Elezioni, tra i litiganti Pd e il Movimento 5 Stelle godono le liste civiche

Delusione anche dentro i partiti di destra con Massimiliano Lucaboni di Forza Italia a Jesi che stamattina ha annunciato le dimissioni da ogni incarico di partito

Bacci durante la chiusura della campagna elettorale - credit Cristian Ballarini

I territori non sempre rispondono alle logiche che sottendono ai movimenti tettonici dei grandi partiti politici nazionali e mai come in queste elezioni amministrative il dato diventa palese anche nella provincia di Ancona perché, mentre si faceva largo l’idea di una battaglia a due, tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, alla fine, in uno sconfortante calo delle affluenze, gli elettori hanno assistito ad un’avanzata dei terzi incomodi: le liste civiche. Quei simboli colorati e incomprensibili ai più oggi vogliono essere elemento di rottura con la presunta vecchia politica e, almeno alle urne, riescono ad esserlo meglio del Movimento. I 5 Stelle paiono scippati dello scettro di principi della rottamazione, ma sono tutt'altro che superati o "finiti" come vorrebbe chi guarda al voto come una specie di ring pugilistico su cui ci si gioca tutto. Fatto sta che il vento delle civiche trova massima potenza a Jesi dove hanno votato 18.578 persone, riconfermando il sindaco uscente Massimo Bacci. Sempre lontano dalle bandiere di partito, il giorno prima del voto era in piazza a mangiare un gelato con una delle tante t-shirt dai colori sgargianti della sua lista "Jesiamo", votata da 3.680 cittadini (22,35%). E’ Bacci il simbolo delle civiche che ha conquistato 10.781 voti (59,48%) sostenuto da altre tre liste cittadine: Jesinsieme che ha preso 3.154 voti (19,15%), Patto Per Jesi che ha preso 2.108 voti (12,80%) e Insieme Civico 702 voti (4,26%). «Il risultato di queste elezioni mi rende davvero orgoglioso - ha detto Bacci - Abbiamo ricevuto un gratificante riconoscimento per il lavoro svolto in questi cinque anni. Contestualmente, però, mi dà, anzi ci dà, grandissima responsabilità, da oggi ai prossimi cinque anni, perché questa enorme fiducia va ripagata. Oggi festeggiamo e recuperiamo le forze. Da domani ci rimetteremo con testa e cuore sulle questioni che interessano la città per fare del nostro meglio»

A distanza il Partito Democratico votato da 2.508 persone (15,23%) a sostegno di Osvaldo Pirani che, con una nota stampa ha fatto sapere: «Speravamo di essere riusciti a ricostruire un rapporto con i nostri elettori, ma evidentemente 3 mesi di campagna elettorale non sono stati sufficienti. Vedo anche che nessun'altra forza è riuscita minimamente ad intercettare il consenso in questa città e mi rammarico per la forte astensione che assolutamente non deve appartenere ad una città della tradizione democratica di Jesi». Le civiche Jesi in Comune e Laboratorio di Sinistra che sostengono Samuele Animali sono state votate da 2.236 elettori (12,33%). Delusione in casa Movimento 5 Stelle dove Luca Bertini ha preso 1.138 voti (6,27%), catapultato dall’idea di partecipare al ballottaggio all’esclusione dal consiglio comunale. Giù anche le destre con Silvia Gregori della Lega Nord che ha preso 658 voti (3,63%) e Massimiliano Lucaboni di Forza Italia, appena 227 voti (1,25%), che stamattina ha annunciato le dimissioni da ogni incarico di partito. Anche se per questi ultimi non è detto non ci sia posto per i candidati sindaco. 

Le stesse liste civiche che hanno conquistato Jesi hanno monopolizzato le lezioni dei comuni più piccoli Offagna, Rosora e Corinaldo. E se dietro qualche simbolo fantasioso si dovessero nascondere uomini e donne legati alla politica tradizionale dei partiti, non si può non prendere atto di come quegli stessi partiti abbiano bisogno di cambiare abito per calamitare voti, quasi di nascondersi a chi la politica non la segue da vicino. Si impone dunque una riflessione più ampia su come l’elettorato dei territorio guardi con sempre maggiore diffidenza alla politica dei partiti tradizionali.

Discorso diverso su Fabriano dove il ballottaggio sarà tra tra il candidato del Partito democratico Giovanni Balducci e Gabriele Santarelli del Movimento 5 Stelle. In vantaggio i democrat ma, guarda un po’, solo grazie al sostegno di 3 liste civiche in grado di pompare voti al partito di centrosinistra che, da solo, ha preso meno voti dei grillini (2.252 contro i 3.289). Non solo perché nella città della carta trovano spazio anche Fabriano Progressista di Vinicio Arteconi che fa riferimento al partito Articolo Uno di Massimo D’Alema e le destre a sostegno di Vincenzo Scattolini, grazie ad una coalizione formata da Lega Nord con 557 voti (4,9%), Fratelli d’ Italia con 389 voti (3,%) e, manco a dirlo, una lista civica a sostegno del candidato: Libertas Democrazia Cristiana che, con 757 voti (6,7%), è stata la quarta lista più votata di Fabriano. 

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