Pd Marche, Gostoli parla da mister: «Basta catenaccio, cambiamo sistema di gioco»

Il nuovo segretario regionale del partito democratico si presenta con metafore calcistiche e incassa anche l’appoggio della Mancinelli. Comi saluta

Giovanni Gostoli

Al come mettere in campo i giocatori ci ha pensato lo scorso 2 dicembre, data nella quale gli elettori marchigiani del Pd lo hanno scelto come nuovo segretario regionale attraverso le primarie. In panchina Giovanni Gostoli ci si siederà il 16 dicembre quando sarà formalmente nominato dall’assemblea del partito, ma lui parla già da mister. E fa bene, perché come in ogni club che si rispetti c’è stata la conferenza stampa di presentazione ufficiale: «Basta catenaccio, cambiamo gioco, serve una squadra che sappia ricostruire il partito» sono state le prime parole del nuovo responsabile regionale che guiderà i dem alla sfida delle Regionali. Cambiare gioco? In che senso?: «Meno ambizioni e più azioni concrete, in questi giorni ripartirò dai circoli e dalle periferie soprattutto delle aree interne, anche nelle aree più piccole per incontrare la nostra straordinaria comunità. Il Pd sarà la casa dove tutti potranno far sentire la propria voce nel rispetto della pluralità e voglio guardare il partito dalla base, cioè da come lo guardano anche gli stessi volintari». Lo staff del nuovo corso Gostoli sarà caratterizzato da una equità di genere: «Metà donne e metà uomini nella segreteria regionale, nomi giovani che lavoreranno insieme ai segretari provinciali» ma anche figure per le quali l’iscrizione al partito democratico non sarà “condicio sine qua non”: «Istituiremo tavoli tematici sulle priorità che interessano ai cittadini, io ho a cuore la ricostruzione dal terremoto ma anche il fare impresa, la sanità e i servizi sociali con le infrastrutture e i governi locali». L’idea di coinvolgere competenze di figure esterne al partito è una di quelle che Gostoli ha accolto dallo sfidante Paolo Petrini, battuto alle primarie con il 68% delle preferenze. Petrini, sostenuto dal sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, ha fatto man bassa solo nel capoluogo e provincia, portandosi via il 75% dei voti e proprio a lui e alla Mancinelli sono andati i primi pensieri di Gostoli: «Ho chiamato entrambi, stamattina ho parlato con la Mancinelli e la prossima settimana ci incontreremo per scambiare riflessioni e lavorare sull’unità del Pd. Operare in armonia è la condizione fondamentale per rilanciare il partito». Nel nuovo gioco che porterà la squadra Pd alle Regionali sarà Ceriscioli il centravanti di sfondamento? Troppo presto per dirlo: «Andando in giro la gente non mi ha chiesto chi sarà il nostro candidato, ma di ricostruire il partito partendo dai territori e di aiutare la Regione a rilanciare la sua azione di governo. Oggi il presidente è Ceriscioli e noi lo sosteniamo, ma per i nomi delle candidature non è ancora il momento». Valeria Mancinelli, chiamata in causa, era in altre faccende affaccendata. Alla presentazione di Gostoli non c’era, perché impegnata in un consiglio comunale aperto sul tema della sicurezza, ma da Palazzo degli Anziani ha detto comunque la sua.

L’appoggio della Mancinelli 

«Confermo tutto, Gostoli mi ha contattato e sono ben disposta a incontrarlo- ha commentato il sindaco- Nella sua campagna per le primarie ha detto che concorda sul fatto che c’è bisogno di una svolta radicale, il tema è come si fa a fare questo. Sulla necessità di questa svolta siamo concordiamo e ora vedremo insieme come si fa». 

francesco comi e giovanni gostoli segreteria pd-2

Comi passa la mano 

Seduto accanto a Gostoli c’era invece il segretario uscente Francesco Comi, che ha commentato anche i numeri delle primarie: «Sarò sempre orgoglioso di aver fatto il segretario del Pd, ora si apre una fase nuova e mi concentrerò su altre priorità come la famiglia, anche se come semplice iscritto non mi sottrarrò al dare una mano». Poi un riepilogo e una riflessione sui numeri: «Il risultato è stato inequivocabile, Gostoli è il leader con 8.850 preferenze, quasi il 70%, contro i 4.180 consensi di Petrini. I numeri dicono che se a Pesaro non si fosse votato (città del nuovo segretario) lui avrebbe vinto ugualmente con oltre 5.000 voti. Allo sfidante riconosciamo di aver partecipato lealmente e di aver portato il contributo di esperienza e contenuti. Ora comincia una fase nuova». 


 

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