va verso un modello anglosassone che accentra tutto sul capoluogo, ok. Ma non vedo perché salvaguardare Jesi e Senigallia a scapito di Osimo. La richiesta? Potenziare la struttura con il servizio di guardia medica ostetrica h24, potenziare il pronto soccorso e i reparti di chirurgia e medicina. Possiamo arrivare a 1000 nascite anziché intasare ulteriormente il Salesi o far percorrere 40 chilometri fino a Jesi ai nostri cittadini".

Oggi da Ceriscioli, il sindaco osimano era insieme ai sindaci di Castelfidardo e Camerano e a rappresentanti di Offagna e Numana per consegnare circa 5000 firme dei cittadini che hanno sottoscritto la petizione "salva ostetricia". La risposta di Ceriscioli è stata lapidaria nel ribadire la necessità di rispettare l'accordo Stato Regioni del 2010 e la seguente delibera regionale del 2011 che prevedono la chiusura dei punti nascita sotto i 1000 parti. “Un obiettivo da raggiungere gradualmente - spiega Ceriscioli - chiudendo prima i reparti sotto i 500 in modo da permettere una redistribuzione dei parti e creare un nuovo assetto”. Secondo la Regione Osimo, Fabriano e San Severino devono chiudere il 31 dicembre. Ceriscioli ha comunque promesso, alla luce delle ragioni dei sindaci, un ulteriore incontro a stretto giro. "Un incontro franco, a tratti animato", come lo ha definito Pugnaloni, al quale hanno partecipato anche il direttore generale Asur Marini, il direttore sanitario Asur Storti, il primaria di ostetricia di Jesi, facente funzione ad Osimo Curatola ed il presidente commissione sanita' il consigliere regionale di Senigallia Volpini.

Una battaglia in cui Pugnaloni si sta spendendo guidando i sindaci della Valmusone. E questo nonostante potrebbe non vedere il 31 dicembre ancora da sindaco. Osimo è infatti in attesa del verdetto del Consiglio di Stato sulla travagliata elezione 2014 che potrebbe – udienza fissata il 10 dicembre – portare al ribaltone con la consegna della fascia tricolore di primo cittadino a Dino Latini.

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