Arrivano i primi provvedimenti per i dipendenti infedeli, tutti i "perché" della Mancinelli

Il sindaco Valeria Mancinelli ha fatto il punto sul terremoto giudiziario che ha scoperchiato un sistema di corruzione all'interno del Comune dorico

Valeria Mancinelli

«Avrei potuto spegnere il Comune e attendere gli sviluppi dell’inchiesta e poi riaccenderla, ma non è possibile. Ci sono gli operatori del porto che aspettano la questione di via Mattei, c’è lo stadio Dorico, il mercato del Piano, le strade. E allora ho deciso di andare avanti e prendere delle decisioni ferme oggi, sulla base del quadro attuale e stare a vedere gli sviluppi futuri e in base a quello riservarmi di intervenire più avanti. Se ho un’ape in casa non uso un bazooka per ucciderla, buttando giù mezza casa, se ho un’invasione ok, lascio la casa e chiamo una ditta per la disinfestazione. A me pare che qui non sia nessuna delle 2, abbiamo un po’ di insetti fastidiosi, per cui ho deciso di prendere decisioni proporzionate nei confronti dei dipendenti immediatamente coinvolti». Così ha parlato il sindaco Valeria Mancinelli in una conferenza stampa tenuta oggi a palazzo del Popolo per fare il punto sul terremoto giudiziario che, attraverso l'inchiesta "Ghost Jobs", ha scoperchiato un sistema di corruzione all'interno del Comune dorico. 

I provvedimenti a carico dei dipendenti infedeli

Quali? Bonci è già in carcere e sta per arrivare una sospensione; spostato dall’Ufficio un collega che, stando alle intercettazioni ambientale, era colluso con Bonci e lo aiutava nelle pratiche da falsificare, inoltre si sta ragionando anche come intervenire su una terza collega con cui Bonci si era sfogato quando era venuto sapere di essere indagato, che dunque sapeva tutto e non ha denunciato. Tutti dipendenti comunali che, se dovessero arrivare ad una condanna definitiva per i reati contestati, saranno quasi certamente licenziati. 

Una premessa, una considerazione e la rabbia del sindaco

E tutto il resto? Arriva l’alt della Mancinelli perché a tutto il suo discorso c’è una premessa fondamentale: il quadro informativo é incompleto perché, fonti ufficiali sui fatti, al netto di quanto raccontato dalla stampa, non ce ne sono, per cui, per la Mancinelli l’unico dato certo è che ci sono gravi indizi di reato a carico del geometra Simone Bonci e di alcuni colleghi d’ufficio che sapevano tutto e lo agevolavano. Sul resto, massimo garantismo e si resta in attesa di ulteriori chiarimenti da parte della Magistratura. «L’unico soggetto indagato per corruzione è il geometra agli arresti, tutti gli altri dipendenti comunali sono oggetti di accertamenti e nessuno di loro è indagato per corruzione, il che significa che oggi, nei confronti di altri, gli inquirenti non solo non hanno prova ma nemmeno il dubbio che siano corrotti. Dunque parto da questo dato per la decisione che ho preso. Stesso discorso vale per gli assessori, che comunque non sono accusati di corruzione, quindi le mie decisioni sono queste e sono provvisorie. Se poi domani viene fuori che un assessore è corrotto e si è fatto la casa alle Bahamas con i soldi degli anconetani lo vedremo in quel caso». Poi la Mancinelli fa un’altra considerazione a sostegno della sua decisione.

«Il sistemino di Bonci sarebbe andato a toccare 300mila euro di 35 milioni di opere pubbliche. Sono tantissimi, fa una rabbia infinita, specie a chi, come me, ha fatto di tutto per cercarli, ha messo la faccia in decine di assemblee di quartiere dovendo dire di no, però non posso farmi prendere dalla rabbia e devo decidere in base alle esigenze della città e le informazioni certe che abbiamo oggi»

Gli assessori non si toccano

«Oggi abbiamo una certezza, che gli assessori non sono nemmeno accusati di essere dei criminali» ha detto la Mancinelli. Eppure Bonci è accusato di corruzione ed è innocente tanto quanto gli assessori, che comunque sono accusati di reati mica da poco: omissione d’atti d’ufficio, turbativa d’asta e per Manarini anche la truffa. Ma per il sindaco ad oggi l’unico su cui c’è poco da discutere è Bonci con il suo “sistemino” per cui lei si concentra su quello e non cede neppure quando i giornalisti le chiedono se ha cambiato idea sulla “mela marcia”. «No, continuo a pensarlo perché qui l’unico corrotto all’interno del Comune di Ancona è uno e uno solo». 

Nessuno si è accorto? «Il controllo nelle mani di una sola persona»

Una delle domande che in questi giorni ha attanagliato i cittadini é: ma possibile che Bonci avesse potuto fare tutto da solo? E i dirigenti? «Adesso vi spiego anche questo. Bonci era formalmente direttore operativo di cantiere e contabilizzatore, cioè il funzionario che ricopre una figura di controllo dell’impresa che opera, che dunque deve controllare la quantità lavori perché poi deve contabilizzare. I dirigenti non possono sapere, si fidano del funzionario, come un capitano della Guardia di Finanza si fida del suo sottoposto che redige un verbale di controllo». Ma possibile che nessuno si sia mai insospettito di fronte a tutti quei lavori sotto i 5mila euro? «Ma noi abbiamo, decine, centinaia di microappalti ogni anno. Voi pensati che abbiamo circa 50 scuole, i cimiteri, 50 impianti sportivi, parchi innumerevoli, mercati, uffici comunali, strade, ponti e ognuno di questi ha una manutenzione ordinaria infinita». Insomma la Mancinelli ha spiegato come i dirigenti non potessero insospettirsi di nulla perché, in generale, erano talmente tanti quei pacchetti di micro-interventi che l’uso spropositato fatto da Bonci si perdeva nel mare magnum di tutti gli immobili del Comune».

L’ammissione della Mancinelli

Tutto questo però non significa che non ci sia stato un problema, anzi il sindaco ha ribadito di non avere alcun senso di colpa per aver mandato avanti l’opera del Passetto, ma di sentire il peso della responsabilità politica. «Senso di colpa sui laghetti no, ma che la vicenda segnali la necessità di fare una riflessione per guardare una lezione da cui imparare, questo sì. Ho voglia di imparare per adeguare un’azione amministrativa che non ricada in questa vicenda». 

«Pronti a costituirci parte civile ad un eventuale processo»

E così la Mancinelli guarda agli altri comuni.

«Metteremo in atto strumenti di prevenzione e ci faremo consigliare da altri comuni, chiameremo Ascoli, Torino, Livorno, Napoli, per capire quali strumenti mettere in campo ad Ancona. E non si può pensare che se qualcuno ha subito il furto dei ladri perché non aveva pensato a mettere la porta blindata, allora la colpa è del derubato. Così non si può pensare che la colpa sia del Comune, che è vittima e siamo già pronti a costituirci parte civile ad eventuale processo». 

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