Il candidato risponde alla lettera del cugino

"Ovviamente non mi ritiro affatto ma anzi farò di tutto per sfrattare da Palazzo del Popolo i professionisti della politica" scrive Tombolini

Stefano Tombolini

"Caro Antonio, da candidato sindaco di due liste civiche vere e del centro destra unito non ho proprio nulla di cui vergognarmi. Le mie scelte sono chiare e trasparenti. Ho la coscienza tranquilla e le spalle larghe. Ed anche il savoir faire necessario per ringraziarti del  contributo politico/programmatico/familistico che hai voluto affidare alle pagine del Corriere Adriatico". Inizia così la risposta del candidato a sindaco di Ancona per il centrodestra Stefano Tombolini che, dopo la levata di scudi da parte del fratello e le sorelle, replica direttamente alla lettera con cui il cugino Antonio gli aveva chiesto di ripensare alla sua candidatura. 

"Avrei potuto etichettarlo come strumentale, come già preparato da tempo per poi servirlo in occasione della visita di Sgarbi. Non lo faccio.  Però mi sento in dovere di ringraziare anche il Corriere per avere cortesemente ospitato il tuo sfogo liberatorio nel quale hai maldestramente voluto coinvolgere il nostro albero genealogico. Il mio è un ringraziamento sentito e non di maniera. Forse non te ne sei accorto ma la città dei nostri cari è cambiata profondamente. La mia città(  tu vivi a Loreto) soffre e, se sei un attento osservatore, avrai anche letto il programma della mia coalizione. Senza tema di essere smentito, i provvedimenti in favore delle famiglie meno abbienti, dei giovani senza lavoro, degli anziani soli che non possono neppure permettersi le cure mediche, vanno nella direzione giusta. E’ evidente che non sono state le parole spesso sopra le righe di Sgarbi ad alimentare gli anni di malgoverno Pd che hanno impoverito la città. Che l’hanno spenta e l’hanno resa succube di una mefitica egemonia sociale, economica, politica e culturale. E’ tutto qua. Se non l’hai capito mi dispiace, ma non posso farci niente. Anzi, concludo ringraziando nuovamente  te per la accorata missiva ed il Corriere per aver fatto da cassa di risonanza ad una candidatura – la mia – che infastidisce il sistema ma che farà del bene alla nostra comunità. Ovviamente non mi ritiro affatto ma anzi farò di tutto per sfrattare da Palazzo del Popolo i professionisti della politica".

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