Commissione Bdm in Regione, la minoranza non vota il suo presidente: rischio lavori

E' scontro dopo l'elezione di Carloni a presidente della Commissione inchiesta sul caso Banca Marche. Nel frattempo vanno a rilento i lavori in assemblea dove c'è voluto più di un mese per iscrivere le mozioni

L'assemblea regionale

Nella Commissione d'indagine per approfondire il crack di Banca Marche, il Partito Democratico vota un presidente della minoranza Mirco Carloni M5S. Ed è protesta di Movimento 5 Stelle, Fratelli d'Italie e Lega Nord che non hanno votato il loro presidente come sarebbe previsto dal regolamento. «Chiediamo che nelle elezioni della commissione la minoranza voti li proprio rappresentante come da regolamenteto, come in tutte le commissioni dal Parlamento in giù» ha spiegato Sandro Zaffiri della Lega Nord. «Il teatrino politico - si legge in una nota stampa delle forze d'opposizione - a cui si è assistito durante la votazione della presidenza della Commissione d'indagine per approfondire il crack di Banca Marche, che ha visto l'elezione di Carloni rappresentante di AP Marche 2020 (Spacca) con il voto fondamentale del PD,  ci ha visti costretti a dimetterci dalla stessa Commissione,  poiché la coerenza politica avrebbe voluto che il presidente venisse eletto con i soli voti delle minoranze. Apprezziamo che il Presidente del Consiglio Antonio Mastrovincenzo voglia chiarire l'iter dell'istituzione della Commissione d'indagine, ma allo stesso tempo chiarisca anche il subdolo appoggio che il PD ha reso a Carloni». E ora i lavori della Commissione sono a richio, almeno finchè non si farà chairezza. 

Nel frattempo vanno a rilento anche i lavori in assemblea regionale dove c’è voluto più di un mese per iscrivere in agenda le mozioni all’ordine del giorno. Mozioni per «far luce su un possibile intreccio tra politica e affari - si legge nella stessa nota  - nonostante il PD voglia far credere che le nostre azioni siano solo dei semplici capricci perché vogliamo con forza tutelare le migliaia di vittime di Banca Marche che si sono visti azzerare il valore delle proprie azioni e obbligazioni subordinate con il decreto Salva Banche. L’amministrazione non si è impegnata in un'azione tempestiva come proposto ed ha impiegato un altro mese ancora per costituire una semplice Commissione d'indagine mentre il Comune di Jesi, dove ha sede Banca Marche, ha istituito mesi fa una Commissione d'inchiesta che è arrivata quasi alla fine del suo iter».

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