Calenda show e flirt con la Mancinelli: «Ti do la tessera numero due del mio partito»

L'europarlamentare ha catturato l'attenzione di un anfiteatro gremito. Non ha risparmiato Salvini, ha parlato dell'accordo Pd-M5S e si è lasciato andare a un siparietto con la Mancinelli

Carlo Calenda e Valeria Mancinelli

Calenda show ieri sera al parco di Posatora, con l’europarlamentare dem che trai temi del lavoro, crisi di Governo, sicurezza, energie rinnovabili e istruzione pubblica ha catturato l’attenzione con interventi a ruota libera. Dall’addio al Pd: «Sono ancora nella fase dell’elaborazione del lutto» a Salvini, definito: «Bullo di cartapesta mezzo nudo al Papeete». A metà serata il siparietto con l’intervistatrice d’eccezione, Valeria Mancinelli. Il sindaco ha applaudito e annuito a quasi tutti gli interventi dell’ex ministro dell'economia sui temi della politica nazionale e lui ha risposto scherzando (chissà fino a che punto): «Ti darò la tessera numero due del mio partito». Sì, perché Calenda ha ribadito l’intenzione di creare una nuova forza politica: «Non sarà un movimento mio, l’intenzione è quella di dare una casa ai riformisti e darò la possibilità agli iscritti Pd di avere una doppia tessera e di lavorare insieme». Quella famosa tessera numero due ha già un nome? «Vedremo» ha detto la Mancinelli a margine dell’incontro, ma il sindaco è stato chiaro: «Sono d’accordo con il 95% di quello che dice Calenda, ma il Pd non lo lascio». 

Anfiteatro gremito con Calenda che ha catturato l’attenzione per più di un’ora. Interventi sull’attualità politica non erano in programma, li ha tirati fuori lo stesso ex ministro dell’economia. Il filo conduttore è chiaro: nessuna politica di opposizione al Partito Demicratico, testimone il fatto che proprio oggi Calenda sarà alla festa dell’Unità di Pesaro: «Rispetto la linea di un accordo il M5S ma non la condivido, il senso non è abbandonarli ma combattere insieme i prossimi anni di battaglie ciascuno con le proprie idee. Non potevo stare in un partito che apre ai Cinquestelle». Quali battaglie? Quella più immediata, dice Calenda, non riguarda lo spauracchio del ritorno del fascismo e neppure Matteo Salvini: «Il problema non è Salvini, è capire perché gli italiani hanno cominciato a votare a destra per tornare indietro a un mondo piccolo e chiuso. Salvini è irrilevante, voleva pieni poteri, ma lo guardate in faccia com’è?- ha detto Calenda- il problema è capire perché l’operaio o la donna che vive nel quartiere disagiato votano per lui. Questa è politica, non inseguire la destra». Tema che ha dunque portato Calenda a ribadire quella che per lui era una necessità, le votazioni: «Non si può difendere la democrazia dalla democrazia, se scegliete questo preparate alla dittatura». Dall’analisi politica a quella economica: «Il taglio delle tasse è impossibile se si vogliono una sanità e una scuola pubblica che funzionino». Calenda ha anche manifestato l’aspirazione, un giorno, di diventare ministro della Pubblica Istruzione: «E’ il lavoro più importante che ci sia». Poi il tema del lavoro, da rilanciare secondo l’europarlamentare perseguendo tre punti. Il primo: «Accelerare gli investimenti pubblici, che noi non facciamo perché siamo ossessionati dalla corruzione. Invece di mettere in galera chi fa corruzione facciamo in modo che agli appalti non si possano fare, una soluzione un po' fragile sotto il profilo operativo anche èerché più burocrazia metti e più corruzione c’è». Il secondo punto: «Stimolare gli investimenti privati, abbassando le tasse per le imprese che investono». Il terzo: «Formando ed educando le nuove generazioni, perché c’è una differenza clamorosa tra formazione e domanda di lavoro. C’è uno snobbismo delle famiglie, nonostante gli istituti tecnici superiori garantiscano al 90% un posto di lavoro le famiglie non iscrivono i figli perché proprio perché si chiamano “istituti tecnici”». Calenda ha parlato anche del “nanismo imprenditoriale”: «In Italia dicono che c’è richiesta di ingegneri, allora perché vengono pagati 1.200 euro al mese?» E poi: «I lavori nel lungo periodo saranno più umanistici che tecnici. La tecnologia la potrai comprare, ma non potrai comprare il “come usarla”. Questa è una variabile che dipende dalla cultura che hai». Chiusura con una scommesssa: «Se domani decidiamo di non fare più riforme e mandiamo avanti l’Italia con la sua struttura, facendo funzionare i ministeri come Dio comanda, l’Italia migliorerà dell’80%». 

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