CasaPound paga la sala per Di Stefano, stop della Mancinelli: «Le loro posizioni non sono normali»

Chiusura totale alla possibilità che il segretario nazionale del partito di estrema destra tenga un incontro a Palazzo del Popolo: «In Europa ci sono segnali preoccupanti e loro li rappresentano»

A sinistra Di Stefano e a destra la Mancinelli

«L’autorizzazione all’uso della sala non è stata data perché quella è Casapound». Il sindaco Valeria Mancinelli chiude in modo tranciante alla possibilità che il prossimo 7 febbraio il segretario nazionale Simone Di Stefano arrivi a Palazzo del Popolo per lanciare la candidatura alla Camera dei Deputati dell’anconetano Emanuele Mazzieri. Nonostante la richiesta di autorizzazione avanzata ieri dal partito di estrema destra agli uffici comunali per l’utilizzo della sala, con tanto di bonifico pagato per l'uso dello spazio, il sindaco Valeria Mancinelli ha chiuso il discorso con una motivazione politica: «Le posizioni che esprime CasaPound non fanno parte di una normale dialettica di confronto delle idee» ha spiegato il primo cittadino prima di entrare al Circolo della Vela per un dibattito organizzato dal Rotary Ancona-Conero. 

«Vengo dalle iniziative del giorno della memoria e alla domanda che hanno posto molti, cioè su come si sia arrivati ai campi di sterminio, la risposta data da Primo Levi e da tanti altri è che prima era stato sottovalutato il fenomeno. Ci sono segnali preoccupantissimi di questo tipo in Europa e in Italia e non c’è dubbio che CasaPound li rappresenti». La notizia dell’arrivo ad Ancona di Di Stefano era stata messa in circolazione ieri da un volantino che dava per certo l’appuntamento alla sala dell’ex consiglio comunale. La Mancinelli stessa, tramite un post sul suo profilo facebook, aveva da subito bollato la notizia come “falsa”. Dietro non c’è nessuna questione formale: «Ieri c’è stata la richiesta per l’utilizzo della sala, la signora dell’ufficio interessato ha spiegato loro le istruzioni burocratiche su come presentare la domanda - ha spiegato il sindaco - con la loro locandina hanno probabilmente interpretato che dopo aver ottenuto le informazioni di carattere tecnico l’autorizzazione sia stata concessa, ma serviva la firma del funzionario e quell’autorizzazione non è stata data. Non è stata data perché è CasaPound e noi pensiamo di dover dare un segnale forte alla città e all'opinione pubblica». Capitolo chiuso. 

Resta un’ultima domanda: può un’amministrazione comunale rifiutare la concessione di una sala pubblica a un partito riconosciuto legalmente al punto da presentare le proprie candidature alle prossime elezioni politiche? Lo diranno le carte: «Ci saranno i provvedimenti formali, il giuridichese lo vedrete con i provvedimenti quando usciranno» ha chiosato la Mancinelli. 
 

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