Comuni, contributo radoppiato per Trecastelli e Vallefoglia: enti nati dalle fusioni

Per il presidente dell'Anci Marche Maurizio Mangialardi le fusioni e le unioni dei comuni sono una scelta culturale, non politica

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

ANCONA - «Il futuro assetto istituzionale che vogliamo costruire é il ruolo centrale dei comuni perché a diretto contatto con i cittadini le cui istanze, richieste, malumori, suggerimenti, vengono raccolti proprio dai sindaci: ecco alcuni dei temi che hanno animato il dibattito tra Anci e governo negli ultimi mesi». A ricordarlo è Maurizio Mangialardi, presidente di Anci Marche che fa il punto sulle possibilità offerte ai comuni costituitisi con la fusione e l'unione rivendicando il ruolo che l'Anci ha avuto quale redattore dell'emendamento a favore delle fusioni inserito nella legge di stabilità.

L’articolo 53, infatti, traghetta i Comuni dalle vecchie regole del patto di stabilità alle nuove regole del pareggio di bilancio della legge 243. Nel 2015 è ancora in vigore il patto di stabilità ed il vincolo maggiore agli investimenti comunali è dato dalle somme pagate alle imprese al momento della presentazione degli stati di avanzamento dei valori. »La legge di stabilità – ha aggiunto il presidente dell'Associazione dei Comuni Marchigiani - raddoppia i contributi a disposizione dei Comuni risultanti da fusione. Il risultato è che due comuni marchigiani, Trecastelli e Vallefoglia, si portano a casa un contributo extra complessivo di 810.000 euro per 10 anni che si sommano agli altri 810.000 che già ricevono». «Ecco quindi – insiste – che dobbiamo uscire dalla logica demografica e dell’obbligatorietà dando la possibilità ai Comuni di individuare gli ambiti omogenei adeguati entro cui incentivare le gestioni associate, sia rispetto all’efficientamento dei servizi che rispetto al tema del patto di stabilità». Le fusioni rappresentano un percorso di grande innovazione costituzionale che, ponendo al centro le decisioni dei cittadini, ne rivela il carattere pienamente democratico per una tematica che non rappresenta un'operazione di spending review ma una scelta politica, culturale, che spinge ad una modernizzazione ed innovazione del sistema dei comuni. «Chi osteggia questi processi teme per la riduzione dei servizi» – ha aggiunto Mangialardi. Anci Marche, senza preclusioni o posizioni preconcette, esorta i sindaci a non avere paura dei cambiamenti considerando questo processo una sfida al futuro ma ha al contempo chiesto una maggiore flessibilità e autonomia nelle fusioni procedendo attraverso un percorso maturo che passi dapprima per le gestioni associate e che guardi all'efficacia amministrativa.

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