No alla commissione d'indagine, è bufera: «Ora tutti i vostri volti sui manifesti»

Il "no" della maggioranza in consiglio comunale boccia l'istituzione di una commissione d'indagine proposta dalla Lega dopo le ultime vicende giudiziarie. Bufera in aula

Marco Ausili della Lega

Bufera si, sorprese no. Quasi tre ore di dibattito, poi la votazione che ha formalizzato lo stop alla commissione d'indagine in seno a Palazzo del Popolo. La proposta era stata lanciata dalla Lega ed era stata raccolta dalla maggioranza dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Comune di Ancona. La mozione è stata respinta con 17 voti contrari della maggioranza contro i 12 a favore dell’opposizione.

Botta e risposta

«Ora pretendiamo che ogni assessore della giunta e lo stesso sindaco pubblichino l’esito dell’accesso agli atti che dicono di aver fatto e dimostrino tutti di non essere indagati» ha tuonato Daniele Berardinelli (FI), che ha anche lanciato una provocazione: «Volto e nome di chi ha votato 'no' sui cartelloni da 6 metri per 3 in giro per la città». Non meno dure le parole del sindaco Valeria Mancinelli: «Figuriamoci quale terzietà potrebbe avere una commissione presieduta da qualche consigliere di opposizione- ha detto la Mancinelli- aggiorniamo il piano anticorruzione ogni anno, c’è stato un fenomeno patologico perciò questo lavoro richiederà un impegno superiore all’ordinario. Voi però strumentalizzate questa vicenda per spiegare le vostre sconfitte elettorali». Parole che fanno infuriare Stefano Tombolini (60100): «Lei dice questo perché ha paura». Ausili (Leg): «Il sindaco si dimetta e la cittadinanza si prepari a manifestare il proprio dissenso nei confronti di clientelismo e malaffare».

«Miglioriamo questa macchina scassata»

Prima del voto Marco Ausili (Lega), primo firmatario della proposta, ha spiegato i motivi della richiesta: «Verificare insieme quello che non funziona per migliorare la macchina comunale, individuare i lavori fatti parzialmente o non fatti per poter recuperare terreno e far luce su quello che sta accadendo nel corpo della polizia locale. Bocciare la commissione- ha proseguito  Ausili- è l’errore mortale di questa maggioranza». Antonella Andreoli, collega di partito, ha sostenuto che l’istituzione di una commissione è contemplata dalla legge nazionale. Arnaldo Ippoliti (60100) ha ricordato la commissione che nel 2012 fu istituita per le fondazioni e i teatri: «Rispecchiò le volontà dei vari consiglieri, fu propositiva e non denigratoria nei confronti di qualcuno». Angelo Eliantonio (FdI): «Il sindaco ha considerato risibile il fatto che dei politici possano controllare l’operato di altri politici, nonostante ciò sia previsto dal regolamento. Se il sindaco è al di sopra della legge è un problema- ha detto il capogruppo- dovrebbe essere nell’interesse della maggioranza chiarire politicamente quello che è successo, evidentemente non è così e questo è un altro problema. Le vostre intenzioni sono chiare- ha detto rivolgendosi ai banchi di maggioranza- così ci perdiamo tutti, ma soprattutto voi». Francesco Rubini (AIC): «Non vogliamo certo bussare alla porta degli inquirenti e farci dare le carte, non siamo eversivi, vogliamo prendere tutta la documentazione pubblica per metterla in fila e approfondirla». Per Daniela Diomedi (M5S) l’amministrazione è: «una macchina scassata funzionale al padrone del vapore, ma che può essere migliorata. Ritengo che la maggioranza obbedisca a un diktat-dice il capogruppo, che poi rincara la dose- per ogni caffè pagato c’è un disagio del cittadino». Daniele Berardinelli (FI): «La tesi difensiva parla di una mela marcia ma i quattro assessori indagati, anche se non sono accusati di corruzione, devono rispondere di reati gravissimi. Se qualcuno di loro si dovesse dimettere dovrebbe farlo anche il sindaco». Sindaco che, per Stefano Tombolini (60100): «ha costruito una grande macchina di elusione normativa con un modello di gestione non più sostenibile». 

«No commissione, affinare il sistema di controllo»

Le ragioni che hanno portato la maggioranza a bocciare la commissione hanno un unico filo conduttore: non sovrapporsi alla magistratura, piuttosto ispirarsi ad altri Comuni per affinare la macchina dei controlli. Federica Fiordelmondo (Pd): «Anche noi vogliamo chiarezza, ma con le giuste modalità. Possiamo attivare la commissione lavori pubblici per capire come funzionano gli uffici senza toccare i fatti che sta verificando la magistratura, inoltre possiamo confrontare le nostre strategie di controllo con quelle di altri Comuni”. Massimo Fazzini (Ancora x Ancona): «Difficile capire come la commissione non si vada a sovrapporre al lavoro degli inquirenti, si tratterebbe di un intervento intrusivo, aggressivo e con la mancanza di documentazione da esaminare visto che c’è un’indagine in corso. Bisogna spiegare le vele invece verso le molte cose si stanno portando avanti». Claudio Freddara (Pd) risponde a Ippoliti sui teatri: «Non c’era la magistratura che indagava e non c’erano vincoli di segretezza. Cosa bisogna fare? Implementare il piano anticorruzione nei tempi e con i modi opportuni». Lorenzo Morbidoni (Pd) ha invitato a separare l’oggetto della questione: «Ha fallito il soggetto o il sistema? Qui sta passando il concetto che tante molliche sono state messe insieme per formare un'unica pagnotta e io non ci sto». Mirella Giangiacomi (Pd) invita a «non perseguire il gossip», Tommaso Sanna (Ancona Popolare) ritiene che il concetto di commissione proposto dalla maggioranza possa: «andare a colpire trasversalmente anche tanta gente che alle 8 del mattino smarca il cartellino. Inoltre- prosegue il consigliere- i poliziotti hanno portato via interi faldoni che la commissione vorrebbe analizzare, documenti che qui non ci sono. Come si potrebbe fare dunque un’analisi corretta dei fatti?».

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