Politiche sociali, cooperative e Comune sotto accusa: «Si spendono 30mila euro al giorno»

Affondo di Stefano Tombolini, candidato di centrodestra e civiche, sulle politiche sociali adottate da Valeria Mancinelli: «Si cambia per dare davvero a chi non ha»

«Undici milioni di euro. Euro più, euro meno. Ovvero 30 mila euro/giorno che il Comune di Ancona affida alle cooperative sociali per garantire quei servizi che istituzionalmente il Comune deve soddisfare. In pratica le politiche sociali affidate quasi esclusivamente alle cooperative. Ma c’è di più, la programmazione degli interventi vecchi e nuovi viene condotta unicamente dalle stesse cooperative. Il Comune governato dalla sindaca renziana uscente sostanzialmente si comporta da notaio e registra. Senza che la rendicontazione avvenga in modo congruo e senza un effettivo controllo sulla ricaduta reale dei progetti elaborati e messi in cantiere». È l’attacco di Stefano Tombolini, candidato sindaco di centrodestra e liste civiche, contro il sindaco Valeria Mancinelli.

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«La mia coalizione – prosegue la nota - intende modificare radicalmente questo sistema. Il Comune deve riappropriarsi della sua funzione propositiva e di indirizzo. Non possono essere le cooperative a dettare i tempi e le modalità di certi servizi. O peggio ancora a proporne di nuovi soltanto per dar lavoro a qualche loro settore o magari per far utile e ripianare i loro bilanci. Fra l’altro la riforma del terzo settore potrebbe dare ulteriori poteri di proposta  al mondo della cooperazione e quindi è indispensabile una vera correzione di rotta. Ecco, perché occorre la massima chiarezza nei rapporti fra Comune e quel mondo virtuoso della cooperazione che operosamente vive la difficile quotidianità di quell’umanità sofferente che purtroppo ad Ancona non ha trovato adeguata sponda in una amministrazione preoccupata più di imbellettarsi che di sporcarsi le mani. La mia giunta di cambiamento farà proprio questo. Spenderà meglio ed in progetti mirati i pochi fondi disponibili. Pensando soprattutto a coloro che finora non hanno avuto voce o che sono rimasti vergognosamente inascoltati».

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