Signorini, bene ma non benissimo mentre Luchetti tiene in piedi la baracca dem

L'analisi del voto falconarese, schieramento per schieramento. Chi vince e chi perde in una frammentazione superata solo nel 2008 quando corsero ben 8 candidati

Chi ha vinto? Chi ha perso? Le elezioni del 10 giugno consegnano una città profondamente divisa dove non sono mancate sorprese ma dove anche i riflessi della politica nazionale hanno avuto la loro parte. Abbiamo analizzato il voto di ogni schieramento. Tra una coalizione di centrodestra in lieve calo e il Pd ai minimi storici ma pronto comunque a giocarsi la partita. Prima storica del Movimento 5 Stelle e, forse, pure della Lega mentre volano nei consensi - ma non negli scranni - i Comitati ambientalisti.

La Prof e il centrodestra

Al tempo delle ideologie la vita politica era scandita da congressi e mozioni. Oggi non è più così e nelle Falconara delle civiche al potere, non essendoci stati veri e propri momenti assembleari se non periodiche riunioni di maggioranza – spesso solo degli eletti – il congresso tra brandoniani e astolfiani si è consumato alle urne. Con il risultato che Falconara in Movimento supera Uniti per Falconara: 14,97% contro il 12,74%. Circa 150 voti che però assicurano, in caso di vittoria della candidata Stefania Signorini, 5 consiglieri comunali a Fim contro i 4 di Upf. Il sindaco uscente Brandoni se la cava con 353 preferenze. Bene, se pensiamo al derby con Matteo Astolfi (220), ma non benissimo se si considerano i 10 anni passati al governo della città.

Sorprende in coalizione il risultato di Direzione Domani che in poco meno di due mesi di lavoro ha catturato 587 voti e, sempre in caso di vittoria, eleggerà anche Caterina Serpilli. Deludente, invece, il risultato di Ridisegnare Falconara nonostante le 57 preferenze di Carmelino Proto. Rispetto a 5 anni fa la coalizione perde circa 2500 voti per via del risultato blando di Upf, quello negativo di Ridisegnare, l'affermazione della Lega e un po' di astensionismo. Per fare l'ultimo scatto servirà, per forza, andare a colloquio con il Carroccio e con altre forze rimaste fuori. Il dialogo con la Lega sarà molto più facile del previsto. Se vince la Signorini, Caricchio entra in consiglio comunale. Se vince Luchetti il partito di Salvini resta fuori.

Luchetti e la baracca dem

Per Marco Luchetti non deve essere stato facile affrontare una campagna elettorale con un partito ai minimi storici, in caduta libera su tutti i fronti. Il candidato è sembrato spesso solo nell'affrontare la campagna elettorale ma si è speso bene e ha raggiunto quel ballottaggio che i più disattenti davano per scontato ma che in realtà, anche nel corso dello spoglio, è stato in bilico con Loris Calcina. Lui ha tirato e ha lavorato bene. Altrettanto non si può dire dell'altra lista politica, quell'Insieme per Falconara, mix tra socialisti, repubblicani e Udc che, insieme, supera di poco i 300 voti. L'ex assessore brandoniani Marcatili arriva ad appena 25 preferenze, il presidente della Pro Loco Piccinini a 42 e il repubblicano Menotti a 52. Quest'ultimo, in caso di vittoria al ballottaggio senza apparentamenti, tornerenne in consiglio comunale dopo l'esperienza 2008/2013. In caso di vittoria entrerebbero in consiglio anche l'ex presidente della Croce Gialla, Pasquale Palumbo e Mauro Boncristiano.

L'uomo più conteso del momento è Loris Calcina

Il volto storico dei Comitati Cittadini, colui che Cittadini in Comune ha contribuito a fondare è anche l'artefice di questo storico risultato. Non in termini di seggi conquistati ma in quanto a percentuale raggiunta. Se guardiamo ai precedenti, Calcina con il suo 16,41% ha fatto meglio di Riccardo Borini nel 2013 (10,06%) e di Carlo Brunelli nel 2008 (11,59%). Mettiamoci anche la lotta serrata data dal Movimento 5 Stelle per pescare in quell'elettorato e capiamo che il risultato è più che considerevole. Tra i candidati consiglieri, Roberto Cenci (298 preferenze) è secondo solo al sindaco uscente Goffredo Brandoni. Il corteggiamento a Calcina è già iniziato ma la partita è molto delicata. Un apparentamento con Marco Luchetti, ufficiale o meno, può costare molto a un movimento che negli anni passati, ma anche di recente, ha criticato aspramente la Regione Marche per tutto quel che concerne la questione Api. Lo stesso Luchetti, nel 2011, da assessore regionale, fu contestato per l'ok al progetto di rigassificatore presentato dalla Raffineria. Ammiccano a Calcina anche le frange più "verdi" della maggioranza uscente come la stessa candidata Signorini, Yasmin Al Diry, Valentina Barchiesi: al di là delle divergenze, la stima per il personaggio e gli avvicinamenti su vari temi non è mai mancata. Anche a costo di far saltare sulla sedia l'ormai ex sindaco Brandoni.

Frapiccini, il primo grillino al Castello

Comunque andrà, sarà un successo. Non in termini di voti visto il consueto naufragio al quale si assiste confrontando dati nazionali con quelli locali (dal 34,19% di marzo al 10,69% di adesso) ma per il risultato concreto. Sia che vincerà la Signorini, sia che a prevalere sia Luchetti, il Movimento 5 Stelle avrà un suo rappresentante in consiglio comunale. Frapiccini ha condotto una campagna elettorale all'attacco cercando di erodere fette di elettorato un po' a tutti. E ci è riuscito. Nel 2013, alla sua prima candidatura, si era fermato ad appena 716 voti. Dalle urne del 10 giugno ne sono usciti 1.263. Ora dalle parole si passa ai fatti, dal web alla vita reale.

Lega, il simbolo del momento

Ha saltato la maggior parte dei confronti tra sindaci. Quando ne ha avuto la possibilità non ha brillato. Ha persino rinunciato alla sua immagine lanciando volantini con il volto sorridente di Salvini anziché il suo: "Vota Caricchio" ma di fianco c'era la foto del leader leghista. Eppure il Carroccio ha sfondato. Può anche entrare in consiglio ma per farlo dovrà fare il tifo per la Signorini. Siamo sulla strada di un accordo? Incontri c'erano stati anche prima ma poi la questione del simbolo ha diviso le strade. Quel simbolo con Alberto da Giussano (o si tratta di Matteo da Milano) che da solo – perché l'apporto dei singoli consiglieri con le loro preferenze è davvero risibile - ha catturato un voto ideologico puro. Non i 2.261 voti di marzo ma comunque ben 1.001 di un elettorato che non la più pallida idea di chi sia il candidato ma se ne frega. E vota lì a testa bassa.

Falconara a Sinistra (come da pronostico) chiama Luchetti

Nemmeno il tempo di finire la conta che Falconara a Sinistra ha subito fatto sapere che farà il possibile per battere la destra (leggi Signorini) e "liberare" la città. Che sarebbe finita così, con un tentativo di apparentamento, lo sapevano anche i sassi. Massimo Marcelli Flori, 17 anni dopo la sua prima candidatura a sindaco, porta in dote 321 voti. Quasi niente. Marco Luchetti però avrà bisogno anche di raschiare il barile se vuole giocarsela. Le parti si conoscono da tempo. Marcelli Flori ha sostenuto il sindaco Riccardo Recanatini nel 2006, di cui poi è stato assessore ai Lavori Pubblici, e la candidatura di Emanuele Lodolini nel 2008. L'ex assessore regionale di Rifondazione Comunista, Marco Amagliani, nel dietro le quinte di questa avventura, ben conosce Luchetti con il quale è stato in maggioranza con Gian Mario Spacca in Regione Marche. Se apparentamento sarà e, ovviamente, in caso di vittoria, i comunisti torneranno al Castello dopo un decennio. A farne le spese sarebbero i dem: Marcelli Flori entrerebbe al posto Stefania Renzi (47 preferenze).

Il tonfo di Insieme Civico

C'era una volta l'Insieme Civico, lista rivelazione delle Comunali 2013, con una consigliera eletta nello stupore generale. C'è oggi un Insieme Civico che, dopo l'addio alla maggioranza, in dissenso per la scelta di candidare Stefania Signorini, i disconoscimenti di Yasmin Al Diry prima e Giorgia Fiorentini poi, crolla su se stesso al termine di un'impresa a dir poco improbabile. Fiacca la lista, non incisivo il candidato Matteo Marinacci, bravo carabiniere del Radiomobile di Ancona ma apparso non propriamente a suo agio nei panni politici. Per altro qualche lieve problema di salute gli ha fatto saltare gli ultimi decisivi giorni di campagna elettorale. Risultato: dai 641 voti del 2013 agli appena 199 del 2018. Da sola, la sconfessata Yasmin Al Diry, ha fatto poco di meno (190).

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